03/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel duello tv non è arrivato il colpo che cambia la sfida. E questo va bene ai Democratici
Ha fatto meglio l'inesperta candidata presentata come una frana, ma che ha evitato scivoloni clamorosi confermando di saper bucare il video come pochi? O ha prevalso un vecchio volpone della politica di Washington, che ha dosato competenza e carisma riuscendo a non far intravedere il suo disprezzo per l'ignorante parvenue ma risultando un po' troppo "politico"? Il duello tra Sarah Palin e Joe Biden non ha tradito le attese. E anche se è finito sostanzialmente in parità, in attesa dei primi sondaggi, in definitiva ogni telespettatore americano avrà visto nei due candidati lo stile e la sostanza che più gli stanno a cuore. Più che da quelli che parlano, dipende tutto dalle priorità di chi ascolta.

Sarah Palin. Se il confronto era il più atteso duello tra aspiranti vicepresidenti della storia, lo si doveva alla presenza di Sarah Palin. Sconosciuta da qualsiasi americano al di fuori dell'Alaska fino a 35 giorni fa, per la vice di McCain questa era la prima vera occasione per presentarsi al grande pubblico. In precedenza, aveva dimostrato di saper tenere in pugna la folla ai comizi, ma aveva anche dato una disastrosa immagine di sé nelle uniche due interviste concesse alle tv. E a forza di venir presentata come la vittima sacrificale del dibattito con Biden, alla fine non ha deluso. O meglio: ha confermato i suoi punti di forza, riuscendo a svicolare con eccellente savoir faire televisivo dalle potenziali trappole. Ha parlato guardando in camera dal primo istante, col suo accattivante sorriso da ex reginetta di bellezza e la presenza in video di una ex commentatrice sportiva. In alcune occasioni, però, ha tradito la sua inesperienza. Come quando non è riuscita a terminare un intervento perché era finito il tempo, nonché in momenti in cui sembrava più concitata che competente.
Ha iniziato con piglio deciso sull'economia, esitando un po' sulla politica estera. Considerando che avrà (forse) localizzato l'Iraq e l'Afghanistan sulla mappa solo nei giorni scorsi, però, non ha però commesso gravi gaffe. Detto questo, ha parlato per slogan. Sempre gli stessi quattro-cinque, ripetuti ossessivamente, andandoli a cercare anche quando la domanda richiedeva un'altra risposta. E cercandoli sui suoi appunti anche mentre parlava Biden, dato che lo sguardo cadeva spesso sul podio. In sostanza, il suo messaggio è: John McCain e io siamo dei maverick, anticonformisti non sempre in linea col partito; in Iraq e in Afghanistan dobbiamo vincere, anche per i nostri soldati; la crisi economica è colpa dell'avidità e della corruzione di Wall Street; Obama vuole alzare le tasse, noi vogliamo tagliare le spese; io sono una hockey mum, vengo dalla classe media e parlo direttamente alla gente, non a voi giornalisti con le vostre domande trabocchetto; fidatevi di noi, riporteremo l'America al posto che le compete.

Joe Biden. Anche Joe Biden era atteso al varco. Ha sempre avuto fama di gran parlatore, ma anche troppo: il suo più grande difetto, dicevano prima che venisse scelto da Obama come vice, è che è innamorato della sua voce. Nessuno nega la sua esperienza negli affari del mondo, dato che è presidente della Commissione Esteri al Senato, ma è anche considerato come “il solito politico” da milioni di americani. Si temeva che il suo eccessivo autocompiacimento, e magari un atteggiamento paternalistico verso la Palin, risultassero fastidiosi agli occhi dei telespettatori, o addirittura offensivo verso le donne. Ma dato il personaggio, di meglio nel duello non poteva fare.
Ha alternato pillole di esperienza a messaggi rivolti all'americano medio, è sembrato un convincente scudiero di Obama, ha dato in sostanza l'impressione di sapere quello che dice. Ha ripetuto alcune frasi con voluta enfasi, come sa fare Bill Clinton, parlando direttamente ai telespettatori. Soprattutto, ha trattato la Palin da pari a pari. Non le ha lasciato campo dopo i suoi affondi, rispondendole colpo su colpo con argomenti convincenti. A volte, però, ha esagerato nel “politichese”: troppi dati, troppi aneddoti sui lavori del Senato, stroppiano. Al contrario della Palin, è sembrato progredire con il passare dei minuti: all'inizio guardava solo la moderatrice, poi ha preso fiducia e ha alternato sguardi alla giornalista con convinti discorsi dritti alla telecamera. Nonostante la misteriosa capacità di passare da uno sguardo teso a un sorriso a 32 denti in un istante, a volte ha però tradito preoccupazione. Guardava sempre la Palin, mentre lei parlava. Ma ogni tanto, più che rispettarla, sembrava temerla davvero.
  
Nessun k.o. Da nessuno dei due, insomma, è arrivato il colpo che cambia la sfida verso la Casa Bianca. Ma dato che gli ultimi sondaggi assegnano a Obama-Biden nove punti di vantaggio su McCain-Palin, un dibattito senza chiari vincitori in fondo favorisce i due democratici. La Palin non è sprofondata come molti si attendevano. Ma difficilmente riuscirà a trasformare la sua prestazione nel confronto come la molla che lancerà il ticket repubblicano nella rimonta.

Alessandro Ursic

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