10/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Colombia è in stato di emergenza per lo sciopero del settore giudiziario. Altro che conflitto interno...
La Colombia è in stato di emergenza. Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha firmato ieri sera un decreto per l'introduzione in tutto il paese dell'Estado de conmocion, una misura eccezionale che durerà 90 giorni, prorogabili fino a 270 salvo parere contrario del Senato o della Corte Costituzionale, che ha due mesi di tempo per valutare la misura. L'intervento di Stella Spinelli
 
Scritto da
Stella Spinelli
 
 
Leggendo queste prime righe, a chi di politica colombiana un po' ne sa, viene probabilmente da pensare a un riacutizzarsi del conflitto interno che da oltre 40 anni la sta martoriando. Chissà, le Forze armate rivoluzionarie colombiane hanno innescato una serie di attacchi a postazioni strategiche statali e c'è bisogno di misure eccezionali per placarne la furia (come successe nel 2002, pochi giorni dopo l'arrivo di Uribe a Palazzo Narino); oppure i paracos, in combutta con i narcos, stanno mettendo a ferro e fuoro interi villaggi e c'è bisogno di misure eccezionali per sedarne la violenza. Macché, niente di tutto questo, fatti che ormai sono routine nel paese andino.
 
Alvaro UribeA far scattare le misure eccezionali in nome della sicurezza del Paese è, udite! udite!, lo sciopero del settore giudiziario, che dura ormai da cinque settimane. "Gli oltre 35 giorni di sciopero hanno provocato una grave perturbazione dell'ordine pubblico e sociale, dato che l'amministrazione della giustizia non sta funzionando con normalità", ha fatto sapere il governo. Quindi si corre ai ripari, dando innanzitutto piena facoltà al Consiglio superiore della magistratura di sostituire quei giudici che non assolveranno alle loro funzioni, nominandone altri ad hoc. Una manovra voluta fortemente da Uribe e proprio per questo ancor più scioccante. E' nota la grave crisi che da mesi ha lacerato i rapporti tra il potere esecutivo e il giudiziario. A scatenarla, lo scandalo della parapolitica, che, dopo aver fatto terra bruciata attorno al presidente stesso, lo ha visto direttamente coinvolto in molti casi con la conseguente apertura di un vero e proprio procedimento a suo carico. Da qui, il conflitto fra il presidente e i giudici della Suprema Corte è diventato guerra aperta. Dato che 73 parlamentari sono processati dalla Corte Suprema per legami con i gruppi paramilitari e il crimine organizzato, e 3 congressisti e vari ministri del gabinetto presidenziale per corruzione, di tutta risposta, il ramo giudiziale colombiano si è visto colpito da costanti attacchi dell’Esecutivo, fino al tentativo del governo di riformare la Giustizia col fine di intaccarne indipendenza e capacità d’indagine.
 
prigioneLeggendo quanto deciso oggi a Palazzo Narino attraverso questa lente interpretativa viene dunque spontaneo il sospetto che Uribe abbia visto in questa questione una ghiotta occasione per sferrare un fatale attacco ai quei giudici "nemici giurati" che per primi hanno appoggiato lo sciopero in atto, scaturito principalmente da questioni salariali. I tentativi fatti dal governo per mettere fine allo sciopero, infatti, sono miseramente falliti perché portati avanti senza convinzione, e le attuali misure estreme sono arrivate senza esitare.
E fra chi grida all'incostituzionalità dei decreti e chi li difende, Uribe si trincera dietro ai numeri: secondo la polizia, durante lo sciopero hanno recuperato la libertà 2.720 prigionieri. Fra questi, gente accusata di omicidio, lesioni personali, furto e traffico di stupefacenti. Secondo la Presidenza, dunque, è questo, più di ogni altra cosa, che turba l'ordine pubblico e sociale della Colombia, lo stop dell'amministrazione della giustizia, il quale attenta alla stabilità nazionale, alla sicurezza e alla convivenza cittadina. Altro che gli oltre trecentocinquantamila morti ammazzati, i quattro milioni di sfollati interni, le migliaia di vittime da mina antiuomo e la corruzione in ogni grado della sfera politica. Lo stato di diritto non lo lede la guerra, né tanto meno la parapolitica sua complice, ma i giudici e i suoi portaborse. Parola di Uribe.
 
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