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“Sciopero, manifestazioni e guerra” è il grido di battaglia del leader della
Coninagro (Cofederacion Intercoperativa Agropecuaria) Alberto Garetto, che ha
chiamato a raccolta tutti gli esponenti del movimento per protestare ancora una
volta contro le decisioni prese dal governo di Christina Fernandez de Kirchner.
Non solo. L'organizzazione che raggruppa le quattro grandi entità dell'area agricola
argentina ha chiesto ai suoi aderenti di non vendere i loro prodotti dalla mezzanotte
di venerdì 3 ottobre alla mezzanotte di mercoledì 8 ottobre. Una settimana completa
di sciopero.
Soliti noti. Le restrizioni alle esportazioni e il ferreo controllo sui prezzi dei principali
prodotti, soprattutto per quanto riguarda la carne di bovino, latte e grano, hanno
convinto le associazioni agricole a scendere nuovamente per la strade a gridare
il loro rifiuto alle decisioni della Kirchner.
Dal palazzo. Alla notizia di un nuovo sciopero di queste proporzioni il governo della Kirchner,
che potrebbe subire un'ulteriore spallata dopo solo quasi un anno dall'elezione,
ha fatto sapere che “in un momento in cui nessuno sa quando potrà terminare la
crisi finanziaria, la protesta inscenata dalle associazioni degli agricoltori
sembra essere fuori luogo e non aiuta il Paese”. E non sono mancati momenti di
tensione durante le conferenze stampa organizzate dal segretario all'Agricoltura
Carlos Cheppi che non ha nascosto i suoi dubbi sul futuro economico argentino.Alessandro Grandi
Parole chiave: argentina, settore agricolo, proteste, manifestazioni