Una crisi senza precedenti o una finestra di opportunità? Man mano che l'emergenza
finanziaria si sposta da Wall Street all'Europa, gettando ombre fosche anche sul
futuro economico dell'Asia, gli analisti cominciano a chiedersi che effetto avrà
la crisi sul continente più trascurato dalla finanza globale: l'Africa. Il continente
sarà trascinato giù dal crollo del corso delle materie prime, oppure gli investitori
troveranno un rifugio sicuro in un mercato vergine e non contaminato dai titoli
"tossici"?

Se durante gli anni '80 e '90 l'Africa aveva subìto pesantemente i contraccolpi
delle crisi nel mondo ricco, stavolta i segnali provenienti dal continente nero
sono contrastanti: certo, l'indice della Borsa di Johannesburg, la maggiore dell'Africa
per capitalizzazione, ha perso il 40 percento dall'inizio dell'anno, mentre quello
di Nairobi è calato del 25 percento. E anche la Nigeria, il principale produttore
sub-sahariano di petrolio, ha conosciuto un drastico calo degli investimenti.
Ma alcuni analisti pensano che la crisi potrebbe permettere all'Africa di guadagnare
parte del terreno perduto nei confronti del resto del mondo. Gli esempi non mancano:
la crescita economica del continente nel 2008 rimane buona; alcune Borse, come
quella ghanese, sono salite del 60 percento dall'inizio dell'anno. E le banche
sudafricane assicurano che la tempesta dei
toxic assets, che tanti fallimenti sta provocando nel Vecchio e nel Nuovo Continente, non
colpirà il Paese.
Un ottimismo non condiviso dal leader della Comunità Economica degli Stati dell'Africa
Occidentale (Ecowas), Mohamed Ibn Chambas, secondo cui il continente subirà due contraccolpi: il
crollo del corso delle materie prime, frutto della minore domanda mondiale e dalle
cui esportazioni dipende molta parte dell'economia africana, e un calo degli investimenti
dato dal credit crunch, la mancanza di liquidi sui mercati che l'amministrazione Usa sta tentando di
risolvere con un piano di recupero da centinaia di miliardi di dollari.
Ma non tutti la pensano come Chambas. In un recente meeting sulla competitivitià
svoltosi in Uganda, alcuni esperti hanno ipotizzato uno scenario diverso: probabilmente
l'economia tradizionale africana soffrirà l'onda lunga della crisi, ma i mercati
finanziari africani, estranei alla crisi dei mutui e ai prodotti finanziari "tossici",
potrebbero diventare un rifugio sicuro per gli investitori. O, ancora meglio,
una foresta vergine da esplorare con la prospettiva di ottimi guadagni nel breve
termine.

Paradossalmente, l'arretratezza finanziaria del continente potrebbe aver messo
l'Africa al riparo dalla crisi. La poca dimestichezza delle banche con i prestiti,
la difficoltà nell'ottenerli, i pochi strumenti finanziari e lo scarso uso delle
carte di credito avrebbero infatti favorito un comportamento più conservatore
da parte di investitori, operatori finanziari e semplici consumatori. Caso quasi
unico nel mondo, i prestiti concessi dalle banche sudafricane sono coperti per
circa il 98 percento dai risparmi dei clienti. "E' la prova che in Africa le banche
sono ancora istituti di risparmio più che di investimento", spiega a
PeaceReporter l'economista
Ed Kutsoati, docente presso la
Tufts University di Boston. Che la cosa sia un bene o un male, lo dirà l'ampiezza dell'attuale
crisi internazionale. Ma per qualche settimana la finanza africana può permettersi
di guardare il resto del mondo dall'alto in basso.