Accolto tra mille polemiche, a fine
settembre si svolgerà a Sarajevo il primo festival queer
bosniaco, organizzato dall'Associazione Q. In Bosnia sono ancora
molte le resistenze verso la comunità di gay, lesbiche e
transessuali (Lgbt) ma c'è chi ha deciso di uscire allo
scoperto.

Sarà un’avventura, dicono
alcuni. Sarà una provocazione, dicono altri. Il primo Queer
festival in Bosnia Erzegovina (BiH), organizzato dall’associazione
Q - lesbiche, gay queer, trans di Sarajevo. Perché una
provocazione? Soprattutto perché coincide con il mese del
Ramadan, ritengono i credenti islamici.
Il festival dovrebbe
svolgersi dal 24 al 28 di settembre a Sarajevo, ma la prima
conferenza stampa è stata organizzata a Mostar il 4 settembre
scorso. Già un mese prima della partenza ufficiale, questo
festival aveva già suscitato parecchio scalpore. Il quotidiano
Dnevni Avaz, concedendo spazio ai vip, conservatori e religiosi
islamici, (in)direttamente ha attaccato più volte il Festival
e i suoi organizzatori. Enes Ljevaković, docente alla Facoltà
di scienze islamiche di Sarajevo, si chiede il perché di
questa esibizione di idee estranee a tutte le religioni. Il
segretario del Sda, partito nazionalista musulmano, è chiaro:
“Quella gente ha bisogno di aiuto”. Semiha Borovac, sindaco di
Sarajevo lancia un appello per rimandare il festival dopo il Ramadan.
Il segretario del partito serbo nazionalista Snsd di Milorad Dodik,
Rajko Vasić afferma: “E’ un comportamento innaturale, una
deviazione”. Intervistata per il settimanale
Dani, Amila
Alikadić Husović, responsabile della clinica di oftalmologia di
Sarajevo e membro del partito
Stranka za BiH, parlando del movimento
Queer dice: “Queste non sono libertà, per me è gente
malata e va aiutata.” Tutto questo detto da un medico specialista,
docente alla Facoltà di medicina di Sarajevo. Dimenticando,
forse, che la stessa Oms (Organizzazione mondiale della sanità)
da decenni ha tolto l’omosessualità dalla lista delle
malattie.
Mentre gran parte dei partiti nazionalisti è
contro la manifestazione e contro il movimento gay in generale, il
partito
Naša stranka, del premio Oscar Danis Tanović, la pensa
diversamente ed è contrario a tutte le dichiarazione
discriminatorie pronunciate dai rappresentanti religiosi e dai
politici. Il rappresentante della comunità ebraica di Sarajevo
Boris Kozenskjin ribadisce che è giunta l’ora che in Bosnia
Erzegovina si approvi una legge contro tutte le discriminazioni,
legge che finalmente porterebbe il rispetto verso tutte le minoranze,
siano esse religiose o sessuali.
Svetlana Djurković,
dell’organizzazione
Q, dichiara che il Festival ha l’intento di
presentare le tendenze storiche e contemporanee di ciò che
riguarda la cultura di gay, lesbiche e transessuali. Per quanto
riguarda la coincidenza col Ramadan, la Djurković dice che il
festival è stato programmato un anno fa, e aggiunge: ''Anche
tra di noi ci sono dei credenti''. Tutto quanto sta accadendo
attorno a questo festival, può far capire quanto la società
bosniaco-erzegovese sia chiusa rispetto al tema dell’omosessualità.
Ma per avere un quadro più completo vale la pena ricordare
alcuni fatti.
Nell’ex Jugoslavia l’omosessualità
era un reato, e solo dopo la guerra arrivano le nuove leggi. Dal 1996
in Federazione BH e dal 1998 in Republika Srpska (le due entità
che compongono la Bosnia Erzegovina) essere gay non e più
reato. Tuttavia il solo il cambiamento della legge non è
sufficiente. Secondo la tradizione, l’homo balcanicus deve essere
sempre un vero uomo, un macho, mai un 'frocio'. E' una vergogna
per tutti, soprattutto per la famiglia, avere un omosessuale in casa.
L’omosessualità continua ad essere considerata alla stregua
di una malattia.
Per chi durante la guerra è andato via
dalla Bosnia è stato più facile guardarsi allo specchio
e fare i conti con la propria sessualità. Soprattutto per chi
adesso vive in Scandinava. I giornali bosniaci riportano la notizia
che nel 2004 il “Mister gay” della Norvegia era Nedim
Hasanbegović, un ragazzo bosniaco. Nel frattempo arrivano anche
altre storie di ragazzi bosniaci che all’estero non hanno nessun
problema ad “essere se stessi”, ad essere gay. Ma in Bosnia
Erzegovina è tutta un’altra cosa. Solo nel 2002 nascono le
prime iniziative, come “Bosnia 14 settembre” composta da solo due
persone, e poi l’Associazione
Q. Ufficialmente l’associazione
Q è
stata registrata nel 2004. Era il primo passo, ma si trattava pur
sempre di “quattro gatti”. Tre o quattro donne che ogni tanto
venivano invitate a parlare di tematiche gay sui media bosniaci più
aperti. Ci sono stati alcuni matrimoni gay, ma non ufficiali: due
ragazze portoghesi che organizzano un finto matrimonio omosessuale
per gli amici e cose del genere. Ma per il pubblico bosniaco tutto
questo non è che pura curiosità, semplice costume. E
nessuno ci bada più di tanto.
Passano gli anni e nella
regione (Croazia e Serbia) ci sono alcuni tentativi di Gay pride. I
protagonisti, quasi sempre finiscono attaccati, picchiati, feriti.
Quest’anno a Zagabria tra i 300 manifestanti c’erano anche una
ventina di bosniaci, ma il primo Gay pride della Bosnia Erzegovina è
ancora molto lontano.
Oggi, settembre 2008, davanti a noi c’è
il primo Queer festival della BiH. Svetlana Djurković
dell’Associazione Q annuncia che saranno presentati diversi
programmi culturali: uno a Mostar con le 20 persone della Bosnia che
si sono dichiarate come lesbiche, gay o queer. Una mostra di
fotografie firmate dal fotografo Irfan Redžović. E tante altre
iniziative. Ma solo una decina giorni fa, mentre era in corso il Film
Festival di Sarajevo, un ragazzo di nome Mirza Beširović dopo
essersi scambiato un bacio col suo fidanzato, è stato
aggredito e picchiato da un gruppo di “macho” bosniaci. Questa
aggressione e il fatto che sia accaduta proprio pochi giorni prima
del Queer festival spingono Mirza a fare il primo vero
coming out
della Bosnia Erzegovina. E lo fa in un’intervista per il
settimanale
Dani. Mirza studia inglese, è vissuto in
Inghilterra e poi è tornato a vivere a Sarajevo. Mirza l’ha
fatto. Ma molti non lo faranno mai. Una nostra fonte di Mostar (che
ha preferito rimanere anonima) ci racconta le sue esperienze, ci
racconta di centinaia di ragazzi e uomini che spesso frequentano
segretissimi gay party, dove vengono prevalentemente gli uomini
sposati. In BiH sono sempre in aumento i siti con contatti per
incontri occasionali tra uomini. Ma l’ipocrisia è fortissima
da queste parti. Accade tutto sotto la superficie, a galla deve
essere tutto bello e pulito. Si continua a vivere in un paese dove
essere un ladro, un assassino o un corrotto non è una grande
vergogna. Lo è invece essere gay. A tutti va bene parlare dei
diritti della persona ma questi diritti rimangono solo sulla carta.
Dario Terzic