"No alla dittattura dell'Occidente. Nessuno ci comprerà per pochi euro". La rabbia della gioventù di Belgrado.
Da Belgrado
Gianluca Ursini
“NE DAMO KOSOVO”, si legge a
caratteri cubitali in un graffito in Skladarskjia, il viottolo
acciottolato dove la sera i belgradesi si ritrovano a bere sotto i
pergolati dei caffè turchi la birra nazionale “Jelen Pivo”,
in questa sorta di piccola Montparnasse balcanica.
“Non vi daremo mai il Kosovo” è
un sentimento condiviso, anche dai serbi moderati e dalla maggioranza
silenziosa che assiste da 85 giorni alle manifestazioni quotidiane
del movimento nazionalista “1389” in Republiki Trg (Piazza
Repubblica), dove un centinaio di ragazzi e di vecchi nostalgici del
regime titino si riunisce per gridare “Prezir Diktaturij”,
“fermiamo la dittatura” di Unione europea e liberali. Un
sentimento condiviso dai serbi che in questi giorni minacciano di
mettere a ferro e fuoco Podgorica, la capitale montenegrina 500
chilometri più a Sud; il Srpsko Narodna Partja (partito
Popolare Serbo) con il partito Democratico Serbo e il “Srpsko
Tiket” promettono di far cadere il governo del premier Milo
Djukanovic se non ritira il riconoscimento del Kosovo che ha fatto
infuriare la comunità serba in Crna Gora, pur sempre un terzo
della popolazione. Il leader della protesta e del partito popolare
serbo, Andrjia Mandic, sta facendo uno sciopero della fame, in attesa
che Djukanovic dia una risposta all'ultimatum in scadenza ieri, per
ritirare il riconoscimento, venire a rispondere al parlamento di
Podgorica e indire un referendum di consultazione popolare sul
riconoscimento di Pristina.
Mladic? Ve lo scordate. Igor Marinokovic è un ragazzone
di 26 anni, alto 1.90 e 100 chili di peso, il ritratto
dell'esuberanza serba, il corpo segnato dalla psoriasi nervosa,
vestito come un rockettaro grunge, con una maglietta verde militare
col faccione di Ratko Mladic a grandezza naturale. “Gde je znamo...
ali da ne damoi...” si legge sulla t-shirt: “sappiamo dove si
trova.. ma non ve lo daremo mai!” Igor è il portavoce del
``movimento 1389`` che si riunisce di fronte al Centro culturale di
Piazza Repubblica dal 22 luglio, giorno dell`arresto di Radovan
Karadzic. Un luogo carico di memoria per i serbi, dalle riunioni del
1998 di Vuk Draskovic, che da destra cercò d'assestare il
colpo mortale al decrepito regime di Milosevic, fino alle riunioni
del 2000 di `Otpor`, il movimento pro europeo sponsorizzato dalla
“Open Society” di George Soros.
Anche sabato scorso si erano ritrovati
qui in quattro gatti, meno di 300, mentre l'attenzione dei reparti di
“Gendarmarija” radunati in assetto antisommossa con le giubbe
rinforzate anti urto che li fanno sembrare soldati di “Star Wars”
erano più concentrata sugli scontri tra ultras della Stella
Rossa e i tifosi in trasferta a Belgrado per il match
Serbia-Lituania, qualificazioni Mondiali.
Serbi, socialisti e fascisti. “Anti-Fa!! Anti-Fa!!” Le bandiere
rossonere dell'anarchia sventolano in una dolce serata di fine
settimana belgradese, sul corso di Terazjie la tensione si tocca con
mano, i negozi dello shopping con le griffe italiane chiudono le
serrande, mentre scorrono i 3 mila autoconvocati del gruppo `Nje
Nazismu`` per chiedere una Serbia democratica, vicina a Bruxelles e
stanca di guerre etniche. Un gruppuscolo di nazionalisti con la testa
rasata saluta a braccio teso e inneggia alle milizie `cetniche` del
generale “Giga” Draza Mihajlovic, che combatté nel 1944
per la liberazione della Serbia a fianco delle armate pro tedesche.
Dal corteo guidato dagli anarchici, che sorprendentemente tengono
alte anche bandiere a 15 stelle dell'Unione europea, partono molti
fischi e grida d'offesa, ma si evita lo scontro. Da mercoledì
8, quando l'Assemblea Generale dell'Onu ha rimesso alla Corte
Iinternazionale di Giustizia il caso dell'indipendenza del Kosovo,
per valutare “se corrisponda ai criteri del diritto
internazionale”, qui nella capitale di un piccolo paese chiamato
Serbia e che un tempo era capitale federale di una grande entità
chiamata Jugoslavjia, c'è una manifestazione al giorno: da
sinistra contro “i fascisti che hanno trascinato il mio paese in 10
anni di guerre” (urla tra i fischi della manifestazione Miljana
Filipovic, studentessa di lingua spagnola, sotto gli emblemi del
partito del presidente Tadic), e da destra i movimenti pro nazisti
che chiedono di “sterminare i musulmani albanesi”, con la polizia
che regolarmente interviene a proibire i loro presidi. Il corteo anti
fascista si e' svolto senza scontri sabato, mentre lunedì i
gruppuscoli di estrema destra hanno dato luogo a scontri che hanno
avuto molto risalto sui media serbi, come la tv 'B92': “Il nostro
Paese sta deragliando verso il fascismo?” era la domanda più
ricorrente dei giornalisti
L'Occidente non ci interessa. A mantenere il controllo della
centralissima Republiki Trg e della passeggiata di Terazjie rimangono
solo loro, i ragazzi che sono rimasti al 1389, l'anno della battaglia
di Kosovo Poljie, quando l'esercito serbo guidato dal principe Lazar
arginò, immolandosi, l'avanzata delle forze ottomane verso il
cuore dell'Europa. “Non ce ne frega niente dell'accordo tra Fiat e
Zastava: le compagnie occidentali vogliono solo fare affari qui
perché col 44 percento di disoccupazione possono offrire
salari da fame, più bassi dei 200 euro di media che percepisce
un operaio serbo. E le altre multinazionali europee che arrivano qui
vogliono solo fare affari perché i russi da un anno ci hanno
offerto un trattato di libero commercio e le nostre merci non pagano
dazio per arrivare in dogana a Mosca - ribatte preciso Marinkovic a
chi gli chiede se quelle bandiere pro-europee non siano più
attuali delle loro che chiedono il ``Kosovo je Srbjia`` e inneggiano
a “Radovan Karadzic presidente” - Che cosa ci dà l'Unione
europea? Assolutamente niente. Repubblica Ceca e Ungheria erano
diventate ricche prima dell'adesione alla Comunità e noi ci
rimetteremmo soltanto. Non ci conviene entrare in Ue e Nato, tanto
più se dobbiamo consegnare i nostri eroi al tribunale
internazionale dell'Aja. Esiste qui in Serbia il “Specialny Zud za
Ratneslocina”, il tribunale speciale per i crimini di guerra.
“Giudicheremo noi Ratko Mladic e Goran Hadzic, il presidente della
Repubblica Srpska di Krajina. All'Aja non li vedrete mai”. Mai all'Aja.
Giustizia a senso unico. “Per quale motivo il generale Ratko e
Goran dovrebbero andare all'Aja? - si intromette furioso Vladimir
Miskovic del settimanale “GeoPolitika” - per dei processi farsa
come sono stati quelli di Slobodan Milosevic e come sarà
questo a Karadzic? Che ci dite voi europei delle sentenze ridicole a
Haradinaj, l'ex premier kosovaro assolto all'Aja nonostante le sue
milizie avessero cacciato i nostri connazionali serbi dai villaggi
ora in mano agli albanesi? Fateci i nomi di criminali di guerra
bosniaci e croati processati all'Aja. Quella Corte e' solo una
truffa, ha come principale obiettivo noi serbi. Che ne e' stato di
Naser Oric, il signore della guerra musulmano che nei dintorni di
Srebrenica tra il '92 e il '95 ha sterminato 3mila serbi?
(statistiche smentite dalle Nazioni Unite e dalla Kfor, forza
d'interposizione Nato, ndr). Perché nei vostri media europei
non parlate di queste cose? Perché non parlate del generale
dell'esercito bosniaco Rastin Delic, un musulmano che ha fatto
sparare sui villaggi serbi, ma che all'Aja e' stato scagionato perché il fatto
non può essere provato? Noi
abbiamo processato i nostri criminali di guerra: in questi giorni ci
saranno le sentenze contro i comandanti dei gruppi paramilitari “Zvte
Osce” e “Skorpions”, che uccisero in Bosnia intorno al 1995, e
saranno tutte condanne a minimo 30 anni. Quando vedremo anche un
bosniaco musulmano o un croato processato all'Aja per i crimini
contro le minoranze serbe, smetteremo le nostre bandiere “No je
NATO” e potremo aderire all'Ue".