29/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Chavez fa acquisti in Cina e Russia. Aiuti da Mosca per sviluppare un programma per il nucleare civile. Gli Usa stanno a guardare
Positiva la trasferta del presidente venezuelano Hugo Chavez che dalla Cina alla Russia (poi seguiranno Portogallo e Francia) porta a casa accordi di vario genere, prestiti e materiale bellico. E lascia un po' di petrolio.

Cina. Dalla Cina sia le autorità locali sia la rappresentanza venezuelana si sono affrettate a confermare: nessun rapporto ideologico fra i due stati, solo un sano rapporto fra Stato e Stato. Come confermato dal ministro degli Esteri cinese Jiang Yu: “Le relazioni fra la Cina e il Venezuela sono da considerare come normali rapporti fra Stato e Stato. Non vi siono ideologia alla base del dialogo e non abbiamo obiettivi contro terze parti. I rapporti non coinvolgeranno nessuno e non colpiranno nessuno”. Lo stesso Chavez aveva fatto sapere che durante il viaggio in Cina avrebbe cercato di acquistare aerei da combattimento per rafforzare le forze armate nazionali. Il tutto previsto da tempo all'interno di un progetto di partnership strategica a lungo respiro. I buoni rapporti con fra Caracas e Pechino dettati anche dagli scambi commerciali sono un messaggio rivolto soprattutto agli Usa che restano a guardare lo sviluppo degli incontri che il leader venezuelano ha in programma per queste settimane. Dunque, a buon intenditor poche parole.

Russia. Ancor più interessante l'incontro con il primo ministro russo Vladimir Putin. Dopo il gelo degli ultimi mesi con gli Usa dovuto alla crisi di agosto nella regione del Caucaso, la Russia cerca sempre con maggior frequenza di far breccia nei cuori delle amministrazioni sudamericane un tempo quasi di esclusivo dominio di Washington. Lo spostamento a sinistra di molti governi, la caduta dei regimi dittatoriali troppo spesso assecondati dalla Cia e una presa di coscienza sempre più forte delle popolazioni indigene della regione hanno fatto in modo che gli Usa usassero sempre meno il loro “giardino”. E allora via alle altre grandi potenze che sfruttando l'ondata di antiamericanismo presente nella regione cercano di fare affari d'oro con chi ha petrolio,m gas, rame e altre materie prime necessarie alle ricche economie europee e asiatiche.

Shopping. Oltre ai velivoli aircraft K-8 da combattimento di produzione cinese, Chavez farà compere anche in Russia. Da qualche settimana i due governi stanno organizzando manovre militari congiunte nelle acque venezuelane e per fare esercitazioni militari servono anche le armi. E allora ecco che Mosca apre gli scompartimenti del suo portafoglio e presta a Chavez un miliardi di dollari per fare spesa nelle industrie belliche moscovite. Non una grande novità: dal 2005 il Venezuela è uno dei primi acquirenti di armi di fabbricazione russa il che si traduce in una spesa di oltre 4 miliardi di euro.
La vera novità, che sembra essere la definitiva spallata agli statunitensi è la disponibilità dimostrata da mosca nell'aiutare Caracs a sviluppare un programma nucleare civile. Già fatto con l'Iran di Ahmadinejad, adesso tocca al Venezuela. “Mosca e Caracas hanno di fronte la possibilità di collaborare fra loro nell'ambito dell'energia nucleare a scopi pacifici”. Quindi, dopo gli oltre 100mila fucili kalashnikov, i 24 caccia bombardieri Sukhoi-30 e una cinquantina di elicotteri e forze qualche sommergibile, Chavez adesso vuole mettere le mani sugli avanzatissimi sistemi contraerei già venduti all'Iran.
Insomma, gli affari sono affari e quando si parla di così tanti interessi in ballo si capisce perchè Chavez si sia rivolto al premier russo con un affettuoso “amico Valdimir”. Gli Usa sono avvisati.

Alessandro Grandi

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