20/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



"No alla dittattura dell'Occidente. Nessuno ci comprerà per pochi euro". La rabbia della gioventù di Belgrado.
Da Belgrado
Gianluca Ursini 
 
“NE DAMO KOSOVO”, si legge a caratteri cubitali in un graffito in Skladarskjia, il viottolo acciottolato dove la sera i belgradesi si ritrovano a bere sotto i pergolati dei caffè turchi la birra nazionale “Jelen Pivo”, in questa sorta di piccola Montparnasse balcanica.
“Non vi daremo mai il Kosovo” è un sentimento condiviso, anche dai serbi moderati e dalla maggioranza silenziosa che assiste da 85 giorni alle manifestazioni quotidiane del movimento nazionalista “1389” in Republiki Trg (Piazza Repubblica), dove un centinaio di ragazzi e di vecchi nostalgici del regime titino si riunisce per gridare “Prezir Diktaturij”, “fermiamo la dittatura” di Unione europea e liberali. Un sentimento condiviso dai serbi che in questi giorni minacciano di mettere a ferro e fuoco Podgorica, la capitale montenegrina 500 chilometri più a Sud; il Srpsko Narodna Partja (partito Popolare Serbo) con il partito Democratico Serbo e il “Srpsko Tiket” promettono di far cadere il governo del premier Milo Djukanovic se non ritira il riconoscimento del Kosovo che ha fatto infuriare la comunità serba in Crna Gora, pur sempre un terzo della popolazione. Il leader della protesta e del partito popolare serbo, Andrjia Mandic, sta facendo uno sciopero della fame, in attesa che Djukanovic dia una risposta all'ultimatum in scadenza ieri, per ritirare il riconoscimento, venire a rispondere al parlamento di Podgorica e indire un referendum di consultazione popolare sul riconoscimento di Pristina.

Ratko MladicMladic? Ve lo scordate. Igor Marinokovic è un ragazzone di 26 anni, alto 1.90 e 100 chili di peso, il ritratto dell'esuberanza serba, il corpo segnato dalla psoriasi nervosa, vestito come un rockettaro grunge, con una maglietta verde militare col faccione di Ratko Mladic a grandezza naturale. “Gde je znamo... ali da ne damoi...” si legge sulla t-shirt: “sappiamo dove si trova.. ma non ve lo daremo mai!” Igor è il portavoce del ``movimento 1389`` che si riunisce di fronte al Centro culturale di Piazza Repubblica dal 22 luglio, giorno dell`arresto di Radovan Karadzic. Un luogo carico di memoria per i serbi, dalle riunioni del 1998 di Vuk Draskovic, che da destra cercò d'assestare il colpo mortale al decrepito regime di Milosevic, fino alle riunioni del 2000 di `Otpor`, il movimento pro europeo sponsorizzato dalla “Open Society” di George Soros.
Anche sabato scorso si erano ritrovati qui in quattro gatti, meno di 300, mentre l'attenzione dei reparti di “Gendarmarija” radunati in assetto antisommossa con le giubbe rinforzate anti urto che li fanno sembrare soldati di “Star Wars” erano più concentrata sugli scontri tra ultras della Stella Rossa e i tifosi in trasferta a Belgrado per il match Serbia-Lituania, qualificazioni Mondiali.
 
Manifestazione per Radovan KaradzicSerbi, socialisti e fascisti. “Anti-Fa!! Anti-Fa!!” Le bandiere rossonere dell'anarchia sventolano in una dolce serata di fine settimana belgradese, sul corso di Terazjie la tensione si tocca con mano, i negozi dello shopping con le griffe italiane chiudono le serrande, mentre scorrono i 3 mila autoconvocati del gruppo `Nje Nazismu`` per chiedere una Serbia democratica, vicina a Bruxelles e stanca di guerre etniche. Un gruppuscolo di nazionalisti con la testa rasata saluta a braccio teso e inneggia alle milizie `cetniche` del generale “Giga” Draza Mihajlovic, che combatté nel 1944 per la liberazione della Serbia a fianco delle armate pro tedesche. Dal corteo guidato dagli anarchici, che sorprendentemente tengono alte anche bandiere a 15 stelle dell'Unione europea, partono molti fischi e grida d'offesa, ma si evita lo scontro. Da mercoledì 8, quando l'Assemblea Generale dell'Onu ha rimesso alla Corte Iinternazionale di Giustizia il caso dell'indipendenza del Kosovo, per valutare “se corrisponda ai criteri del diritto internazionale”, qui nella capitale di un piccolo paese chiamato Serbia e che un tempo era capitale federale di una grande entità chiamata Jugoslavjia, c'è una manifestazione al giorno: da sinistra contro “i fascisti che hanno trascinato il mio paese in 10 anni di guerre” (urla tra i fischi della manifestazione Miljana Filipovic, studentessa di lingua spagnola, sotto gli emblemi del partito del presidente Tadic), e da destra i movimenti pro nazisti che chiedono di “sterminare i musulmani albanesi”, con la polizia che regolarmente interviene a proibire i loro presidi. Il corteo anti fascista si e' svolto senza scontri sabato, mentre lunedì i gruppuscoli di estrema destra hanno dato luogo a scontri che hanno avuto molto risalto sui media serbi, come la tv 'B92': “Il nostro Paese sta deragliando verso il fascismo?” era la domanda più ricorrente dei giornalisti
 
Republiki TrgL'Occidente non ci interessa. A mantenere il controllo della centralissima Republiki Trg e della passeggiata di Terazjie rimangono solo loro, i ragazzi che sono rimasti al 1389, l'anno della battaglia di Kosovo Poljie, quando l'esercito serbo guidato dal principe Lazar arginò, immolandosi, l'avanzata delle forze ottomane verso il cuore dell'Europa. “Non ce ne frega niente dell'accordo tra Fiat e Zastava: le compagnie occidentali vogliono solo fare affari qui perché col 44 percento di disoccupazione possono offrire salari da fame, più bassi dei 200 euro di media che percepisce un operaio serbo. E le altre multinazionali europee che arrivano qui vogliono solo fare affari perché i russi da un anno ci hanno offerto un trattato di libero commercio e le nostre merci non pagano dazio per arrivare in dogana a Mosca - ribatte preciso Marinkovic a chi gli chiede se quelle bandiere pro-europee non siano più attuali delle loro che chiedono il ``Kosovo je Srbjia`` e inneggiano a “Radovan Karadzic presidente” - Che cosa ci dà l'Unione europea? Assolutamente niente. Repubblica Ceca e Ungheria erano diventate ricche prima dell'adesione alla Comunità e noi ci rimetteremmo soltanto. Non ci conviene entrare in Ue e Nato, tanto più se dobbiamo consegnare i nostri eroi al tribunale internazionale dell'Aja. Esiste qui in Serbia il “Specialny Zud za Ratneslocina”, il tribunale speciale per i crimini di guerra. “Giudicheremo noi Ratko Mladic e Goran Hadzic, il presidente della Repubblica Srpska di Krajina. All'Aja non li vedrete mai”. Mai all'Aja.
 
Il Kosovo è SerbiaGiustizia a senso unico. “Per quale motivo il generale Ratko e Goran dovrebbero andare all'Aja? - si intromette furioso Vladimir Miskovic del settimanale “GeoPolitika” - per dei processi farsa come sono stati quelli di Slobodan Milosevic e come sarà questo a Karadzic? Che ci dite voi europei delle sentenze ridicole a Haradinaj, l'ex premier kosovaro assolto all'Aja nonostante le sue milizie avessero cacciato i nostri connazionali serbi dai villaggi ora in mano agli albanesi? Fateci i nomi di criminali di guerra bosniaci e croati processati all'Aja. Quella Corte e' solo una truffa, ha come principale obiettivo noi serbi. Che ne e' stato di Naser Oric, il signore della guerra musulmano che nei dintorni di Srebrenica tra il '92 e il '95 ha sterminato 3mila serbi? (statistiche smentite dalle Nazioni Unite e dalla Kfor, forza d'interposizione Nato, ndr). Perché nei vostri media europei non parlate di queste cose? Perché non parlate del generale dell'esercito bosniaco Rastin Delic, un musulmano che ha fatto sparare sui villaggi serbi, ma che all'Aja e' stato scagionato perché il fatto non può essere provato? Noi abbiamo processato i nostri criminali di guerra: in questi giorni ci saranno le sentenze contro i comandanti dei gruppi paramilitari “Zvte Osce” e “Skorpions”, che uccisero in Bosnia intorno al 1995, e saranno tutte condanne a minimo 30 anni. Quando vedremo anche un bosniaco musulmano o un croato processato all'Aja per i crimini contro le minoranze serbe, smetteremo le nostre bandiere “No je NATO” e potremo aderire all'Ue".
 
Parole chiave: Gianluca Ursini, kosovo, serbia, mladic
Categoria: Politica
Luogo: Serbia