09/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il debito pubblico statunitense è così grande, che non si riesce più a contarlo. Almeno, così succede a New York. In una crudele coincidenza di tempi, mentre a Washington il Congresso approvava in fretta e furia il piano di salvataggio da 700 miliardi, il contatore digitale del debito pubblico esposto da quasi vent'anni a Times Square è andato in tilt. Quando la cifra ha superato quota 10.000 miliardi, è improvvisamente finito lo spazio per contare le 14 cifre, che intanto continuano a correre. Tanto che ora si sta già progettando un nuovo contatore.

Il contatore di Times Square, a New YorkLa soglia dei “10 trillions” è stata sfondata il 30 settembre, mettendo in crisi lo schermo che dal 1989 ricorda ai newyorchesi il debito pubblico, all'epoca di circa 2.700 miliardi. Come stratagemma provvisorio per contenere il totale, i proprietari del contatore hanno cancellato dalla prima casella a sinistra il simbolo del dollaro, che ha lasciato spazio all' “1” dell'interminabile cifra. La $, per il momento, è stata aggiunta all'esterno con un metodo artigianale. Douglas Durst, figlio dell'inventore del display, ha intenzione di installare un nuovo contatore con spazio per altre due cifre. Il che porterebbe la capacità a 100mila miliardi di dollari, una cifra che nessun americano si augura mai di vedere.

Il piano da 700 miliardi appena approvato dal Congresso, secondo alcuni economisti, potrebbe far presto arrivare il debito pubblico statunitense a 11.000 miliardi. I salvataggi delle banche hanno un costo enorme a breve termine: è previsto che il prossimo deficit di bilancio statunitense raggiunga il 7 percento del prodotto interno lordo (i Paesi dell'Unione Europea, seguendo i limiti del Trattato di Maastricht, non dovrebbero superare il 3 percento). Ma per quanto il debito pubblico sia salito a dismisura negli otto anni dell'amministrazione Bush, l'enorme cifra di 10.000 miliardi va messa in prospettiva, tenendo conto della ricchezza prodotta nel paese. Quel debito, infatti, corrisponde a “solo” il 70 percento del Pil statunitense. Alla fine del suo secondo mandato, Bill Clinton era riuscito a far scendere quel rapporto al 57 percento. Ma in Italia, dove il rapporto debito/Pil è del 104 percento, non abbiamo granché da vantarci.
 

Alessandro Ursic

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