Scritto per noi da
Nicola Sessa
L'intervista rilasciata dal
presidente Boris Tadic all'emittente tv Rts lunedì sera ha
scatenato un aspro dibattito negli ambienti politici così come
nell'opinione pubblica. Nel corso della sua apparizione televisiva,
Tadic, ha dichiarato di essere disposto a qualsiasi soluzione pur di
sciogliere il nodo Kosovo: “Belgrado è pronta a prendere in
considerazione anche la partizione della provincia, lungo le linee
etniche, se tutte le altre opzioni dovessero cadere”.
Le ultime carte di Belgrado. Molti
analisti politici serbi considerano l'opzione della partizione la
peggiore soluzione per Belgrado che perderebbe definitivamente ogni
speranza di riprendere il controllo sulla provincia. Tadic è
stato costretto a rilasciare una dichiarazione in cui ha precisato
che l'ipotesi non è assolutamente in agenda, almeno fin quando
non verranno esperiti tutti i tentativi. L'8 ottobre prossimo
l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite voterà la mozione di
Belgrado che propone di rimettere alla Corte di Giustizia
Internazionale la questione della legalità dell'indipendenza
del Kosovo. Tadic spera che una decisione favorevole della Corte in
favore di Belgrado possa fermare gli altri Stati che non hanno ancora
riconosciuto la sovranità di Pristina, ma che sarebbero in
procinto di farlo. Finora 47 Stati, tra cui Stati Uniti e la
maggioranza dei membri Ue hanno aperto relazioni diplomatiche con il
Kosovo. Il presidente Tadic ha manifestato le sue intenzioni di
creare un periodo di lunga stabilità nella regione balcanica e
proprio per questo vuole lasciare aperte tutte le piste.
"Tadic ci vende per l'Europa".I serbi del
Kosovo sono sempre più diffidenti del governo centrista che fa
riferimento a Tadic e molti, soprattutto nella città di
Mitrovica, legata agli ultranazionalisti di destra, considerano la
coalizione filo-europea niente di più che una “banda di
traditori”. Molti hanno la percezione che Belgrado venderà
il Kosovo per il biglietto di ingresso nel club di Bruxelles. La
maggior parte dei 100mila serbi residenti in Kosovo vive per lo più
nella parte settentrionale dell'ex provincia serba, mentre piccole
comunità vivono nelle enclavi sparse su tutte il territorio.
Anche se Tadic non ha accennato a quali sarebbero i confini da tenere
in considerazione in caso di una partizione del Kosovo, è
molto probabile che al di qua della linea rientrerebbero le
municipalità di Zvecan, Leposavic, Zubin Potok e ovviamente la
parte di Mitrovica a nord del fiume Ibar. Ciò significherebbe
che i serbi presenti nelle enclavi verranno lasciati fuori dal
controllo di Belgrado.
"No comment". La reazione di Pristina all'ipotesi
prospettata da Tadic non si è fatta attendere: se il
presidente Fatmir Sejdiu ha liquidato la cosa ritenendola non degna
di commento, lo speaker del parlamento, Jakup Krasniqi, ha affermato
che “la Serbia ha perso qualsiasi diritto sul Kosovo nel momento in
cui hanno avviato una ingiusta guerra nei confronti della maggioranza
albamese”. Anche molti leader internazionali sono fermi sulla
posizione che il Kosovo è un dato di fatto, con i suoi confini
e che il processo di indipendenza, conclusosi il 17 febbraio scorso,
è ormai irreversibile. Il tedesco Claus Jung, che ricopre
sotto mandato Onu l'ufficio di procuratore nella città di
Mitrovica, ha respinto qualsiasi ipotesi di divisione del Kosovo e
della città in particolare: “Mitrovica sarà
unificata, spariranno le differenze, così come è
accaduto a Berlino”.