L'amministrazione statunitense, su richiesta del presidente Bush, potrebbe sospendere
a tempo indeterminato i benefici da tempo accordati ai prodotti esportati dalla
Bolivia negli Usa nell'ambito del programma Atpdea che riguarda i paesi andini
e che è in vigore dal 1991.

Secondo molti esperti la misura sarebbe un chiaro segno di rappresaglia per le
ultime decisioni del presidente boliviano Evo Morales, fra tutte quella di espellere
l'ambasciatore statunitense colpevole a suo dire di fomentare le proteste nei
suoi confronti a favore dei prefetti ribelli delle zone ricche del Paese. Secondo
il comunicato diffuso dalla segreteria del Commercio Usa “le azioni recenti del
governo Morales, in relazione alla cooperazione nella lotta contro i narcotici,
non sono quelle di un partner e non mettono in atto le norme di questo programma”.
La notizia, comunque, sembra non aver sorpreso nessuno: prima o poi la rappresaglia
doveva arrivare.

Come sottolinea l'analista Usa Stephen Donehoo della McLarty Associates, “l'amministrazione
di La Paz non poteva pensare di non subire conseguenze concrete dopo la decisione
di espellere l'ambasciatore Usa con motivazioni false” dice Donehoo, che aggiunge:
“Sono in molti i deputati del Congresso che hanno cambiato idea sulla Bolivia:
prima erano ferventi sostenitori della possibilità di aiutarli. Adesso le cose
sono cambiate”.
Differenti i commenti da La Paz, dove la notizia è stata presa con una certa
sofferenza e dove c'è la reale preoccupazione per la perdita di decine di migliaia
di posti di lavoro. E intanto dallo scorso 17 settembre la Bolivia è considerata
uno dei Paesi che non sono stati in grado di raggiungere gli obiettivi internazionali
per la lotta contro la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti.