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L'ordine è chiaro: aprire il fuoco. Lunedì, lo stesso neo-presidente pachistano Ali Asif Zardari aveva dichiarato
che "le nostre forze armate hanno l'ordine di impedire qualsiasi intrusione nel
nostro territorio". Anche sparando. La scorsa settimana il portavoce dell'esercito
pachistano, generale Athar Abbas, aveva detto: "In caso di intrusione gli ordini
sono chiari: aprire il fuoco". A dare questi ordini, pochi giorni prima, era stato
il comandante delle forze armate pachistane, generale Ashfaq Parvez Kayani, che
il 10 settembre, in una delle sue rare interviste, aveva chiarito che "la sovranità
del Pakistan sarà difesa a tutti i costi e a nessuna forza esterna verrà permesso
di condurre operazioni sul nostro territorio".
Gli Usa speravano nell'effetto Mariott. A Washington tutti erano certi che, dopo la strage del 20 settembre all'Hotel
Mariott di Islamabad, il governo e l'esercito pachistano avrebbero smesso di opporre
resistenza alle operazioni militari Usa nelle Aree Tribali. Invece la reazione
pachistana è stata un ulteriore irrigidimento rispetto al prepotente atteggiamento
dell'amministrazione Bush, decisa a intervenire contro i talebani in Pakistan,
con o senza la collaborazione e il consenso del governo di Islamabad.
Enrico Piovesana