Premiato l'ex presidente finlandese, mediatore in Kosovo e Aceh. Dopo il suo più grande fallimento
Erano tre anni che Martti Ahtisaari veniva dato tra i papabili vincitori del
premio Nobel per la pace. Alla fine l'ex presidente finlandese, mediatore dei
negoziati di pace nella provincia indonesiana di Aceh e delle trattative per lo
status del Kosovo, è stato insignito dell'ambito riconoscimento nell'anno in cui
il favorito non era più lui. Nell'annunciare la sua scelta, il comitato del Nobel
di Oslo ha deciso di premiare il 71enne Ahtisaari “per i suoi importanti sforzi,
in diversi continenti e per oltre un trentennio, per risolvere i conflitti internazionali”.
Una vita dietro le quinte, al tavolo delle trattative, paradossalmente coronata
dal più prestigioso riconoscimento individuale dopo un fallimento, quello della
mediazione sul Kosovo.

Presidente della Finlandia dal 1994 al 2000, a coronamento di una carriera diplomatica
e politica iniziata a fine anni Sessanta, dal novembre 2005 Ahtisaari è stato
l'inviato speciale delle Nazioni Unite nei negoziati per lo status della provincia
serba a maggioranza albanese, che dal 1999 era amministrata dall'Onu. Il diplomatico
finlandese - che aveva già partecipato alle trattative tra Nato e Yugoslavia durante
i bombardamenti - ha lavorato per anni dal suo ufficio di Vienna per mediare tra
serbi e kosovari, proponendo infine un piano di indipendenza del Kosovo approvato
anche dalla Serbia e dalla Russia. Ma l'opposizione di Belgrado e il prolungarsi
dei negoziati hanno pian piano indebolito il suo piano, alla fine rimasto sulla
carta. Nel 2007, mentre Unione Europea, Stati Uniti e Russia si accordarono per
rilanciare i negoziati sotto nuova forma, Ahtisaari disse che considerava conclusa
la sua missione. Nel febbraio di quest'anno, infine, i leader kosovari hanno dichiarato
l'indipendenza unilateralmente, ottenendo il riconoscimento solo di parte della
comunità internazionale - gli Stati Uniti e la maggioranza dei paesi dell'Unione
Europea, ma non la Russia.
Molto meglio era andata nelle trattative per terminare la guerra in Aceh, la
provincia indonesiana più occidentale dell'arcipelago, dove un movimento ribelle
combatteva da trent'anni per l'indipendenza da Jakarta. Grazie agli sforzi di
Ahtisaari, guerriglieri e governo hanno trovato un accordo per una maggiore autonomia
della regione e una più equa distribuzione dei profitti delle risorse naturali,
ponendo fine a un conflitto costato circa 15.000 morti.

Nelle prime dichiarazioni dopo aver appreso di aver vinto, dicendosi “soddisfatto
e grato” per il riconoscimento, Ahtisaari ha menzionato l'indipendenza della Namibia
come il risultato più importante della sua carriera. Sul suo operato da commissario
Onu nel paese africano, alla fine degli anni Ottanta, rimangono però alcune
pagine poco chiare. Dopo il ritrovamento di fosse comuni risalenti al 1989-90, Ahtisaari
è stato criticato per l'impotenza o la scarsa volontà di indagare sui combattimenti
tra milizie speciali sudafricane e combattenti indipendentisti namibiani.
La scelta di Ahtisaari è una sorpresa, perché stavolta i pronostici erano tutti
per un Nobel assegnato a un dissidente cinese. Il ragionamento era: nell'anno
delle Olimpiadi di Pechino, il comitato avrebbe voluto ricordare che in Cina i
diritti umani continuano a essere calpestati, premiando uno degli attivisti finiti
in carcere. In particolare, si guardava a Hu Jia, condannato per le sue campagne
per i diritti civili, la protezione dell'ambiente e i contagi di Aids per le trasfusioni
di sangue infetto. Anche l'avvocato per i diritti umani Gao Zhisheng era dato
come uno dei favoriti. Ma le decisioni del comitato di cinque membri, che mantengono
un riserbo esemplare fino all'annuncio della decisione, negli ultimi anni hanno
sempre sfidato ogni pronostico. Soprattutto, criticano alcuni osservatori, hanno
evitato prese di posizione politicamente scomode. Così quest'anno, lontano dai
riflettori com'è nel suo stile, alla fine l'ha spuntata Ahtisaari. L'ex presidente
finlandese ritirerà il premio a dicembre, compreso un assegno da 10 milioni di
corone svedesi (poco più di un milione di euro), che ha già detto di voler impiegare
per finanziare il suo Crisis Management Institute (Cmi), impegnato della mediazione
dei conflitti.