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Cina. Dalla Cina sia le autorità locali sia la rappresentanza venezuelana si sono
affrettate a confermare: nessun rapporto ideologico fra i due stati, solo un sano
rapporto fra Stato e Stato. Come confermato dal ministro degli Esteri cinese Jiang
Yu: “Le relazioni fra la Cina e il Venezuela sono da considerare come normali
rapporti fra Stato e Stato. Non vi siono ideologia alla base del dialogo e non
abbiamo obiettivi contro terze parti. I rapporti non coinvolgeranno nessuno e
non colpiranno nessuno”. Lo stesso Chavez aveva fatto sapere che durante il viaggio
in Cina avrebbe cercato di acquistare aerei da combattimento per rafforzare le
forze armate nazionali. Il tutto previsto da tempo all'interno di un progetto
di partnership strategica a lungo respiro. I buoni rapporti con fra Caracas e
Pechino dettati anche dagli scambi commerciali sono un messaggio rivolto soprattutto
agli Usa che restano a guardare lo sviluppo degli incontri che il leader venezuelano
ha in programma per queste settimane. Dunque, a buon intenditor poche parole.
Russia. Ancor più interessante l'incontro con il primo ministro russo Vladimir Putin.
Dopo il gelo degli ultimi mesi con gli Usa dovuto alla crisi di agosto nella regione del Caucaso, la Russia cerca sempre con maggior frequenza di far breccia nei cuori delle
amministrazioni sudamericane un tempo quasi di esclusivo dominio di Washington.
Lo spostamento a sinistra di molti governi, la caduta dei regimi dittatoriali
troppo spesso assecondati dalla Cia e una presa di coscienza sempre più forte
delle popolazioni indigene della regione hanno fatto in modo che gli Usa usassero
sempre meno il loro “giardino”. E allora via alle altre grandi potenze che sfruttando
l'ondata di antiamericanismo presente nella regione cercano di fare affari d'oro
con chi ha petrolio,m gas, rame e altre materie prime necessarie alle ricche economie
europee e asiatiche.
Shopping. Oltre ai velivoli aircraft K-8 da combattimento di produzione cinese, Chavez
farà compere anche in Russia. Da qualche settimana i due governi stanno organizzando manovre militari congiunte nelle acque venezuelane e per fare esercitazioni militari servono anche le armi. E allora ecco che Mosca
apre gli scompartimenti del suo portafoglio e presta a Chavez un miliardi di dollari
per fare spesa nelle industrie belliche moscovite. Non una grande novità: dal
2005 il Venezuela è uno dei primi acquirenti di armi di fabbricazione russa il
che si traduce in una spesa di oltre 4 miliardi di euro. Alessandro Grandi