Seconda parte dell'intervista a Ivan Cepeda, portavoce del Movimento colombiano vittime di Stato
scritto per noi da Simone Bruno
in collaborazione con Viola Conti
Ivan Cepeda ripercorre l’evoluzione di una legge nata per assicurare l’impunità
ai colpevoli e diventata, grazie alle pressioni di avvocati e associazioni umanitarie,
un boomerang per il suo ideatore, Alvaro Uribe. Da quando, infatti, sono state
imposte le confessioni, prima scongiurate, si è scoperchiato un vero e proprio
vaso di pandora che sta minando alla radice l’intero sistema dell’uribismo. Uomini
politici di alto livello si sono ritrovati additati e coinvolti in processi per
corruzione, narcotraffico e collusione con bande paramilitari, tanto che il Movice
sta prendendo contatti con la Corte Penale internazionale affinché intervenga
direttamente in Colombia.
Il processo di pace con i paramilitari e la legge Justicia y paz che lo accompagna sono stati molto criticati all’inizio e poi hanno prodotto
dei risultati importanti, soprattutto aprendo le porte alla verità. Lo dimostrano
le confessioni del comandante paracos HH. Come avete influito in questa trasformazione?
Ever Veloza, noto come HH, è il comandante più importante che i paramilitari
hanno ancora in Colombia. Era incaricato di molteplici operazioni di sterminio,
massacri e incursioni violente. Un uomo che conosce dettagliatamente non soltanto
la struttura paramilitare e i suoi crimini, ma anche le connessioni politiche
e imprenditoriali di questi gruppi, per questo le sue dichiarazioni sono diventate
tanto importanti. È grazie a lui che l’ex generale Rito Alejo Del Río, uno dei
generali più sanguinari coinvolti nella creazione e nell’appoggio ai gruppi paramilitari,
è stato arrestato recentemente. Sempre grazie alle dichiarazioni di HH, vari imprenditori
e politici sono stati collegati ai gruppi paramilitari.
Per quanto riguarda la legge Justicia y paz, era disegnata per permettere l’impunità, per esempio non obbligava i paramilitari
a confessare i propri crimini per poter godere degli sconti di pena. Come organizzazioni
di vittime e in difesa dei diritti umani abbiamo denunciato questa legge alla
Corte Costituzionale, che ci ha dato ragione, rendendo le confessioni obbligatorie.
A radice di questo è nato il processo alla Parapolitica che collega i politici
ai gruppi paramilitari e che è gestito dalla Corte Suprema di Giustizia.
È scaturita quindi una dinamica molto importante che ha permesso dichiarazioni
come quelle di HH. Questo è quello che, come noi crediamo, ha spinto il governo
a estradare precipitosamente i 15 comandanti paramilitari più importanti negli
Stati Uniti, per cercare di farli tacere, così come farà a breve anche con Ever
Veloza.
Rito Alejo del Río, che ripercussione avrà il suo arresto?
Iván Cepeda Castro: Non si può dimenticare che le organizzazioni per i diritti
umani lavorano da tempo affinché del Río sia portato davanti a una corte, soprattutto
quelle che lavorano con le comunità dell’Urabá e di San José de Apartadó. Esistono
vari processi contro l’ex generale, quindi esiste la possibilità che sia condannato,
ma ci sono anche troppe pressioni contro i testimoni: negli anni, vari sono stati
assassinati e molti sono stati fatti sparire.
Che relazione avete con la Corte Penale Internazionale (Cpi)? Esiste la possibilità
che questa invochi la giurisdizione in Colombia?
Iván Cepeda Castro: Come associazioni di vittime e di diritti umani, dalla entrata
in vigore in Colombia dello Statuto di Roma, abbiamo un contatto diretto e costante
con la Cpi. Il giudice della Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha visitato il paese due
volte e durante l’ultima visita ci siamo riuniti e abbiamo discusso sulla possibilità
per la Corte di aprire un caso specifico in Colombia. Per esempio contro uno dei
politici di alto livello il cui caso si configuri come una situazione di impunità.
Un politico in particolare?
Un politico di alto livello collegato a crimini di lesa umanità, per esempio
l’ex senatore Mario Uribe, cugino del presidente: se non sarà giudicato correttamente
in Colombia, chiediamo che venga giudicato dalla Cpi perché le accuse contro di
lui sono molto gravi e rientrano nello Statuto di Roma.
Cosa c’è dietro il tentennare del presidente Uribe rispetto al progetto della
sua terza elezione.
In gioco c’è la continuità del suo progetto. Ha apertamente dichiarato che c’è
bisogno ancora di uno o forse due mandati per poter terminare il suo lavoro, ossia
distruggere quel poco di stato di diritto che esiste in Colombia e cancellare
il paese nato dalla costituzione del 1991. Il suo progetto politico non ha potuto
essere portato a termine perché esistono una opposizione e una resistenza molto
forti. Fondamentale è che si ponga termine all’azione giudiziale in atto con la
Parapolitica e contro i paramilitari. Questo è l’ostacolo maggiore. Poi esistono
una serie di accuse contro di lui che nel momento in cui finirà la sua immunità
come presidente potrebbero trasformarsi in processi.
Esistono due modelli: rielezione immediata o rielezione nel 2014, dopo un governo
di un uomo vicino al presidente.
Comunque dentro gli stessi settori politici ed economici che appoggiano il presidente
esiste un’inquietudine per un terzo periodo di Uribe che prolungherebbe la crisi
sociale, economica e politica che stiamo vivendo. Sono stanchi di questa serie
ininterrotta di scandali che va avanti giornalmente da quasi 4 anni, rivelando
la commistione fra uribismo e paramilitarismo, il narcotraffico e i settori più
corrotti della politica. Gli imprenditori cominciano a manifestare questa preoccupazione,
perché questa situazione può compromettere i loro affari con gli Usa e la Ue.