13/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Infuria l'odio religioso: 140 morti in un anno, mille gli sfollati
La 'soluzione' è una sola: la forza. Intensificare la vigilanza, i pattugliamenti, il controllo, per contrastare le violenze contro i cristiani. A protezione della comunità di Mosul, l'area più pericolosa per la minoranza religiosa irachena, il governo aumenterà le forze di sicurezza.
 
Posto di blocco in IraqUna dozzina di morti. Solo così, nelle intenzioni del primo minstro Al Maliki, si potranno fronteggiare i gruppi islamici radicali, come i Combattenti di Al Qaeda o quelli dello Stato islamico iracheno, che, con intimidazioni, attentati, omicidi, hanno diffuso il terrore tra i cristiani di Mosul. Dai 13 ai 15 cristiani sono stati uccisi negli ultimi giorni nella città, e numerose le famiglie che hanno deciso di fuggire al nord. Nel febbraio scorso, l'arcivescovo della comunità caldea, Paulos Faraj Rahno, è stato rapito, e il suo corpo senza vita ritrovato settimane dopo.
 
Bambini iracheniL'esodo. Gli attacchi hanno motivazioni di carattere sia religioso che politico. Volantini anti-cristiani sono comparsi in città negli ultimi giorni. Sabato scorso uomini armati hanno fatto esplodere tre case di proprietà di cristiani nel quartiere di al-Sukar. Le case erano vuote: almeno mille famiglie sono fuggite dalla provincia di Ninive, un esodo che, secondo il governatore Duraid Kashmulah, è destinato a continuare, se non ad aumentare. "La responsabilità è degli uomini di al Qaeda - ha spiegato -, loro e i loro seguaci vogliono distruggere le relazioni tra la gente di Mosul, una città conosciuta per la sua tolleranza religiosa". Secondo alcuni, dietro gli omicidi dei cristiani vi è un'evidente matrice politica. La comunità ha protestato vivacemente quando il Parlamento ha approvato una legge regionale che eliminava le quote per le minoranze religiose. Un vescovo caldeo, Gabriel Gordiz Toma, ipotizza che tali attacchi avvengano anche per indebolire la comunità in vista delle elezioni. Il vescovo sostiene che almeno 350 famiglie hanno trovato rifugio nella sua diocesi, a Tilkef, e che 50 di loro sono costrette a vivere in chiesa. "Se l'America vuole davvero la pace e la democrazia in Iraq - sostiene il prelato -, deve prima di tutto garantire la sicurezza per i civili".
 
I più colpiti dalle persecuzioni. La popolazione irachena è costituita per il 97 percento da musulmani. Al 65 percento sono sciiti, al 32 percento sunniti. Il restante 3 percento è composto da cristiani e altre minoranze. La maggior parte dei cristiani iracheni sono caldei, rito orientale che riconosce l'autorità papale. Altri appartengono invece alla chiesa cattolica assira, protestante. I più colpiti dalle persecuzioni sono sono stati i caldei (oltre 120 vittime), seguiti dagli ortodossi (oltre 40) e poi cattolici, assiri, anglicani e armeni.

Luca Galassi

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