Due anni di Lula. L'opinione di un brasiliano, avvocato e attivista di diritti umani
Scritto per noi da
Augusto de Paula*

Sono trascorsi già due anni dall’insediamento di Lula.
In questi due anni molte cose sono già cambiate. È necessario però comprendere
le difficoltà incontrate dal Governo Federale. In Brasile, una federazione composta
da 26 grandi Stati, i cambiamenti avvengono lentamente a causa della grande estensione
del suo territorio, cambiamenti che non sempre vengono percepiti dalla popolazione,
sopratutto per quanto riguarda la sicurezza e la salvaguardia dei diritti individuali.
A questo si aggiunge la condotta individualista degli stati membri della federazione,
che per il fatto di essere in maggioranza diretti da governi di destra, entra
in rotta di collisione con la politica adottata dal governo centrale.
Lula dopo la vittoria alle elezioni del 3 ottobre 2002, fragorosamente confermata
al secondo turno, disse che “la speranza ha vinto la paura” ed è questa una grande
verità. Continuiamo però ad affermare che è anche vero che i nostri sogni e le
nostre speranze continuano a rimanere in piedi.
Tutte le difficoltà derivate dalla politica economica adottata dal governo durante
i due primi anni non hanno comunque interferito con il proseguimento della lotta
per i diritti umani in Brasile. Il rapporto stabilito dal governo di Lula con
i rappresentanti della società civile organizzata assume adesso una nuova connotazione.
La condotta che esso ha avuto è senz’ombra di dubbio di impegno e rispetto nei
confronti delle lotte del popolo.
I movimenti sociali sono rispettati e trattati come partner attivi del governo.
Il MST, per esempio, continua la lotta, solleva critiche alla lentezza del governo
per quanto riguarda la messa in atto della riforma agraria, continua con le occupazioni
ma si siede a tavolino con i rappresentanti del nuovo governo per negoziare. Il
Movimento viene ora riconosciuto come organizzazione popolare, rappresentante
dei lavoratori rurali senza terra, e non più come un manipolo di delinquenti,
una squadriglia di banditi. Non viene più considerato, per lo meno dal governo
federale e da Lula, come un caso di polizia. Si tratta di un cambiamento qualitativo
del tipo di trattamento che lo Stato riservava al movimento sociale.

Uno dei primi gesti di Lula subito dopo il suo insediamento nel gennaio del 2002
in veste di Presidente della Repubblica è stato proprio partecipare al Forum Sociale
di Porto Alegre. In quella sede Lula ha confermato le promesse fatte in campagna
elettorale che sono poi il fulcro del suo intero programma politico, del PT –
Partido dos Trabalhadores e dei movimenti sociali.
Durante questi due anni si sono fatti enormi passi in avanti nella lotta, molte
cose sono state conquistate e numerose sono state le vittorie delle organizzazioni
e dei movimenti popolari.
Lula ha creato la Segreteria Nazionale dei Diritti Umani, attribuendo status di Ministro al Segretario Nazionale. La sua scelta è ricaduta su Nilmário Miranda.
Ex prigioniero politico, Deputato Federale del Partito dei Lavoratori, ha sempre
lottato per i diritti umani. È stato presidente della Commissione dei Diritti
Umani del Congresso Nazionale e comprende quindi molto bene la necessità non solo
di appoggiare la lotta, ma soprattutto di creare una cultura dei Diritti Umani
nel Paese.
Il Brasile ha ratificato tutte le convenzioni internazionali per la salvaguardia
della libertà, indipendenza ed autonomia dei popoli. La Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo, La Dichiarazione dei Diritti del Bambino e dell’Adolescente,
La Convenzione Internazionale Contro la Tortura sono alcuni esempi. Ciò assicura
anche la partecipazione ed il rispetto del governo nella lotta interna contro
la violenza e la mancanza di rispetto dei diritti dell’uomo.

Questa visione del governo ha alimentato le discussioni sulle proposte avanzate
di federalizzazione dei crimini contro i diritti umani e il loro conseguente passaggio
alla giurisdizione della Giustizia Federale, garantendo in questo modo che tali
crimini non rimangano impuniti. La tortura ha cominciato a essere considerata
un crimine orrendo e conseguentemente imprescrittibile e non sottoponibile a cauzione.
Si parla naturalmente dell’apertura degli archivi della dittatura militare per
poter conoscere e prender coscienza della lunga notte (1964 a 1985) abbattutasi
sul Brasile e sul popolo brasiliano.
Per la prima volta nella nostra storia si stanno processando dei poliziotti per
crimini di tortura, pratica che era già diventata parte della cultura poliziesca
nel Brasile dopo il colpo di stato militare nel 1964. Sappiamo che la tortura
era utilizzata come metodo di investigazione, entrando a far parte del quotidiano
sia nei commissariati che nelle prigioni di tutto il paese.
Ciò non significa che abbiamo vinto la lotta e la battaglia contro l'impunità
e la violazione dei diritti umani. Ci sono tre casi emblematici nello stato di
Bahia, che fanno persino parte di denunce internazionali. Natur de Assis Filho,
ex-prigioniero politico del regime militare, ambientalista, presidente del Partido
Verde e poeta, assassinato dai fratelli Ivan e Laurito Eça Menezes nel 2001. Ariomar
Rocha nel 1998 e José Raimundo Aras anch’esso nello stesso anno. In tutti questi
casi gli assassini e i mandanti sono noti, ma non sono stati ancora puniti e continuano
a rimanere in libertà, perseguendo coloro che lottano contro la violenza e l’impunità.
Due anni or sono, cinquantaquattro milioni di brasiliani hanno deciso che un uomo
venuto dal seno del popolo, originario del nordest del Brasile, migrante e operaio
era il vero rappresentante degli esclusi e dei sognatori. Oggi continua ad essere
il Lula, il compagno di sempre, colui che non ha abbandonato il suo popolo.
Possiamo quindi affermare che, dopo due anni in carica del nuovo governo, di
fatto la speranza ha sconfitto la paura, che molte cose sono cambiate, ma che
la lotta continua e Lula rappresenta ancora i nostri sogni e la nostra speranza
in giorni migliori.