04/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.4 - 2005 dal 28/1 al 4/2
Israele-Palestina - Il 28 Shaul Mofaz, ministro della Difesa israeliano, ha ordinato ai militari di cessare le operazioni nelle zone della Striscia di Gaza dove si sono schierate le forze armate palestinesi. Un altro segnale positivo della ripresa del dialogo tra Israele e Palestina. Lo stesso giorno viene rilasciato Jihad Maassimi, elemento di spicco delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, arrestato la settimana prima a Nablus. Il rilascio rientra in un quadro più grande di accordi sui prigionieri politici palestinesi in Israele. Il 30, a Gerusalemme, 130 mila persone hanno manifestato contro il governo Sharon e il suo piano di disimpegno dalla Striscia di Gaza. Ad opporsi allo sgombero degli insediamenti ebraici nei Territori Occupati sono soprattutto i coloni, la destra israeliana e una parte del clero religioso ebraico. Il 31 Abu Mazen ha incontrato i leader di Hamas e Hezbollah, ma l'incontro non ha dato i risultati sperati e le due organizzazioni non hanno preso impegni ufficiali sulla fine della lotta armata. Il 2 il ministro della Difesa d'Israele Shaul Mofaz e Mohammed Dahlan, ex capo della sicurezza palestinese, nell'ambito della rinnovata collaborazione tra israeliani e palestinesi seguita all'elezione di Abu Mazen, hanno annunciato la nascita di una commissione congiunta che esaminerà i casi dei palestinesi ricercati. Dal settembre del 2000, data d'inizio della Seconda Intifada, sono morti 3663 palestinesi e 981 israeliani.
 
Iraq - Il 28, a Baghdad, a causa dell'esplosione di un'autobomba sono morti 4 civili iracheni. Il 29 vengono arrestati Saleh Salman Idris Matar al-Loheibi, Ali Hammad Yassin al-Izzawi e Anad Mohammed hamid al-Qas. I tre uomini sono ritenuti luogotenenti di al-Zarqawi e, secondo le autorità irachene, la loro cattura avvicina il momento dell'arresto di al-Zarqawi. Il 30 è la giornata del voto per gli iracheni in patria e per quelli che vivono in 14 paesi all'estero. Una persona è morta e altre due sono rimaste ferite per l'esplosione di un'autobomba a un check-point a Baghdad. Nel giorno delle elezioni sono stati 13 gli attentati suicidi in tutto il Paese e almeno 35 le esplosioni in Iraq. Il bilancio della giornata del voto parla di 36 morti tra i civili e almeno 100 feriti. Sono 10 i militari britannici morti. Volavano con un c-130 quando un razzo anti-aereo ha colpito il loro apparecchio. Secondo gli organizzatori delle elezioni ha votato una percentuale tra il 60 e il 75 per cento degli aventi diritto, ma per i risultati ufficiali bisognerà aspettare almeno 10 giorni. Il 31, a seguito di una rivolta nel carcere di Camp Bitta, i militari Usa hanno ucciso 4 detenuti iracheni. Il 2 i sunniti denunciano l'irregolarità delle elezioni e annunciano il proseguire delle violenze. Lo stesso giorno, a Kirkurk, sono assassinati 12 soldati iracheni. Dall’inizio del  conflitto, sono 1.608  i militari morti e 17842 le vittime civili stimate.
 
rift valleyZimbabwe127 detenuti di un carcere nella città di Bulawayo sono morti per il sovraffollamento delle celle. Lo ha reso noto l'organizzazione Law Society of Zimbabwe, che ha condotto uno studio sulle prigioni del Paese. Secondo l'organizzazione, nel carcere di Khami, costruito per ospitare 650 persone sarebbero quasi 1200 i detenuti. Il sovraffollamento nelle carceri e le pessime condizioni igieniche in cui sono costretti i detenuti sarebbe la causa di numerose malattie, tra cui la tubercolosi e la scabbia. Tutte le vittime sarebbero morte lo scorso anno, ma la notizia è trapelata solo ora.
 
Kenya18 persone sono morte nelle ultime due settimane nella Rift Valley per quella che si potrebbe definire una vera e propria guerra dell’acqua tra Maasai e Kikuyu nella regione. All’origine degli scontri che hanno generato la lunga serie di ritorsioni ci sarebbe la decisione di un agricoltore Kikuyu di deviare il corso di un fiume per irrigare il proprio campo. Questo ha scatenato l’ira dei pastori Maasai, che lamentano di non poter far abbeverare il proprio bestiame.

 
Colombia - Il 29 gennaio, nel Caño Seco, nella zona del Curvaeadó, i paramilitari hanno assassinato Pedro Murillo, leader di una comunità contadina. Il 1 febbraio, un attacco a sorpresa delle Farc contro un reparto di fanti di Marina sul litorale del Pacifico, nel dipartimento meridionale del Nariño, ha provocato 15 morti e 25 feriti.  Il 2 un altro attacco delle Farc, nella provincia meridionale del Putomayo, ha causato la morte di 8 soldati. Negli scontri è morto anche un civile.

Filippine
- Il 3 febbraio la polizia ha ucciso 3 presunti membri del New People’s Army (NPA) nella città costiera di Orion. Altri cinque ribelli sarebbero riusciti a scappare in seguito allo scontro a fuoco. Il conflitto tra i guerriglieri comunisti dell’NPA, collegato al Partito Comunista delle Filippine (CCP), e le truppe governative dura dal 1990.
 
Nepal - Nell'est del Paese, la scorsa settimana i guerriglieri hanno ucciso 23 soldati. Il 30 gennaio un militare è stato assassinato nel distretto di Dhanusha, a 250 chilometri da Kathmandu, la capitale. Sempre nell'est del regno himalayano, il 31 gennaio l'esercito nepalese ha ucciso 14 ribelli maoisti che avevano attaccato un posto di blocco. Lo scontro è durato più di sei ore e si è svolto in un'area remota in mezzo alla foresta. Il primo di febbraio il re Gyanendra ha licenziato il governo e assunto pieni poteri. E’ stato proclamato lo stato d’emergenza e imposto un bando semestrale di tutti gli articoli critici verso il re. I maoisti hanno ordinato uno sciopero generale: il dialogo tra i ribelli e il nuovo esecutivo di dieci ministri, scelto e guidato dallo stesso sovrano, sembra sempre più lontano. In Nepal si combatte dal 1996 e finora ci sono state 10.000 vittime.
 
indiaIndia - E' di 10 civili uccisi il bilancio degli attacchi compiuti tra il 30 e il 31 gennaio dai ribelli nel Kashmir Indiano, mentre si stavano svolgendo le elezioni municipali. Nella notte di domenica alcuni separatisti islamici hanno lanciato granate contro una casa nel distretto meridionale di Doda e causato la morte di 3 fratelli musulmani (di cui due minorenni) e della loro madre. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite. Un altro attacco a una famiglia musulmana da parte di uomini armati sospettati di essere ribelli separatisti, è avvenuto nel vicino distretto di Anantnag: il proprietario è rimasto ferito, mentre la moglie e il figlio hanno perso la vita. Nella capitale del Kashmir Indiano, Srinagar, i ribelli hanno ucciso anche 1 imprenditore musulmano. Nella stessa notte i militari indiani hanno ucciso 3 membri di un gruppo guerrigliero. I ribelli hanno dichiarato di voler boicottare il voto perchè secondo loro non rappresenta un esercizio di autodeterminazione.
 
Afghanistan - Sembra ormai certo che forze speciali Usa e agenti Cia stiano operando oltre confine, nella regione pachistana del Sud Waziristan, a fianco dell’esercito locale nella guerra contro le roccaforti dei guerriglieri talebani. Oltre a partecipare ai combattimenti, gli uomini Usa passano le coordinate alla propria artiglieria in Afghanistan per dirigerne i tiri contro gli obiettivi talebani. Intanto in Afghanistan le mine continuano a uccidere: 16 persone solo questa settimana. Il 29 gennaio un mezzo dell’esercito afgano è saltato su una mina anticarro a sud di Kandahar, nella zona di confine di Spin Boldak: 9 soldati sono rimasti uccisi. Il giorno dopo, nella stessa zona, un’altra mina piazzata a bordo strada ha fatto esplodere un furgone che trasportava civili, uccidendone 5, tra cui un bambino.
Contemporaneamente, dalla parte opposta dell’Afghanistan, nei pressi di Jalalabad, 2 guerriglieri talebani sono morti mentre piazzavano una mina, esplosa per errore. Sono 33 i morti dall’inizio del 2005: 2 soldati Usa, 18 soldati afgani e 8 guerriglieri talebani e 5 civili. Nel 2004 i morti sono stati 1.124.
 
Cecenia (Russia)Il leader degli indipendentisti ceceni, l’ex presidente Aslan Maskhadov, ha ordinato a tutti i guerriglieri ceceni di cessare il fuoco fino al 22 febbraio. Sembra che anche il sanguinario Shamil Basayev abbia accettato lo stop alle azioni militari contro i russi. Un ‘gesto di buona volontà’, dicono i ceceni. Un bluff propagandistico secondo i russi. Nella settimana trascorsa si è andata aggravando la situazione nei distretti montani del sud-est, dove l’artiglieria russa ha effettuato intensi bombardamenti sulle aree rurali attorno a Shali e soprattutto attorno a Vedeno. Molti civili sono rimasti feriti e molte abitazioni e mezzi sono stati danneggiati. Inoltre proprio a Vedeno sono arrivati nei giorni scorsi centinaia di miliziani delle formazioni cecene kadyrovite filorusse, che hanno effettuato rastrellamenti e azioni di intimidazione nei confronti della popolazione civile. Sempre in zona, a Nozhai-Yurt, il 27 gennaio le forze russe hanno attaccato una base della guerriglia uccidendo 6 ribelli. Il giorno dopo, 9 militari russi sono stati uccisi quando il loro mezzo è saltato su una bomba telecomandata piazzata dai guerriglieri separatisti a Alkhan-Yurt, nei pressi di Urus-Martan. Ancora il 2 febbraio, una serie di agguati della guerriglia nel sud della Cecenia e alla periferia di Grozny ha causato la morte di 6 soldati russi.
 
Cabardino-Balcaria (Russia) - Anche questa piccola repubblica russa confinante con la Cecenia sta lentamente scivolando in un conflitto tra forze russe e gruppi guerriglieri indipendentisti di matrice islamica.  Dopo gli scontri dell’8 gennaio a Nazran, capitale dell’Inguscezia, e quelli del 15 gennaio a Makhachkala, capitale del Daghestan, il 27 gennaio è stata la volta di Nalchik, capitale della Cabardino-Balcaria. Centinaia di soldati delle forze speciali russe hanno ingaggiato una battaglia di cinque ore nel centro della città contro alcuni militanti del gruppo indipendentista musulmano Yarmuk che si erano asserragliati in un condominio. L’edificio è stato preso a cannonate e a colpi di granata. Sotto le macerie degli appartamenti distrutti sono stati trovati i cadaveri di 7 ribelli. 
Categoria: Guerra
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