La guerra tra esercito e ribelli musulmani, riesplosa lo scorso 10 agosto nel
sud delle Filippine, non ha conosciuto tregua nemmeno durante il Ramadan. E ora
che il mese sacro islamico è terminato si teme un'ulteriore escalation del conflitto
e quindi un peggioramento della già drammatica situazione umanitaria.
Civili musulmani e cristiani tra i due fuochi. I combattimenti tra guerriglieri del Fronte Islamico di Liberazione Moro (Milf)
e Marines dell'esercito filippino si concentrano nelle zone a cavallo tra i distretti
di Maguindanao e Cotabato, nella grande isola meridionale di Mindanao.
Ai sempre più violenti attacchi dei ribelli, l'esercito risponde con rappresaglie
contro la popolazione civile musulmana. Dopo che, lunedì scorso, 25 soldati sono
rimasti uccisi in un agguato dei ribelli nella zona di Datu Piang, l'esercito
si è vendicato bruciando una cinquantina di abitazioni civili. E adesso che il
Ramadan è finito i comandi militari hanno annunciato la ripresa dei bombardamenti
aerei, che all'inizio del mese hanno provocato decine di vittime tra i civili.
Non se la passano meglio gli abitanti dei villaggi cristiani delle zone centrali
dell'isola di Mindanao, in particolare nei distretto di Cotabato e Lanao del Sur
dove, secondo l'esercito filippino, le milizie dei due comandanti del Milf, Umbra
Kato e Abdurahman Macapaar, hanno bruciato da agosto 180 abitazioni e ucciso un
centinaio di civili.
Oltre mezzo milione di sfollati. I civili, sia musulmani che cristiani, rappresentano oltre la metà delle almeno
trecento vittime di questi due mesi di combattimenti, che inoltre hanno provocato
più di mezzo milione gli sfollati. La Croce Rossa Internazionale, il Programma
Alimentare delle Nazioni Unite e diverse Ong come Oxfam parlano apertamente di
crisi umanitaria a Mindanao, ma il governo di Manila insiste nel dire che la situazione
è sotto controllo e continua ad aumentare le spese militari, visto che nessuno
intravede una rapida fine delle ostilità.