01/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Argentina, le organizzazioni agricole dichiarano da venerdì sei giorni di sciopero. Per la Kirchner e il suo esecutivo ancora problemi
Per la quinta volta dall'inizio dell'anno le organizzazioni agricole e zootecniche argentine si mettono sul piede di guerra.

“Sciopero, manifestazioni e guerra” è il grido di battaglia del leader della Coninagro (Cofederacion Intercoperativa Agropecuaria) Alberto Garetto, che ha chiamato a raccolta tutti gli esponenti del movimento per protestare ancora una volta contro le decisioni prese dal governo di Christina Fernandez de Kirchner. Non solo. L'organizzazione che raggruppa le quattro grandi entità dell'area agricola argentina ha chiesto ai suoi aderenti di non vendere i loro prodotti dalla mezzanotte di venerdì 3 ottobre alla mezzanotte di mercoledì 8 ottobre. Una settimana completa di sciopero.
L'invito rivolto agli aderenti alle manifestazioni fatto da Garetto, infatti, pone un paletto significativo:questa volta non saranno bloccate le strade allo scopo di non indispettire troppo l'opinione pubblica, come successo in passato.

Soliti noti. Le restrizioni alle esportazioni e il ferreo controllo sui prezzi dei principali prodotti, soprattutto per quanto riguarda la carne di bovino, latte e grano, hanno convinto le associazioni agricole a scendere nuovamente per la strade a gridare il loro rifiuto alle decisioni della Kirchner.
Ma, a dire degli agricoltori, la crisi che interessa il settore sarebbe la peggiore degli ultimi 100 anni. E i motivi sembrano semplici da trovare. La crisi finanziaria mondiale in primis, la caduta in picchiata del prezzo del grano, ma mantenendo lo stesso livello di ritenuta, e l'aumento dei prezzi degli investimenti hanno ridotto sensibilmente i redditi degli agricoltori. Inoltre, secondo le organizzazioni, il congelamento del dialogo fra le parti non ha fatto altro che contribuire al clima di instabilità economica del settore.

Dal palazzo. Alla notizia di un nuovo sciopero di queste proporzioni il governo della Kirchner, che potrebbe subire un'ulteriore spallata dopo solo quasi un anno dall'elezione, ha fatto sapere che “in un momento in cui nessuno sa quando potrà terminare la crisi finanziaria, la protesta inscenata dalle associazioni degli agricoltori sembra essere fuori luogo e non aiuta il Paese”. E non sono mancati momenti di tensione durante le conferenze stampa organizzate dal segretario all'Agricoltura Carlos Cheppi che non ha nascosto i suoi dubbi sul futuro economico argentino.
Ma le organizzazioni agrarie non si fermano e, pur consapevoli di non dover tirare troppo la corda prima di aver ottenuto un serio incontro con il governo, continueranno con gli scioperi.
E intanto la presidente Kirchner si rende sempre più conto che il settore agricolo è molto di più di una voce nell'economia nazionale ma sembra essere diventato un avversario politico.

Alessandro Grandi

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