03/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un progetto sanitario per le comunità zapatiste delle selva
la selva: una delle zone più impervie dell'America LatinaNella selva chiapaneca, zona impervia, ricca di una bio diversità unica al mondo, situata nel profondo sud del Messico, vicino alla zona di confine con il Guatemala, anche il più banale degli spostamenti è difficoltoso. Il groviglio di piante fa della selva uno dei posti più impenetrabili dell’intero continente latino americano. Qui vivono le comunità indigene zapatiste. 
Le stesse comunità autoctone che nel gennaio del 1994 fecero il cosidetto levantamiento, la sommossa popolare capeggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, l’Eznl, per difendere i loro diritti e far conoscere al mondo la loro esistenza.
Uno dei problemi primari da risolvere è quello sanitario. In Chiapas ancora oggi, si muore di difterite, di gastroenterite, di una semplice  diarrea o di influenza. L’aspetto più impressionante è la difficoltà per un indigeno di farsi accettare in un ospedale governativo.
Il Chiapas è una delle regioni più povere del mondo, con livelli molto alti di malnutrizione, assenza di assistenza sanitaria e degli altri servizi essenziali. Ma la forza delle comunità è stata quella di organizzarsi in caracol,  il coordinamento dei municipi autonomi, creando una sorta di stato parallelo che dà la possibilità, a chi fa parte della comunità e non, anche di curarsi.
 
Piantina del Chiapas: è grande quanto la SvizzeraLa sanità. “La sanità è uno dei maggiori problemi ancora aperti al quale le comunità stanno lavorando da tempo. Le comunità hanno anche raggiunto diversi obiettivi positivi”, racconta la giornalista di Rebeldia Gloria Munoz Ramirez, molto vicina ai capi indigeni chiapanechi. "Stiamo organizzando un servizio sanitario di base in tutti i municipi e regioni poiché la salute è una delle priorità nelle comunità che resistono. Sarà tutto completamente autonomo e aperto a tutti”, ricorda Gloria. “Nelle comunità non ci sono medicinali, non ci sono ambulanze, non esiste la possibilità di avere cure veloci. Tutto questo, purtroppo, è una cosa assolutamente normale ma che deve cambiare.”
Nell’ultimo anno, quando sono stati avviati i caracoles e sono entrate in funzione le giunte di buon governo (gli organismi di controllo delle comunità), “i centri di salute del governo hanno incrementato i soprusi nei confronti dei nostri compagni e compagne, a cui fanno molte domande, ma non forniscono nessuna assistenza. Per questo motivo la nostra gente ha paura di rivolgersi alle cliniche ufficiali. Per questo motivo sono nate delle strutture zapatiste”, dichiarano i responsabili del governo autonomo che, insieme alle comunità, progettano un piano di prevenzione delle malattie oltre che di cura.
“L’educazione alla prevenzione è una cosa essenziale nelle nostre comunità” ribadiscono dai caracoles.
Fino ad alcuni mesi fa la prevenzione sanitaria nelle comunità “era molto diseguale. Ogni municipio lavorava per sé e ce n'erano alcuni che non avevano niente, né case di salute (piccole costruzioni che fungono da pronto soccorso) né medici. Oggi ognuno dei sei municipi dichiarati ha una sua clinica in cui si svolgono corsi per operatori sanitari che in futuro assisteranno tutte le comunità. Ma non dimentichiamo la Il Sub Comandante Marcos a cavallo tradizione, nei caracoles si lavora alla preparazione di corsi di erboristeria. Le cliniche autonome (chiamiamole così, ma sono solo dei piccoli edifici adibiti a pronto soccorso), come nella maggior parte dei centri di assistenza comunitari, non hanno medici né infermieri. Sono gestite da promotori di salute delle comunità che realizzano anche le campagne di vaccinazione e medicina preventiva. El Trabajo è l'unico villaggio che ha un dottore. Si tratta di un medico praticante che si sta impegnando a svolgere il servizio sociale civile. “I problemi sanitari si sono aggravati nelle comunità degli sfollati, in cui la difficoltà di applicare misure igieniche si somma all'impossibilità di coltivazione e questo dà luogo ad una grave carenza alimentare”, fanno sapere i cooperanti internazionali sul posto.
 
Le malattie. "In Chiapas mancano quasi totalmente le latrine, fognature e acqua potabile. La denutrizione è causa di morte per i più deboli. Il tasso di mortalità infantile è molto elevato.
Le donne sono l'anello debole della società. Molte di loro muoiono durante il parto.
La selvaIl governo messicano non costruisce ospedali per gli indios, li abbandona al loro destino", conclude Gloria.
 
Gli aiuti da “fuori”. E' stato molto importante, ma lo è ancora, il lavoro che stanno facendo delle cooperanti catalane nella zona nord del Chiapas. Loro fanno fisioterapia, in condizioni disagevoli. Non hanno bisogno di medicinali, il loro è un lavoro strettamente manuale; lo stanno insegnando anche ad alcuni membri delle comunità. Lo scambio culturale che si produce nel corso dei massaggi è sorprendente, perché né gli uomini né le donne indigene delle comunità sono abituati a “farsi toccare” a scopo terapeutico, tanto meno osano denudarsi totalmente.

Alessandro Grandi

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