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Le trattative. A Washington hanno iniziato subito a lavorare per rimettere in piedi la legge
bocciata, presumibilmente con alcuni cambiamenti per soddisfare le rimostranze
da parte di entrambi i partiti. Al piano del segretario del Tesoro Henry Paulson
si sono opposti 95 democratici e 133 repubblicani (ossia, i due terzi del partito),
a segnalare il distacco della base da un ormai sempre più impopolare presidente
Bush. In particolare, i democratici hanno votato contro sostenendo che il piano
non fa abbastanza per chi è in difficoltà col mutuo, mentre i repubblicani hanno
detto no lamentandosi dell'eccessivo intervento pubblico nel funzionamento dei
mercati. Soprattutto, grazie anche al rapporto molto più diretto che negli Usa
i deputati hanno con i loro collegi elettorali, molti rappresentanti hanno votato
contro perché sapevano quanto il piano Paulson fosse malvisto dagli elettori.
E dato che molti di quei rappresentanti si giocheranno il rinnovo del seggio a
novembre, non volevano essere etichettati come salvatori di Wall Street, a scapito
della gente comune.
La reazione delle Borse. Dopo il tonfo di ieri a Wall Street (l'indice S&P 500 ha perso l'8,8 percento,
scendendo ai livelli di tre anni fa), oggi sui mercati mondiali non si è verificata
l'apocalisse che molti temevano. Anzi. Anche di rimbalzo alle ingenti perdite
di ieri (la Borsa di Milano ha perso quasi il 5 percento), oggi i listini europei
hanno iniziato male ma sono progressivamente risaliti, diventando positivi nella
tarda mattinata, per poi riscendere nuovamente. E' probabile che ci si attenda
un nuovo intervento massiccio da parte dell'amministrazione Bush o della Federal
Reserve. O semplicemente che, dopo il grande spavento di ieri, al secondo tentativo
il Congresso approverà il piano. L'ipotesi che la politica Usa stia finendo le
cartucce non sembra essere presa in considerazione.
In Europa. Ma mentre tutti guardano agli Usa, la crisi finanziaria continua ad aggravarsi
anche in Europa. Dopo che ieri i titoli delle banche irlandesi hanno subito la
peggiore perdita giornaliera in venti anni, oggi il governo di Dublino ha annunciato
di garantire i depositi bancari di sei tra i maggiori istituti di credito. Inoltre,
dopo i salvataggi della belga Fortis, oggi i governi di Belgio, Francia e Lussemburgo
hanno annunciato un'iniezione di liquidità di 6,4 miliardi di euro alla banca
franco-belga Dexia. E nonostante le rassicurazioni di Bankitalia sulla liquidità
delle banche nazionali, definita “soddisfacente e adeguata”, tra ieri e oggi sono
precipitate le quotazioni in particolare di Unicredit, il maggiore gruppo bancario
italiano, che in due giorni è scesa del 20 percento salvo poi recuperare questa
mattina parte delle perdite.Alessandro Ursic