Nella selva chiapaneca, zona impervia, ricca di una bio diversità unica al mondo,
situata nel profondo sud del Messico, vicino alla zona di confine con il Guatemala,
anche il più banale degli spostamenti è difficoltoso. Il groviglio di piante fa
della selva uno dei posti più impenetrabili dell’intero continente latino americano.
Qui vivono le comunità indigene zapatiste.
Uno dei problemi primari da risolvere è quello sanitario. In Chiapas ancora oggi,
si muore di difterite, di gastroenterite, di una semplice diarrea o di
influenza. L’aspetto più impressionante è la difficoltà per un indigeno di farsi
accettare in un ospedale governativo.
Il Chiapas è una delle regioni più povere del mondo, con livelli molto alti di
malnutrizione, assenza di assistenza sanitaria e degli altri servizi essenziali.
Ma la forza delle comunità è stata quella di organizzarsi in caracol, il coordinamento dei municipi autonomi, creando una sorta di stato parallelo che
dà la possibilità, a chi fa parte della comunità e non, anche di curarsi.
La sanità. “La sanità è uno dei maggiori problemi ancora aperti al quale le comunità stanno
lavorando
da tempo. Le comunità hanno anche raggiunto diversi obiettivi positivi”, racconta
la giornalista di Rebeldia Gloria Munoz Ramirez, molto vicina ai capi indigeni chiapanechi. "Stiamo organizzando
un servizio sanitario di base in tutti i municipi e regioni poiché la salute è
una delle priorità nelle comunità che resistono. Sarà tutto completamente autonomo
e aperto a tutti”, ricorda Gloria. “Nelle comunità non ci sono medicinali, non
ci sono ambulanze, non esiste la possibilità di avere cure veloci. Tutto questo,
purtroppo, è una cosa assolutamente normale ma che deve cambiare.”
Nell’ultimo anno, quando sono stati avviati i caracoles e sono entrate in funzione le giunte di buon governo (gli organismi di controllo
delle comunità), “i centri di salute del governo hanno incrementato i soprusi
nei confronti dei nostri compagni e compagne, a cui fanno molte domande, ma non
forniscono nessuna assistenza. Per questo motivo la nostra gente ha paura di rivolgersi
alle cliniche ufficiali. Per questo motivo sono nate delle strutture zapatiste”,
dichiarano i responsabili del governo autonomo che, insieme alle comunità, progettano
un piano di prevenzione delle malattie oltre che di cura.
“L’educazione alla prevenzione è una cosa essenziale nelle nostre comunità” ribadiscono
dai caracoles.
Fino ad alcuni mesi fa la prevenzione sanitaria nelle comunità “era molto diseguale.
Ogni municipio lavorava per sé e ce n'erano alcuni che non avevano niente, né
case di salute (piccole costruzioni che fungono da pronto soccorso) né medici.
Oggi ognuno dei sei municipi dichiarati ha una sua clinica in cui si svolgono
corsi per operatori sanitari che in futuro assisteranno tutte le comunità. Ma
non dimentichiamo la
tradizione, nei caracoles si lavora alla preparazione di corsi di erboristeria. Le cliniche autonome (chiamiamole
così, ma sono solo dei piccoli edifici adibiti a pronto soccorso), come nella
maggior parte dei centri di assistenza comunitari, non hanno medici né infermieri.
Sono gestite da promotori di salute delle comunità che realizzano anche le campagne
di vaccinazione e medicina preventiva. El Trabajo è l'unico villaggio che ha un
dottore. Si tratta di un medico praticante che si sta impegnando a svolgere il
servizio sociale civile. “I problemi sanitari si sono aggravati nelle comunità
degli sfollati, in cui la difficoltà di applicare misure igieniche si somma all'impossibilità
di coltivazione e questo dà luogo ad una grave carenza alimentare”, fanno sapere
i cooperanti internazionali sul posto.
Le malattie. "In Chiapas mancano quasi totalmente le latrine, fognature e acqua potabile. La
denutrizione è causa di morte per i più deboli. Il tasso di mortalità infantile
è molto elevato.
Le donne sono l'anello debole della società. Molte di loro muoiono durante il parto.
Il governo messicano non costruisce ospedali per gli indios, li abbandona al
loro destino", conclude Gloria.
Gli aiuti da “fuori”. E' stato molto importante, ma lo è ancora, il lavoro che stanno facendo delle
cooperanti catalane nella zona nord del Chiapas. Loro fanno fisioterapia, in condizioni
disagevoli. Non hanno bisogno di medicinali, il loro è un lavoro strettamente
manuale; lo stanno insegnando anche ad alcuni membri delle comunità. Lo scambio
culturale che si produce nel corso dei massaggi è sorprendente, perché né gli
uomini né le donne indigene delle comunità sono abituati a “farsi toccare” a scopo
terapeutico, tanto meno osano denudarsi totalmente.