19/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Riesplode il conflitto tra Georgia e Ossezia

SoldatoNell’ombreggiato e silenzioso cortile di una piccola chiesa ortodossa nel centro di Tskhinvali, capitale dell’autopoclamata repubblica indipendente dell’Ossezia del Sud, un gruppo di donne traffica attorno a pentoloni e fornelletti a gas. Cucinano il plov, riso pilaf con carne di montone, per rifocillare i propri uomini che stanno per tornare dalle trincee in periferia, dopo l’ennesima notte di battaglia. “Di giorno si sta tranquilli, ma di notte ricomincia tutto, e ricomincia la paura”, dice una di loro. “I georgiani vogliono la nostra terra, ma non l’hanno mai posseduta, e mai l’avranno”. Queste donne sono tra le poche anime vive che si aggirano per Tskhinvali, diventata ormai una città fantasma. Strade deserte, negozi chiusi, chioschi abbandonati. E uomini armati per le strade. Da quando sono cominciati i bombardamenti georgiani la maggior parte della popolazione è scappata al di là delle montagne, attraversando il traforo di Roksky, nella provincia russa dell’Ossezia del Nord. Scene simili nei villaggi osseti abitati dalla minoranza georgiana, evacuati dopo gli assalti dei miliziani separatisti.

Queste testimonianze, riportate dall’agenzia di notizie Iwpr, sono tra le pochissime giunte in questi giorni da questo nuovo fronte di guerra apertosi una settimana fa nel Caucaso. Una guerra annunciata. Dopo mesi di provocazioni, accuse, minacce, scaramucce e movimenti di truppe, nell’ex repubblica sovietica della Georgia la parola è tornata ai cannoni, ai mortai e ai carri armati. Si combatte in Ossezia del Sud, piccola regione georgiana a maggioranza russa che già dodici anni fa fu teatro di un conflitto che determinò di fatto, ma non di diritto, il suo distaccamento dal governo di Tbilisi con una proclamazione unilaterale di indipendenza. E con la benedizione di Mosca, che da allora ha fatto dell’Ossezia del Sud un suo protettorato. Esercito georgiano e milizie separatiste ossete appoggiate da mercenari russi si combattano ormai da giorni. E già si contano, da entrambe le parti, decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di rifugiati.

Le autorità indipendentiste ossete appoggiate dal Cremlino, che poco tempo fa ha illegalmente concesso la cittadinanza russa agli abitanti di questa regione georgiana, si appellano al principio di autodterminazione, al desiderio del popolo osseto, russofono e apertamente filorusso, di entrare a far parte della Federazione Russa. Se questa può effettivamente essere stata la causa del conflitto del 1992, oggi in ballo sembrano esserci interessi molto più concreti. Alcuni analisti hanno avanzato l’ipotesi che la Russia, appoggiando una nuova guerra in Georgia, intenda destabilizzare il paese, ormai entrato nell’orbita d’influenza statunitense, al fine di boicottare il progetto anglo-americano dello strategico oleodotto Baku-Tbilisi-Cheyan, che dal prossimo anno dovrebbe pompare il greggio del Mar Caspio, oggi più strategico che mai, verso i mercati Occidentali, attraverso il territorio georgiano. Un progetto, che soprattutto in tempi di crisi petrolifera, non piace affatto a Mosca, che si sente defraudata di risorse che fino a poco tempo fa rientravano nella propria sfera d’influenza. Sembra però che gli stessi georgiani non credano molto a questa spiegazione. E il fatto che i lavori di costruzione delle condutture stiano proseguendo tranquillamente nonostante la nuova crisi, sembra dar loro ragione.

“No, l’oleodotto non c’entra con questa nuova guerra”, dice Giorgi Sepashvili, direttore del quotidiano online georgiano Civil Georgia, raggiunto telefonicamente a Tbilisi da PeaceReporter. In ballo c’è ben altro: il business multimiliardario del contrabbando gestito dal regime indipendentista osseto di Eduard Kokoity e dai suoi protettori, l’esercito russo che con la scusa del peacekeeping da dodici anni controlla di fatto quel territorio. La mafia locale e quella russa, e i vertici militari russi, si arricchiscono con il commercio illegale di sigarette, benzina e soprattutto di vodka, provenienti dalla Russia attraverso le montagne e smerciate in Georgia. Un contrabbando le cui briciole danno da vivere anche alla povera gente dell’Ossezia, come dimostrava il grande mercato del villaggio di Ergneti, alla periferia di Tskhinvali, una distesa di bancarelle in cui si trovavano barili di benzina, casse di vodka, stecche di sigarette. Un ‘buco nero’ che danneggiava pesantemente l’economia georgiana secondo il governo di Tbilisi, che lo scorso giugno ne ha ordinato lo smantellamento, atto simbolico con cui il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha dimostrato che faceva sul serio quando diceva di voler riportare l’Ossezia sotto il controllo governativo. A Mosca è suonato il campannello d’allarme, e sono iniziati i preparativi per provocare una guerra: movimenti di truppe, invio di mercenari, spedizioni di armi per trascinare la Georgia in un confronto armato volto a costringere Saakashvili a scendere a patti, ad ammorbidire i toni”.

Questa versione dei fatti che chiama in causa la questione del contrabbando è confermata anche da alcuni editoriali apparsi sulla stampa russa più indipendente. Sul Moscow Times di martedì ad esempio Pavel Felgenhauer, quotato analista di questioni militari, scriveva: “E’ chiaro che il conflitto in Ossezia del Sud è stato orchestrato da Mosca, dove molti pensano che la via militare sia la più rapida per far ricominciare il business del contrabbando e con esso la corruzione che ingrassa l’autoindulgente nomenklatura putiniana, divenuta ormai la forza guida della nostra politica sia interna che estera”. Fino ad ora il coinvolgimento militare russo nel conflitto è stato solo indiretto, di appoggio e protezione: i soldati del contingente di pace russo sembra non abbiano preso parte ai combattimenti. Per adesso. E anche dall’altra parte, nonostante le accuse ossete sulla presenza di corpi speciali Usa tra le truppe d’èlite georgiane, sembra che il coinvolgimento americano rimanga limitato all’addestramento recentemente impartito alle forze di Tbilisi in funzione ‘anti-terrorismo’.

Enrico Piovesana

 

Categoria: Guerra
Luogo: Georgia