09/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri armati, rastrellamenti e civili in fuga in Ossezia del Sud

SoldatoDopo settimane di tensione crescente dovuta ai proclami georgiani sulla "necessità di ristabilire il controllo governativo sulla regione separatista dell'Ossezia del Sud anche ricorrendo all’uso della forza", seguiti da poco rassicuranti movimenti di truppe e da infuocati scambi di accuse tra le due parti , la situazione è precipitata all’alba dell’altro ieri, 7 luglio. Le forze georgiane facenti parte del contingente di pace misto russo-georgiano (dispiegate in Ossezia dalla fine del conflitto separatista del 1992) hanno fermato un convoglio di dieci camion militari del contingente russo. Due di questi erano carichi di armi e munizioni: sono stati confiscati e portati in Georgia in quanto “carico non autorizzato” sospettato di essere destinato alle forze separatiste ossete appoggiate dalla Russia. Sembra che i militari russi siano stati anche malmenati e derubati dai soldati georgiani.

I comandi russi e il Cremlino si sono infuriati, affermando che quel materiale bellico era destinato a una nuova base del contingente di pace di cui i georgiani erano a conoscenza e che quindi questa azione è stata una grave provocazione del tutto inopportuna in un momento così teso. Mosca ha quindi chiesto l’immediata restituzione delle armi confiscate, ricevendo però un netto rifiuto da parte del governo georgiano, il quale ha ribadito di non essere mai stato avvertito di questa consegna e di essere fermamente convinto che quelle armi erano per le forze separatiste ossete. “Non permettiamo e non permetteremo più l’arrivo in Ossezia di carichi d’armi di provenienza russa”, ha dichiarato il presidente georgiano Saakashvili. “Non vogliamo che cittadini georgiani vengano uccisi dalle armi russe”.

E ieri mattina le forze separatiste sono passate all’azione, occupando i villaggi osseti abitati dalla minoranza georgiana e attaccando le postazioni del contingente di pace georgiano in varie zone della regione. Circa duecento miliziani osseti hanno fatto irruzione nel villaggio di Vanati, presidiato da una cinquantina di soldati georgiani: data la superiorità numerica e il rischio di un combattimento tra le case del villaggio, i georgiani si sono arresi per poi venire arrestati e portati come prigionieri nelle carceri militari della capitale osseta, Tskhinvali. I miliziani osseti hanno poi iniziato un rastrellamento nel villaggio alla ricerca di armi. Poco dopo, sulla vicina strada che collega i villaggi georgiani di Kurta e Tamarasheni, nella gola di Liakhvskoye, le forze separatiste hanno attaccato un checkpoint dei soldati georgiani, che questa volta hanno risposto al fuoco. Sembra non vi siano state vittime. Vari combattenti di entrambe le parti sono invece rimasti feriti in un altro scontro armato, avvenuto nei pressi di Tskhinvali.

I villaggi dell’Ossezia del Sud abitati dalla minoranza georgiana si stanno rapidamente svuotando. Intere famiglie impacchettano le loro cose e, stipati a bordo di auto e furgoni, scappano verso la madrepatria georgiana, verso la regione di Shida Kartli. Scappano da una guerra che ancora non è stata dichiarata e che la diplomazia internazionale cerca ancora di scongiurare, ma che nelle ultime ore sembra diventata una realtà. Il conflitto latente tra il governo centrale georgiano, capeggiato dal presidente filo-americano Mikheil Saakashvili, e il governo separatista dell’autoproclamata repubblica dell’Ossezia del Sud, guidata dal presidente Eduard Kokoity, appoggiato da Mosca, rischia di arrivare a un punto di non ritorno.

“La guerra è l’unico modo che Kokoity ha per mantenere in piedi il suo regime criminale, ma noi non cadremo nella trappola”, ha dichiarato ieri sera il ministro degli Interni georgiano Vano Merabishvili. “Sapevamo che avrebbe cercato di provocarci, quindi eravamo pronti a quello che è accaduto. Il governo georgiano è preparato per fronteggiare questa situazione evitando di farsi coinvolgere in un conflitto armato”. “La situazione è estremamente tesa e un’ulteriore escalation provocherebbe un grosso problema per la Georgia”, ha detto l’ambasciatore russo a Tbilisi, Vladimir Chkhikvishvili. “C’è solo una via d’uscita: il dialogo”.

Enrico Piovesana

 

Categoria: Guerra
Luogo: Georgia