Anna Politkovskaya, la tredicesima giornalista a essere uccisa - il 7 ottobre
2006 -sotto l'era Putin, lavorava per la Novaya Gazeta.
Un giornale scomodo, come purtroppo pochi nel panorama mediatico russo acquiescente allo zar.

Aveva seguito il conflitto ceceno per sette anni, denunciando minacce, incarcerazioni,
trasferimenti forzati, torture, avvelenamenti, assassinii. Ma soprattutto la sofferenza
di un intero popolo, schiacciato dal pugno di ferro dei servizi segreti russi,
delle truppe federali, delle forze ribelli e delle milizie fedeli al Cremlino.
Le sue denunce, indirizzate soprattutto contro l'allora Primo ministro e oggi
presidente Ramzan Kadyrov, le costarono la vita.
Tre uomini andranno alla sbarra per omicidio: Sergei Khadzkhikurbanov, ex ufficiale
di polizia del Direttorato contro il crimine organizzato e i fratelli Ibragim
e Dzhabrail Makhmudov. Il quarto indiziato, Pavel Ryaguzov, ex ufficiale dei servizi,
ha visto l'accusa ridotta a estorsione e abuso d'ufficio. Il mandante dell'omicidio
- che alcuni, tra cui anche il pubblico ministero del caso Politkovskaya, Petros
Garibyan, individuano nel leader ribelle ceceno Khozh Akhmed Nukhayev - rimane
tuttavia ancora ignoto.
Poichè il caso contiene materiale segreto, e un ufficiale dell'Fsb vi è coinvolto,
l'udienza si svolgerà in un tribunale militare. Il figlio di Anna Politkovskaya,
Ilya, in una conferenza stampa tenutasi nella sede di Reporters sans frontieres
a Parigi, ha espresso la propria preoccupazione sul possibile divieto per pubblico
e stampa di prendervi parte. L'udienza militare si terrà entro i prossimi dieci
giorni.
La Russia è oggi il terzo Paese più pericoloso del mondo per chi svolge la professione
giornalistica. Con i recenti omicidi del redattore di opposizione Magomed Yevloyev
in Inguscezia dell'anchorman televisivo Telman Alishayev in Dagestan, il prezzo
pagato dagli operatori dell'informazione è salito a 16 vittime dal 2000. Solo
in un caso, quello del collega della Politkovskaya alla Gazeta, Igor Domnikov,
i killer sono stati incarcerati. I mandanti rimangono impuniti.