Intervista al professor Emilio Barucci, Politecnico di Milano, redattore di nelmerito.com

“La crisi delle Borse è legato
a due elementi: una crisi di fiducia legata al sistema finanziario,
originata dai mutui subprime Usa, e la paura che alcuni istituti
finanziari si possano trovare senza liquidità e con la
conseguente necessità di ricapitalizzazione. Il sistema, se va
in crisi, porta con sé il rallentamento per le aziende, che
non crescono. La seconda considerazione: questa situazione di crisi
che ha origine nelle banche, porta a un clima di sfiducia nei
risparmiatori, che vedono coinvolto tutto l'investimento finanziario
e sono portati a vendere i propri titoli azionari”.
Per quanto riguarda la liquidità
nel sistema economico: siamo già in emergenza?
“Nella mia esperienza un evento del
genere non si è mai verificato. Siamo in una crisi di fiducia
riguardo a investimenti e risparmi. Il sistema bancario si basa sulla
fiducia. Questa è venuta meno, a mio avviso, per ragioni
ingiustificate, ma il dato è, comunque, che è venuta
meno. L'intervento dei governi che hanno assicurato fino a 100mila
euro per i fondi di garanzia è una misura per placare gli
animi: bisogna usare tutti i mezzi per invitare le persone alla
responsabilità. Non perché rimangano poi con il cerino
in mano, ma perché se si alimenta la crisi tutti andranno a
ritirare i propri depositi, con effetti drammatici.
Nelle scorse ore il governo di
Londra ha deciso di nazionalizzare parzialmente le più grandi
banche del Paese e di immettere decine di miliardi di sterline nel
sistema del credito per evitarne il collasso. Che ne pensa?
“Su questa situazione tendo a
eliminare tesi ideologiche. Ma sicuramente siamo alla fine di un
certo modo di intendere il 'fare banca'. C'è una crisi
effettiva dell'efficacia e della regolazione del sistema bancario,
del tutto inefficace. Per l'Italia, però, il dato è che
abbiamo avuto il sistema bancario interamente privatizzato, con un
processo di efficienza e redditività veramente positivi. Le
banche italiane sono più solide di altre. Detto questo:
sicuramente si va verso un intervento massiccio da parte dello Stato
sotto forma di acquisto di titoli tossici o con la Banca
centrale, come negli Usa, che presta direttamente denaro. Penso che
sia bene che gli Stati si assumano la responsabilità politica,
entrando nel capitale delle banche, come in Inghilterra. E sarebbe
bene che anche in Italia ci fosse una dichiarazione in questo senso,
anche se la banche sono forti”.
Chi pagherà il prezzo di
questa enorme crisi?
“I cittadini non hanno nulla da
temere sul fronte dei loro depositi. Possono avere dei problemi se
hanno investito in azioni, anche se dipende dai singoli titoli. Il
discorso più complesso è per il futuro: con queste
iniezioni massicce di liquidità degli Stati si andrà
per forza a peggiorare la situazione del debito pubblico. Saranno i
cittadini a pagare il conto, chi più e chi meno. Ma è
un problema che gli Stati nazionali avranno nel futuro”.
Resta comunque il fatto che il conto
a carico del contribuente è stato causato da prodotti
finanziari speculativi non regolamentati.
“Certo che si graverà sulle
tasse dei contribuenti per colpa dei prodotti finanziari marci. In
Italia tutto questo potrebbe non avvenire. Si tenga conto, però,
che lo Stato italiano e inglese, se mettono i soldi, potrebbero anche
fare buoni affari, se le banche recupereranno. La lezione è
che di fronte a una crisi sistemica come questa, il Mercato non ce
l'ha fatta ed è toccato allo Stato intervenire".