Una nuova minaccia incombe sul sistema finanziario Usa: sempre più americani non riescono a pagare gli arretrati sulle carte di credito
E' iniziata come crisi dei mutui subprime, è diventata lo scoppio della bolla immobiliare e la stretta del credito, ha
sconvolto il capitalismo americano facendo fallire le più grandi banche d'investimento.
Mentre a Washington si cerca di salvare il salvabile con un piano di intervento
pubblico da 700 miliardi di dollari, una nuova minaccia incombe sul sistema finanziario
statunitense e mondiale: quella dei sempre più americani che non riescono a pagare
gli arretrati sulle carte di credito. Molti analisti l'hanno segnalata da tempo.
E ora che i tassi di insolvenza stanno raggiungendo livelli di guardia, se ne
sta accorgendo anche il Congresso.

Nella settimana in cui tutti gli occhi di Washington e dei mercati azionari mondiali
erano sul piano d'emergenza presentato dal segretario al tesoro Henry Paulson,
la Camera dei rappresentanti martedì ha approvato a larga maggioranza il
Credit Cardholders Bill of Rights: una legge che renderà più facile la vita ai titolari di carte di credito in
difficoltà con i pagamenti, impedendo alle compagnie di alzare gli interessi in
maniera retroattiva, senza neanche avvisare i clienti. Tutte pratiche definite
“ingannevoli” dalla stessa Federal Reserve, anche in seguito alle segnalazioni
di oltre 56mila clienti. E' molto difficile che il provvedimento – sponsorizzato
dai Democratici – diventi legge entro fine anno; più probabile che, una volta
firmata anche dal Senato, la misura arrivi sul tavolo del prossimo presidente.
Ma il fatto che la questione sia arrivata al Congresso è un segnale della gravità
della situazione.
Come la concessione di mutui a chi normalmente non ne avrebbe i requisiti, così
negli ultimi anni le banche hanno incoraggiato in tutti i modi la diffusione delle
carte di credito. In una conferenza stampa organizzata due giorni fa dall'associazione
Americans for Fairness in Lending, due ex dipendenti di una compagnia ora rilevata dalla Bank of America hanno
raccontato delle pressioni a cui erano sottoposti, con l'ordine di usare approcci
aggressivi e ingannevoli verso i potenziali clienti, invogliandoli a indebitarsi
sempre più, con conseguenti maggiori profitti per la compagnia. “Avevamo l'obiettivo
di vendere 25mila dollari all'ora, 4 milioni al mese. E io ero solo una delle
centinaia di impiegate, solo in una sede”, ha detto una delle due ex dipendenti.
Così facevano in tanti, troppi, e i risultati si vedono: a luglio, secondo i dati
della Fed, gli americani avevano un debito di 969,9 miliardi sulle carte di credito.
Nel 2003 i miliardi erano 770.

Con un'economia in espansione e valori delle case in costante aumento, molti
americani hanno rifinanziato periodicamente le loro case, usandole in sostanza
come giganteschi bancomat per soldi che però erano tali solo sulla carta. Ma ora
che la bolla immobiliare è scoppiata, quelle case valgono molto meno, la crisi
si fa sentire e molte aziende tagliano il personale, i conti da pagare restano.
E per rifarsi delle perdite in aumento, le compagnie che emettono carte di credito
hanno alzato drasticamente i tassi sui debiti non pagati. Nel frattempo, dopo
essere sceso progressivamente da inizio 2002 all'anno scorso, il tasso di insolvenze
è aumentato di colpo negli ultimi mesi del 2008. Nel secondo trimestre di quest'anno,
l'1,09 percento dei titolari di carte di credito è indietro almeno 90 giorni nei
pagamenti, rispetto allo 0,91 percento dello stesso trimestre del 2007. E anche
se questa percentuale è in leggero calo rispetto ai primi tre mesi del 2008, gli
analisti hanno subito trovato una risposta non incoraggiante: il calo è dovuto
al benefico ma temporaneo sollievo fornito dagli sconti fiscali approvati da Bush
a inizio anno per frenare la crisi, e il resto lo fanno gli scrupoli che le compagnie
hanno ora nel concedere nuovi crediti. Un buon segno, per il futuro. Ma per i
conti passati è ormai troppo tardi. E sono comunque 2,5 milioni di persone indietro
di tre mesi nei pagamenti.
Dato che storicamente si muove in linea con il tasso di disoccupazione, ora che
ci si aspetta una vera recessione, si prevede che il tasso di insolvenze sulle
carte di credito abbia appena iniziato ad aumentare. Negli Usa, le pubblicità
di compagnie che ti invitano a contattarle per vedersi miracolosamente ridotto
il credit card debt si trovano dovunque. E' il punto di arrivo di una tendenza all'indebitamento
in atto da decenni, in un'economia pericolosamente sbilanciata sui consumi, che
rappresentano il 70 percento del Pil. Il tasso di risparmio delle famiglie americane,
sceso progressivamente dagli anni Sessanta, nel 2005 è stato negativo (-0,5 pecento)
per la prima volta dal 1933, anno di piena Depressione. Non solo gli statunitensi
hanno speso tutto quello che guadagnavano; si sono pure indebitati per consumare.
In confronto, i tassi di risparmio delle maggiori economie europee si aggirano
intorno al 10 percento. Se fosse un problema “solo” di milioni di famiglie, sarebbe
già grave. Ma anche i debiti delle carte di credito, come i mutui subprime, sono stati inseriti in pacchetti finanziari piazzati poi sui mercati mondiali:
proprio quelli che ora, contenendo centinaia di miliardi di crediti irrecuperabili
e quindi persi, hanno messo in ginocchio le grandi banche. Ecco perché, se si
buca anche la bolla delle carte di credito, potrebbe arrivare il pugno del kappaò.