Negli Usa una legge obbliga le high school a fornire all'esercito i dati degli studenti

In pochi conoscono la sezione 9528 del
No Child Left Behind Act (la legge sull’istruzione che il Congresso ha approvato nel 2001,
N.d.T), ma essa può uccidere. Conosciuta come la “clausola del reclutamento militare”,
richiede alle scuole pubbliche di dare informazioni sugli studenti ai reclutatori
dell’esercito. Le scuole, naturalmente, sono più che disposte a offrire questo
servizio alle forze armate perché se non lo fanno rischiano di perdere gli aiuti
federali.
Invitare i militari nelle scuole pubbliche potrebbe non essere un problema di
per sé, ma i reclutatori devono fronteggiare un sempre più crescente bisogno di
soldati in Iraq e un calo degli arruolamenti in patria. Questo spinge alcuni reclutatori,
anche se non tutti, a mettere sempre più sotto pressione gli adolescenti per raggiungere
le quote stabilite.
Come ha scritto il New York Times in un editoriale del 4 gennaio, “i reclutatori
militari possono contattare i giovani con telefonate non volute a casa loro e
organizzando tornei di videogiochi di guerra nel campus”. I reclutatori sono anche
conosciuti per puntare ai giovani più vulnerabili, come quelli delle minoranze
e delle classi povere rurali e urbane, che hanno meno possibilità di trovare un
lavoro o di proseguire nell’istruzione.
Sebbene la legge dia ai genitori il diritto di negare all’esercito il permesso
di contattare i loro figli, molti genitori non ne sanno molto e non conoscono
altri dettagli del No Child Left Behind, una legge pensata per rendere le scuole più responsabili nei confronti dei
contribuenti. I genitori che non vogliono che i loro figli siano contattati dall’esercito
devono mettere la loro richiesta di esenzione per iscritto, per assicurarsi che
la scuola non fornisca il numero di telefono e l’indirizzo dello studente.
Quando una scuola superiore informa i genitori a proposito del loro diritto alla
riservatezza contro l’intrusione federale, è probabile che l’avviso sia sepolto
sotto un linguaggio complicato. Si può trovarlo in un vademecum dello studente,
da qualche parte dopo una decina di pagine sulle politiche di tolleranza zero
contro la violenza a scuola, le regole sul parcheggio o le procedure per le valutazioni.
Forse, se i genitori sapessero dei frequenti inganni delle tecniche di reclutamento,
chiederebbero all’esercito di non contattare i loro figli. Considerate la storia
di Sue Neiderer, una supplente del New Jersey, subito dopo che suo figlio è stato
ucciso in Iraq. Ha detto ai giornalisti che i reclutatori seguivano costantemente
suo figlio, promettendogli che non sarebbe stato spedito al fronte e che l’esercito
avrebbe pagato i suoi debiti. Ha raccontato che quando suo figlio Seth disse ai
reclutatori che sua madre aveva dei dubbi sul fatto che dovesse arruolarsi, il
reclutatore rispose: “Non sei abbastanza uomo da firmare per conto tuo? Chi porta
i pantaloni nella tua famiglia?”.

Ogni anno l’esercito Usa spende molti milioni di dollari per il reclutamento,
e molti dei suoi obiettivi sono i giovani a reddito basso e veloci nell’apprendimento.
Quasi il 40 per cento dei morti americani in Iraq è costituito da persone di colore,
come Lori Piestewa, la Hopi (una tribù dei nativi americani,
N.d.T.) madre di tre figli diventata la prima donna a morire in combattimento in Iraq.
Voleva essere la prima della sua famiglia ad andare al college ma senza danneggiare
gli altri per far quadrare i conti, ed essendo stata una studentessa Jrotc (un
programma per insegnare leadership, responsabilità e lavoro di squadra, N.d.T.) con alti voti alla scuola superiore, firmò per essere arruolata quando le
fu chiesto di farlo. Sebbene Jrotc stia per “Junior Reserve Officer Training Corp”, lei, come altri studenti Jrotc, andò in un Paese dove le linee del fronte
sono ovunque – persino in una tenda da campo – e dove è morta in azione.
Oltre a non informare a sufficienza i genitori riguardo il loro diritto di firmare
un modulo che impedisca ai reclutatori di chiamare gli studenti a casa, le scuole
pubbliche tendono anche a violare la disposizione della sezione 9528 che dà agli
studenti uguale accesso alle alternative al servizio militare.
La sezione 9528 è una triste indicazione di cosa stia accadendo nelle nostre
scuole
dietro la maschera dell’istruzione, ma almeno sulla carta dà ai genitori e agli
studenti alcuni diritti riguardo la scelta e il consenso consapevole. Adesso è
ora di evidenziare questi diritti, e di assicurarsi che i giovani e i loro genitori
sappiano cosa significa il servizio militare.
Ho servito questo Paese come marine, e so che il servizio militare non è solo la promessa di una futura istruzione,
la bella uniforme, la stupefacente tecnologia delle moderne tecniche di guerra
o l’amore per la patria e la volontà di aiutarla. E’ in fondo una questione di
vita o di morte. Un giovane appena uscito dalla scuola superiore ha bisogno di
ponderare attentamente la cruciale decisione di andare a combattere.
Wahinkpe Topa