Colombia, manifestazioni indigene represse con la forza dalle forze di sicurezza. Cresce la tensione fra indios e Stato
Scritto per noi da
Anna Costa
Domenica scorsa, mentre a Guatemala City, capitale del Guatemala, migliaia di
indigeni marciavano al grido di “otra America es posible” alla conclusione del Foro Social de Las Americas 2008, in Colombia altri indios,
che rappresentano più di un milione di nativi (sono 84 le etnie colombiane) proponevano
una speranza concreta di cambiamento, dando avvio alla Minga de Resistencia Social y Comunitaria per il rispetto dei propri diritti e per la commemorazione dell’assassinio di
22 compagni indigeni, tre dei quali negli ultimi giorni.

Il Governo colombiano, che pochi giorni prima aveva dichiarato lo stato di
Commocion Interior del paese, ha risposto con violenza alla mobilitazione, sostenendo che l’iniziativa
è appoggiata da membri della Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia)
e che ciò giustifica dure azioni. La popolazione indigena richiede un incontro
urgente con il presidente Uribe al fine di discutere della ratificazione del Tlc
(Trattato di Libero Commercio) avvenuta a porte chiuse con gli Stati Uniti, Canada
e Unione Europea, che causa un ulteriore impoverimento sociale e ambientale. Inoltre,
tra i vari obiettivi della
Minga de Resistencia Social y Comunitaria, si richiede la deroga di alcune riforme costituzionali che ledono gli interessi
indigeni, come la legge sulla privatizzazione dell’acqua e il riconoscimento della
Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite sui diritti indigeni come parte integrante
della legge nazionale.

Si denuncia, inoltre, la politica di repressione imposta dal Plan Colombia e
dalla politica di Sicurezza Nazionale, esigendo al contrario il complimento delle
norme e degli accordi siglati in tutela del diritto indigeno, ma fino ad oggi
ignorati. Come ultimo punto, forse il più importante, la creazione di un’Agenda
del Pueblo condivisa e partecipativa.
Attualmente la zona più colpita dalla repressione dello Stato è il Dipartimento
del Cauca, dove più di 10.000 indigeni hanno bloccato la strada Panamericana.
Come riferiscono le fonti del Cric (Consejo Regional Indigena del Cauca) fino ad oggi il bilancio della manifestazione è stato di 1 morto, 89 feriti
gravi e lo sgombero di otto famiglie dalle proprie case e il tentato stupro di
una minorenne nel territorio di Convivencia da parte del Esmad (Escuadrón Móvil Antidisturbios), organo antisommossa dell’esercito colombiano, e da parte dell’esercito stesso.

La situazione sembra aggravarsi giorno dopo giorno a causa della risposta sempre
più violenta da parte dello Stato colombiano che, al momento, ha accerchiato gli
indigeni. Ieri, a solo 100 km di distanza da La Maria de Piedamò, mentre continua
lo sciopero dei
Corteros de Caña de Azúcar ormai 30 giorni e lo sciopero del
Sindacato de la Registraduría Nacional, il Presidente Uribe ha inaugurato un birrificio nella Valle del Cauca dell’impresa
Bavaria. L’Onic (
Organización Nacional Indígena de Colombia), citando fonti provenienti dal blocco del Cauca, dichiara che ci potrebbero
essere dure operazioni notturne della forza pubblica, come già successo aio di
anni in occasione di una mobilitazione indigena, dove la polizia bruciò e depredò
le proprietà fino al tramonto. Nella giornata di giovedì, per ordine governativo,
la strada Panamericana è stata chiusa dalle 22 fino alle 5 del mattino lasciando
i manifestanti isolati. Venerdì 17 l’Onic e altri differenti movimenti raggruppati
nella
Coalición de Movimientos y Organizaciones Sociales de Colombia (Comosoc), insieme a molte altre organizzazioni giovanili si riuniranno a Bogotà
a sostegno delle migliaia di indigeni nel giorno mondiale per il diritto all’alimentazione.