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La Libia ha deciso di ritirare fondi per sette miliardi di dollari dalle banche
svizzere e di interrompere la cooperazione economica e le forniture petrolifere
alla confederazione elvetica. La decisione è stata comunicata all'agenzia libica
Jana da un anonimo funzionario del ministero degli Esteri. Ufficialmente è stata
motivata con un non meglio specificato "cattivo trattamento" che diplomatici e
uomini d'affari libici riceverebbero "nel cantone di Ginevra". Di certo, le nuove
misure rientrano nello scontro innescato dall'arresto il 15 luglio scorso a Ginevra
del figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Hannibal, e della moglie incinta
per il presunto maltrattamento di due dipendenti dell'albergo. Le nuove misure
resteranno in vigore fino a quando "non saranno stati spiegati i motivi che hanno
causato questi comportamenti", ha spiegato la fonte del ministero. La Svizzera
importa dalla Libia 2,5 milioni di tonnellate di greggio all'anno, pari al 20
percento del fabbisogno energetico del Paese. La Tamoil, che ha confermato i rifornimenti
alle raffinerie "in Italia e Germania", ha peraltro circa 330 stazioni di rifornimento
nella confederazione.