06/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Brasile, enormi giacimenti di greggio scoperti dalla compagnia petrolifera statale.

Brasile, enormi giacimenti scoperti nelle acque di fronte al Paese dalla compagnia petrolifera statale Petrobras. Lula destina centinaia di miliardi alla ricerca. Dubbi sulla fattibilità del progetto. I proventi saranno utilizzati per scopi sociali.

 

Se confermata, la scoperta fatta dalla compagnia petrolifera brasiliana Petrobras è senza ombra di dubbio una delle scoperte del secolo. Secondo i dati emersi ultimamente, infatti, la compagnia avrebbe individuato a migliaia di metri di profondità sotto il mare giacimenti di petrolio inimmaginabili che potrebbero catapultare il Brasile nel podio dei maggiori paesi produttori di greggio.
Sarebbero, secondo stime approssimative, oltre 33 miliardi i barili di greggio presenti nei tanti giacimenti brasiliani. Una cifra incredibile che potrebbe sminuire anche le prestigiose riserve venezuelane della Faja del Orinoco, tanto pubblicizzate da Chavez. Ma non è tutto. E' vero, una quantità tale di petrolio tale potrebbe cambiare le sorti di un'economia come quella brasiliana. Potrebbe una volta per tutte rendere il paese assolutamente indipendente e perchè no potrebbe essere una voce autorevole nel bilancio delle esportazioni brasiliane.
Inoltre, negli ultimi tempi la Petrobras, ha investito un miliardo di dollari e compiuto almeno diciotto operazioni di perforazione lungo la costa del paese: in tutti i casi è stato trovato petrolio. Quanto, non è dato saperlo, anche se si suppone che sia molto.

Alcuni giacimenti, infatti, si trovano a tali profondità (quello individuato nelle acque di fronte alla città di Santos, ad esempio, si trova a sei mila metri sotto il livello del mare) che gli esperti non possono quantificare quanto greggio contengano. La conferma arriva dal numero uno di Petrobras, José Sergio Gabrielli, che con soddisfazione ha dichiarato: "Il giacimento della baia di Tupi ha riserve pari a otto miliardi di barili. Non ci è possibile fare valutazioni precise su tutti gli altri giacimenti come Jubarte, Caramba, Jupiter".
C'è un dato da non sottovalutare, però: i benefici di questi giacimenti si potranno vedere solo fra qualche anno.
Forse dieci, dicono in molti. Rinnovare le strutture esistenti, anche se Petrobras è all'avanguardia nel mondo, crearne di nuove e iniziare a pompare al massimo, non è un lavoro semplice nè veloce.

Nonostante queste notizie, che potrebbero apparire positive, il tam tam delle preoccupazioni si è già fatto largo da tempo in rete e c'è preoccupazione per l'uso che l'amministrazione di Brasilia avrà intenzione di farne. E usare il futuro non è solo una comodità giornalistica. Anche se la Petrobras è considerata una delle maggiori compagnie petrolifere del pianeta per via delle sue ottime strutture, macchinari all'avanguardia e progetti di primissimo livello, l'estrazione del petrolio è molto costosa. La maggioranza dei giacimenti, infatti si trova migliaia di metri sott'acqua, nell'oceano atlantico e sotto una coltre di sale (residuo della storia del pianeta) molto spessa. Un'estrazione che risulterebbe difficile e molto costosa. Addirittura per alcuni impossibile e poco redditizia.
Ne abbiamo parlato con un'esperta del settore, Debora Billi
- Dottoressa Billi, cosa ne pensa della scoperta di enormi giacimenti di greggio nelle acque brasiliane?
Le scoperte sono sempre una buona notizia. Bisogna però vedere se le consistenti riserve ipotizzate si riveleranno reali: come si usa dire, finché non arrivi in fondo al pozzo non puoi sapere con certezza se il petrolio c'è davvero. In realtà, per il momento le stime sono basate solo su promettenti formazioni geologiche. Inoltre, non è affatto detto che le odierne scoperte "a macchia di leopardo" si riveleranno poi tutte essere parte di un unico enorme giacimento. Nel 90% dei casi non succede, secondo alcuni esperti.
- L'estrazione del greggio è così semplice come sembra?
Molti dei giacimenti, tutti offshore, si trovano sotto 2 chilometri di acqua, e 5 di strati di rocce e sale (sono detti appunto pre-salt). Si tratta di una sfida immane. Altri sono più superficiali, e forse di più facile accesso. Esistono poche trivelle in grado di arrivare a grandi profondità, e Petrobras ne ha noleggiate l'80%.
- Per quanto tempo potranno durare i giacimenti?
Ammesso che le riserve siano davvero di 33, 50 o 100 miliardi di barili (le stime sono ancora completamente aleatorie), il Brasile potrà farne uso per molti anni. Per quanto riguarda il mondo, però, si tratta solo di qualche mese o anno di consumo, visto che usiamo 1 miliardo di barili ogni 12 giorni. Consideriamo inoltre che non ne verrà estratto più del 40%.
- Potremmo essere utili alla popolazione?
Dipende. Dipende dal tipo di contratto che il governo ha intenzione di stipulare con le compagnie petrolifere. Al momento, il governo brasiliano ha le migliori intenzioni: prendere in mano tutti i diritti di sfruttamento e concederli poi ad alcune compagnie, Petrobras inclusa. I proventi dovrebbero essere destinati al popolo brasiliano, un po' come si è fatto in Norvegia. Resta da vedere però se le dinamiche internazionali glielo consentiranno.
- E da quando?
In genere, quando si fanno gli enormi investimenti necessari per sviluppare nuovi giacimenti, si promette anche un'estrazione rapida. Ricordiamoci però che la Norvegia, con le sue avanzatissime tecnologie, ha dovuto attendere sei anni per vedere il primo barile estratto dal Mare del Nord. Dubito fortemente che la Petrobras riesca a cominciare a produrre dal giacimento di Tupi nel 2010, come annunciato.
- Non c'è forse troppo ottimismo sulla vicenda?
L'ottimismo è obbligatorio, quando si parla di petrolio. Fa parte del business. Gli investimenti necessari sono enormi, e ci vogliono anni prima di vedere un ritorno: occorre promettere molto, e in fretta. Inoltre, il poter annunciare di essere una potenza petrolifera ha un grosso peso sulla scena internazionale.

Alessandro Grandi

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