Ebrei ultraortodossi, che non riconoscono Israele, visitano il presidente iraniano
''Il sionismo si è molto
indebolito e, se Dio vorrà, sarà presto distrutto. Solo
allora ebrei, musulmani e cristiani potranno finalmente vivere in
pace''. Mahmud Ahmadinejad non si smentisce mai e, in ogni occasione
pubblica, lancia i suoi strali contro il sionismo e lo Stato
d'Israele, che per il presidente iraniano rappresenta il male
assoluto.
Ahmadinejad senza freni. Lo
aveva ribadito, tanto per non perdere l'allenamento, il 24 settembre
scorso dal podio dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite,
accusando Israele della ''carneficina dei palestinesi''.
Lo ha ripetuto ieri, ma questa volta
Ahmadinejad ha parlato in un contesto piuttosto insolito.
Nell'albergo di Manhattan che lo ospita, Ahmadinejad ha ricevuto una
delegazione della Naturei Karta International, un'organizzazione
anti-sionista che sostiene d'interpretare alla lettera la Torah,
il libro sacro dell'ebraismo. Secondo loro, le sacre scritture
proibiscono la creazione di uno stato ebraico prima della venuta del
Messia. Quindi, secondo questa lettura, lo stato d'Israele è
un'impostura e la sovranità sulla Terra santa è dei
palestinesi. ''Siamo onorati di incontrare una personalità di
questo calibro, qualcuno che capisce la differenza tra giudaismo e
sionismo'', ha dichiarato il rabbino Moshe bel Beek, leader di
Naturei. ''Ahmadinejad non è un anti-semita e non è
un nemico del popolo ebraico'', ha raccontato alla stampa dopo
l'incontro Yisroel Dovid Weiss, portavoce del gruppo, ''e ha
sottolineato come tanti ebrei vivano felici in Iran. Weiss ha evitato
di rispondere alle domande dei cronisti che chiedevano lumi sul
negazionismo dell'Olocausto e sui tanti ebrei che, dopo la
rivoluzione islamica del 1979, hanno abbandonato l'Iran.
Lo strano gruppo,
infine, ha pregato congiuntamente. ''Chiedendo a Dio che il sionismo
e la sua propaganda siano cancellati'', ha concluso Weiss.
Preghiera
poco ortodossa. Una situazione eccentrica, ma non inedita.
Ahmadinejad aveva infatti invitato a Teheran, a dicembre del 2006, i
rabbini ultraortodossi di
Naturei per partecipare alla
conferenza "Studi sull'Olocausto: una prospettiva
mondiale''. Una due giorni dedicata a una 'rilettura' di una delle
più grandi tragedie della storia. Negazionisti, critici,
scettici e revisionisti erano accorsi in Iran, per un convegno che
aveva irritato molti degli ayatollah, innervositi dalle esternazioni
sempre più aggressive di Ahmadinejad verso Israele. Mentre è
in ballo la questione del nucleare iraniano, le gerarchie della
Rivoluzione islamica guardano con irritazione alle boutade di
Ahmadinejad, temendo che vengano prese a pretesto per un attacco
contro il Paese. Il presidente iraniano, lasciato solo alla
conferenza, dove tanti esponenti della classe dirigente di Teheran
non hanno partecipato, ha potuto contare su questi amici bizzarri,
rabbini ultraortodossi che negano il diritto d'Israele a esistere.
Non negano l'Olocausto, ma un vecchio detto insegna che 'il nemico
del mio nemico è mio amico'. E i rabbini di
Naturei
l'hanno preso alla lettera.