Ogni anno in occasione del Rosh
Hashanah, il capodanno ebraico, una commissione di giornalisti
sceglie l'uomo “migliore della comunità”. E Meir Dagan, a detta del popolare giornalista
Emanuel Rosen di Channel Two, è l'uomo giusto perché
“taglierebbe con le sue mani le le gole dei terroristi, anche con
un apriscatole”. La scelta del “personaggio dell'anno” ha
destato molte perplessità nell'intellighenzia israeliana.
And the winner is... “Stiamo parlando di un uomo che nella
sua vita ha fatto solo cose buone, di un uomo di azione, nato con il
coltello tra i denti. È diventato famoso per l'abilità
con cui decapitava i palestinesi con un coltello giapponese. Per noi,
lui è l'uomo dell'anno: Meir Dagan, il capo del Mossad”. Con
queste parole, accolte da uno scroscio di applausi, Rosen ha annunciato l'assegnazione
del
premio di “Uomo dell'Anno” da parte di Channel Two, la più
influente e seguita emittente tv del Paese.
Gideon Levy, editorialista del
quotidiano Haaretz, si è chiesto in quale alto paese libero
una commissione, costituita dall'élite del giornalismo
nazionale, avrebbe scelto “un personaggio così oscuro con
le mani sporche di sangue come pochi”. Indirettamente gli risponde,
con ironia, un altro commentatore, Aluf Ben Ahed, il quale sottolinea
“l'immensa esperienza di Dagan e la passione profusa nel tagliare
le teste degli arabi”.
"Killer dell'anno". Ben Ahed ha pubblicato, lo scorso 26
settembre un'inchiesta che ha messo in luce i rapporti tra Dagan e
l'ex premier Ariel Sharon, che nel 2002 lo nominò capo
dell'intelligence israeliana: il loro incontro risale ai primi Anni
'70, quando Sharon era il comandante della regione meridionale e
Dagan il comandante del famigerato squadrone Rimonim che operava per
lo più nella Striscia di Gaza. Ben Kasbit, giornalista di
Maarev – il secondo quotidiano più diffuso -, scrive dei
problemi psicologici accusati da molti soldati costretti da Dagan,
che lo ordinava loro, di uccidere i palestinesi nei modi più
atroci. Secondo Ronin Briegman, giornalista di Ydiot Aharonot esperto
di intelligence, Sharon era irritato dalla gestione precedente del
Mossad a guida Ephraim Helevi. In un'inchiesta pubblicata sul suo
quotidiano lo scorso 7 agosto, Briegman racconta l'insoddisfazione di
Sharon dettata da “una scarsa propensione di Helevi a usare gli
omicidi come strumento dei servizi, cosa che diminuiva notevolmente
la forza e la ricchezza di Israele”.
I meriti di Dagan. È per questo motivo che Dagan fu
chiamato a sostituire Helevi. È grazie a quest'uomo di azione,
dice Levy, se il 12 febbraio scorso l'imprendibile leader di
Hezbollah Imad Mughniyeh è saltato in aria a Damasco; solo con
il suo intervento è stato possibile bombardare il sospetto
sito nucleare in Siria e, infine, non ha “disdegnato qualche
misterioso, quanto inutile, assassinio”. Solo per questi motivi, si
sostiene nella motivazione del premio, “Dagan meriterebbe di essere
premiato almeno 10 volte”. La cosa più terribile, secondo
Levy, è che si tratta dell'unico personaggio in Israele su cui
veglia una sorta di intangibilità: molte attività del
suo passato sono ancora protette dal segreto e dalla censura. “Meir
Dagan è responsabile di gran parte del sangue scorso a fiumi a
Gaza negli Anni '70 e in Libano negli Anni '80”, dice
l'editorialista. Alcuni anni fa due giornalisti condussero
un'inchiesta scioccante su di lui e su ciò che aveva fatto in
Libano. Un'inchiesta che non è stata mai pubblicata. Levy è
convinto che Channel Two abbia ripulito l'immagine di Dagan, rendendo
icona la sua immagine di combattente con il coltello tra i denti, ma,
aggiunge, “hanno solo premiato il killer dell'anno”.
Nicola Sessa