26/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ragazzi di strada vittime di abusi e maltrattamenti da parte della polizia

BambiniCarlos e Carminia, poco più che ventenni, del Guatemala. Ad accomunarli un passato di stenti e miseria. Di violenza. Sono entrambi niños de la calle, scappati di casa per sfuggire alla fame, ai maltrattamenti domestici, agli abusi. Finiti a vivere in strada, si sono aggregati a chi, come loro, non sembrava avere altra scelta. E fanno questo tipo di vita da più di dieci anni ormai, sopportando e ingoiando esperienze durissime. Tra queste la tortura da parte degli ufficiali di polizia e delle forze di sicurezza

“E’ normale che ci maltrattino – racconta Carlos -. Per loro i ragazzi di strada non hanno diritti. Ci fermano per un nonnulla. Magari solo perché abbiamo i capelli lunghi o siamo vestiti male. Ci vedono, ci vengono incontro, ne prendono uno a caso e lo accusano di essere un ladro. Lo pestano a mani nude o con i bastoni e se ne vanno. Così. E noi non possiamo che restare in silenzio. Intorno a noi nessuno ci sostiene. La gente crede a loro non a noi. Anche io sono stato picchiato, ma non ho mai potuto replicare: sono un nino de la calle e non ho diritti per loro. Eppure anch’io sono un essere umano!”.

Carlos è nato nei pressi di Amatitlan, in una periferia dissestata, ed è stato cresciuto dal nonno, che lo malmenava continuamente. A sei anni ha iniziato a vivere con sua madre e il compagno. Ancora peggio. Il patrigno era solito prenderlo a bastonate, ogni giorno, e molto spesso violentava le sue tre sorelle. Adesso tutti e quattro vivono in strada.

“Gli agenti di polizia si divertono con noi, ma preferiscono le ragazze. Loro le violentano – racconta Carlos -. Ne abusano sia nelle prigioni che per strada, dietro minaccia di arresto. Ho visto tante giovani donne sottomettersi a loro per evitare di essere portate dentro. E questo mi fa stare così male. Specialmente quando capita alla tua ragazza. Pur vivendo in strada si impara a prendersi cura delle persone care e quando succede loro qualcosa di così brutto e ingiusto è davvero doloroso. Quando la tua fidanzata ti racconta che ha dovuto soccombere ai voleri di un poliziotto per evitare la prigione il senso di rabbia e impotenza è insopportabile”.

E non solo escluse le bambine. “Una di otto anni mi ha confidato che un agente le ha chiesto di guardarla nuda in cambio della libertà. Eppure non ha colpe. Ma i bambini non sanno. E poi possono reagire ancora meno di noi. E se poi la polizia arriva perfino a minacciarli, puntando loro la pistola alla testa… Alcuni li uccidono, pure. Quelli che hanno più paura”. Ma questi inumani passatempi non si esauriscono qui. “A volte ci fermano e ci bruciano le mani con le sigarette – riprende -. A me hanno gettato del solvente addosso e mi hanno picchiato. Solo perché non avevo soldi da darli”.

Adesso, Carlos è aiutato da Casa Alianza Guatemala, che raccoglie e sostiene i niños de la calle con un apposito programma umanitario.

Anche Carminia è sostenuta dal Programma de Rescate di questa associazione e anche lei ha le idee chiare su cosa voglia dire essere torturati.

Vive in strada dall’età di 11 anni. E’ cresciuta in una zona agricola con i suoi genitori adottivi. La matrigna la malmenava, il patrigno la violentava. La calle è stata la sua unica via di fuga. Non sa né leggere né scrivere e spera di riuscire ad abbandonare la vita di strada, un giorno.

“I poliziotti ci lasciano andare solo se andiamo a letto con loro – racconta la ragazza -. Lo fai, e basta. La paura è troppa. Altrimenti trovano un modo qualsiasi per incastrarci: magari ci nascondono un po’ di marijuana nelle tasche e per noi è il carcere”.

Carminia descrive la tortura con immagini semplici quanto spaventose. “La tortura è quando prendono uno di noi, se lo portano lontano lontano, lo bruciano vivo o gli strappano un orecchio o cose del genere. Alcuni dei miei amici li hanno perfino uccisi. Dopo averli torturati però. Ad uno gli hanno cavato gli occhi, strappate le orecchie e poi finito a colpi di macete. Questa è la tortura per noi, niños de la calle”.

Stella Spinelli


 

Categoria: Bambini, Tortura
Luogo: Guatemala
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