05/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Georgia, con il placet degli Usa, minaccia un intervento in Ossezia del Sud

Check pointColonne di carri armati e di camion pieni di soldati georgiani stanno affluendo ai confini della repubblica separatista dell’Ossezia del Sud. Il nuovo presidente georgiano Mikheil Saakashvili sembra seriamente intenzionato a ricorrere alla forza militare per proseguire nella sua opera di ‘restaurazione dell’integrità territoriale’. Ieri mattina il comandate delle forze armate georgiane ha dichiarato che “l’esercito è pronto a intervenire con la forza per riportare l’Ossezia del Sud sotto il controllo governativo”. Migliaia di soldati e centinaia di mezzi sono stati dispiegati negli ultimi giorni lungo la frontiera di questa regione a maggioranza russa, separatasi dodici anni fa dopo aver vinto, con l’aiuto di Mosca, una breve ma sanguinosa guerra civile.

Da allora l’Ossezia del sud è formalmente autonoma. L’ex presidente georgiano Eduard Shevardnadze aveva adottato una politica di dialogo con le autorità separatiste di Tskhinvali. Il suo successore, salito al potere lo scorso inverno in seguito ad una pacifica rivolta popolare orchestrata dagli Stati Uniti, ha scelto invece la linea dura, per riportare tutte tre le regioni autonome georgiane sotto l’autorità di Tbilisi: Abkhazia, Ossezia del Sud e Ajaria.

Il mese scorso Saakashvili è riuscito a vincere senza colpo ferire la prima battaglia: quella per l’Ajaria. La minaccia di un intervento armato è bastata per convincere il leader ajaro Aslan Abashidze a fuggire in esilio in Russia. Ma questa seconda partita appare più difficile da giocare poiché la dirigenza autonomista osseta è determinata a non cedere di un passo e Mosca ha già fatto capire di non essere disposta a lasciare anche questo suo ‘protettorato’ nelle mani di un uomo considerato un fantoccio dell’amministrazione Bush. A preoccupare non sono tanto i toni minacciosi del Cremlino, che ha parlato di “azioni provocatorie” che potrebbero dare luogo a “violenze e spargimenti di sangue”. E’ difficile, infatti, che i soldati russi di stanza in Ossezia come truppe di pace si mobilitino in caso di scontri armati. Ma non è escluso che Mosca ricorra a ‘forze irregolari’ e a forme di intervento militare indiretto attraverso altre repubbliche ‘satelliti’.

Suonano inquietanti, in questo senso, le dichiarazioni del leader della Transnistria, minuscola regione della Moldavia orientale che dalla guerra di secessione del 1992 è una repubblica autonoma di fatto, controllata dalla mafia russa che l'ha trasformata in un porto franco per traffici di armi e droga. Igor Smirnov, presidente della Transnistria, ha annunciato: “Se la Georgia deciderà per un’azione militare contro i nostri fratelli osseti, noi daremo il nostro massimo sostegno militare all’Ossezia del Sud. Con questa repubblica, così come con l’Abkhazia, abbiamo firmato un trattato militare di mutuo soccorso in caso di aggressione, e intendiamo rispettarlo”. Queste belligeranti dichiarazioni non possono essere state fatte senza l’assenso di Mosca, che da dodici anni esercita su questa piccola regione un protettorato di fatto.

Dall’altra parte, sulla mobilitazione delle truppe georgiane, si allunga invece l’ombra di Washington. Negli ultimi due anni gli istruttori militari statunitensi hanno addestrato le forze armate georgiane. E secondo Eduard Kokoity, presidente dell’Ossezia del Sud, “gli istruttori americani sono direttamente coinvolti anche nelle operazioni militari georgiane attualmente in corso”. Questo forse non risponde al vero, ma non c’è dubbio che le mosse del presidente georgiano Saakashvili siano ispirate dall’amministrazione Usa, decisa a eliminare ogni fattore di instabilità in un paese d’importanza strategica. Il prossimo anno infatti verrà inaugurato il grande oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che, attraversando il territorio georgiano, pomperà il petrolio del Mar Caspio verso i mercati occidentali.

Enrico Piovesana


 

Categoria: Guerra
Luogo: Georgia