06/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Seconda parte dell'intervista a Ivan Cepeda, portavoce del Movimento colombiano vittime di Stato
scritto per noi da Simone Bruno
in collaborazione con Viola Conti
 
Ivan Cepeda ripercorre l’evoluzione di una legge nata per assicurare l’impunità ai colpevoli e diventata, grazie alle pressioni di avvocati e associazioni umanitarie, un boomerang per il suo ideatore, Alvaro Uribe. Da quando, infatti, sono state imposte le confessioni, prima scongiurate, si è scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora che sta minando alla radice l’intero sistema dell’uribismo. Uomini politici di alto livello si sono ritrovati additati e coinvolti in processi per corruzione, narcotraffico e collusione con bande paramilitari, tanto che il Movice sta prendendo contatti con la Corte Penale internazionale affinché intervenga direttamente in Colombia.
 
Il processo di pace con i paramilitari e la legge Justicia y paz che lo accompagna sono stati molto criticati all’inizio e poi hanno prodotto dei risultati importanti, soprattutto aprendo le porte alla verità. Lo dimostrano le confessioni del comandante paracos HH. Come avete influito in questa trasformazione?
Ever Veloza, noto come HH, è il comandante più importante che i paramilitari hanno ancora in Colombia. Era incaricato di molteplici operazioni di sterminio, massacri e incursioni violente. Un uomo che conosce dettagliatamente non soltanto la struttura paramilitare e i suoi crimini, ma anche le connessioni politiche e imprenditoriali di questi gruppi, per questo le sue dichiarazioni sono diventate tanto importanti. È grazie a lui che l’ex generale Rito Alejo Del Río, uno dei generali più sanguinari coinvolti nella creazione e nell’appoggio ai gruppi paramilitari, è stato arrestato recentemente. Sempre grazie alle dichiarazioni di HH, vari imprenditori e politici sono stati collegati ai gruppi paramilitari.
Per quanto riguarda la legge Justicia y paz, era disegnata per permettere l’impunità, per esempio non obbligava i paramilitari a confessare i propri crimini per poter godere degli sconti di pena. Come organizzazioni di vittime e in difesa dei diritti umani abbiamo denunciato questa legge alla Corte Costituzionale, che ci ha dato ragione, rendendo le confessioni obbligatorie. A radice di questo è nato il processo alla Parapolitica che collega i politici ai gruppi paramilitari e che è gestito dalla Corte Suprema di Giustizia.
È scaturita quindi una dinamica molto importante che ha permesso dichiarazioni come quelle di HH. Questo è quello che, come noi crediamo, ha spinto il governo a estradare precipitosamente i 15 comandanti paramilitari più importanti negli Stati Uniti, per cercare di farli tacere, così come farà a breve anche con Ever Veloza.
 
Rito Alejo del Río, che ripercussione avrà il suo arresto?
Iván Cepeda Castro: Non si può dimenticare che le organizzazioni per i diritti umani lavorano da tempo affinché del Río sia portato davanti a una corte, soprattutto quelle che lavorano con le comunità dell’Urabá e di San José de Apartadó. Esistono vari processi contro l’ex generale, quindi esiste la possibilità che sia condannato, ma ci sono anche troppe pressioni contro i testimoni: negli anni, vari sono stati assassinati e molti sono stati fatti sparire.
 
Che relazione avete con la Corte Penale Internazionale (Cpi)? Esiste la possibilità che questa invochi la giurisdizione in Colombia?
Iván Cepeda Castro: Come associazioni di vittime e di diritti umani, dalla entrata in vigore in Colombia dello Statuto di Roma, abbiamo un contatto diretto e costante con la Cpi. Il giudice della Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha visitato il paese due volte e durante l’ultima visita ci siamo riuniti e abbiamo discusso sulla possibilità per la Corte di aprire un caso specifico in Colombia. Per esempio contro uno dei politici di alto livello il cui caso si configuri come una situazione di impunità.
 
Un politico in particolare?
Un politico di alto livello collegato a crimini di lesa umanità, per esempio l’ex senatore Mario Uribe, cugino del presidente: se non sarà giudicato correttamente in Colombia, chiediamo che venga giudicato dalla Cpi perché le accuse contro di lui sono molto gravi e rientrano nello Statuto di Roma.
 
Cosa c’è dietro il tentennare del presidente Uribe rispetto al progetto della sua terza elezione.
In gioco c’è la continuità del suo progetto. Ha apertamente dichiarato che c’è bisogno ancora di uno o forse due mandati per poter terminare il suo lavoro, ossia distruggere quel poco di stato di diritto che esiste in Colombia e cancellare il paese nato dalla costituzione del 1991. Il suo progetto politico non ha potuto essere portato a termine perché esistono una opposizione e una resistenza molto forti. Fondamentale è che si ponga termine all’azione giudiziale in atto con la Parapolitica e contro i paramilitari. Questo è l’ostacolo maggiore. Poi esistono una serie di accuse contro di lui che nel momento in cui finirà la sua immunità come presidente potrebbero trasformarsi in processi.
Esistono due modelli: rielezione immediata o rielezione nel 2014, dopo un governo di un uomo vicino al presidente.
Comunque dentro gli stessi settori politici ed economici che appoggiano il presidente esiste un’inquietudine per un terzo periodo di Uribe che prolungherebbe la crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo. Sono stanchi di questa serie ininterrotta di scandali che va avanti giornalmente da quasi 4 anni, rivelando la commistione fra uribismo e paramilitarismo, il narcotraffico e i settori più corrotti della politica. Gli imprenditori cominciano a manifestare questa preoccupazione, perché questa situazione può compromettere i loro affari  con gli Usa e la Ue.  
Categoria: Diritti, Guerra, Politica
Luogo: Colombia