Il segno meno è il
simbolo della sfiducia ormai assodata da una sequenza impressionante
di scivoloni e crolli delle Borse in tutto il mondo. E quella parola,
sfiducia, è la chiave per capire che l'intero sistema è
in bilico. Il
mercato non ce l'ha fatta, ha fallito in maniera
tanto più evidente, tanto più gli Stati si apprestano a
intervenire. Il caso eclatante è quello britannico: banche nazionalizzate, mentre
la banca centrale Usa, la Fed si
appresta per la prima volta nella storia a operare nei crediti
diretti alle imprese, senza passare, cioè, da intermediari
bancari.
Nelle telefonate agli economisti e agli
operatori di Borsa c'è un'espressione ricorrente: “Non si
era mai visto nulla di simile”. Di qui anche la difficoltà
dei più seri analisti di sbilanciarsi sulle cure da cavallo
che vengono presentate e ampiamente comunicate, anche perché
il meccanismo che muove la fiducia reagisce soprattutto agli stimoli
delle notizie.
I fatti sono ormai noti: i
prodotti finanziari che si sono accumulati senza trasparenza e
possibilità di controllo hanno gonfiato per anni una bolla
che, al momento dell'implosione, ha provocato una crisi di liquidità
senza precedenti. Il concetto di liquidità è
fondamentale per capire quali siano i rischi che sta correndo
l'economia internazionale: senza liquidità non c'è
denaro per investire, senza investimenti le aziende riducono la
produzione e si apre la via dei licenziamenti. Una crisi sociale e
occupazionale genera riduzione dei consumi, imboccando decisamente la
strada della più dura recessione.
Debito pubblico. Ciò che
tocca direttamente i singoli cittadini, anche quelli che non giocano
in Borsa o non hanno semplicemente investito in azioni, è il
fatto che ora spetta al pubblico, allo Stato, intervenire con
massicce iniezioni. Una cura che va ad aggravare il capitolo del
debito pubblico del singolo Paese. E il debito pubblico, alla fine,
significa che ogni singolo contribuente dovrà mettere del suo:
non si sa ancora come, non si sa chi sarà più o meno
colpito. Come, del resto, non si sa ancora se il nuovo protagonismo
degli Stati in questa partita avrà o meno un effetto benefico
una volta passata la crisi. In Italia tutto ciò è
legato all'ipotesi che ci sia una parziale nazionalizzazione del
sistema bancario, oggi totalmente privato. Anche se le condizioni di
salute italiane sono migliori, e di molto, rispetto a quelle di altri
Paesi del Vecchio Continente.
Conti correnti garantiti. Su una
cosa convergono analisti ed economisti: il singolo correntista, chi
ha i propri risparmi in banca, può ragionevolmente dormire
sonni tranquilli: non c'è nulla al momento che faccia pensare
che ci siano problemi o rischi inaspettati. I fondi di garanzia, in
Italia e in Europa, dicono che la situazione è sotto
controllo. Per questo si moltiplicano gli appelli, che volentieri
amplifichiamo, sul mantenere saldi i nervi, senza incrinare quel
rapporto di fiducia che intercorre sempre fra chi deposita il proprio
denaro in istituto di credito e chi si impegna a custodirlo
rendendolo disponibile a richiesta. Se quella fiducia si dovesse
incrinare, con corse agli sportelli in base a un panico a oggi
immotivato, sarebbe il disastro assoluto. Non è il momento di
pensare alle piastrelle o al materasso di casa, soprattutto se non si
vuole che si generi un meccanismo autodistruttivo, anche per i propri
risparmi.