scritto per noi da
Matteo Fagotto
L'uscita di scena di Thabo Mbeki, l'ormai ex-presidente sudafricano costretto
alle dimissioni dal suo partito, avrà conseguenze sul processo di pace in Zimbabwe?
Ad Harare negli ultimi giorni stanno sudando freddo per sapere se la mediazione
di Mbeki sarà comunque mantenuta dalla Southern African Development Community (Sadc). In un'intervista al quotidiano governativo Herald, il presidente Robert Mugabe ha definito le dimissioni di Mbeki "devastanti".
Il rischio che il fragile processo di pace in Zimbabwe collassi alle prime difficoltà
è reale.

Anche se non si è ancora ufficialmente pronunciata sulla questione, sembra che
la
Sadc sia intenzionata a mantenere Mbeki al suo posto. Dopotutto, già in passato ex-presidenti
come Nelson Mandela o Joaquim Chissano furono scelti come mediatori per le crisi
africane. Il punto è capire se un Mbeki senza più poltrona avrà la stessa autorità
di prima nel trattare con le parti. L'Unione Africana ha tentato di sminuire il
problema, assicurando che la mediazione continuerà con o senza Mbeki. E lo stesso
Mugabe ha reso noto ieri in un'intervista all'
Associated Press di non vedere grossi ostacoli al proseguimento delle trattative con il
Movement for Democratic Change, il partito di opposizione. Ma è chiaro a tutti che un cambio di mediatore ad
uno stadio così avanzato delle trattative rischierebbe di mandare tutto all'aria.
"La partenza di Mbeki sarebbe più problematica per Mugabe che per il Mdc, visto che il presidente sudafricano ha sempre avuto un ottimo rapporto con
Mugabe", spiega a PeaceReporter l'analista Takura Zhangazha, direttore del Media Institute of Southern Africa in Zimbabwe. A conferma di ciò, negli ultimi giorni alcuni esponenti del Mdc avrebbero ammesso che la partenza di Mbeki non sarebbe per loro una così brutta
notizia. Il partito di Morgan Tsvangirai, che in passato aveva criticato la mediazione
perché giudicata non imparziale, potrebbe così tentare di strappare condizioni
più favorevoli per sé.

Ma la parzialità di Mbeki è solo uno dei fattori da tenere in considerazione.
Con tutte le sue pecche, l'ex-presidente sudafricano è stato l'unico in grado
di trovare un accordo tra i contendenti, che ora rischia di rimanere lettera morta
senza il suo paziente lavoro di tessitura. L'accordo di pace, siglato a metà settembre,
è al momento in stallo viste le divergenze tra il
Mdc e lo
Zanu-Pf, il partito di Mugabe, sulla spartizione dei ministeri nel governo di unità
nazionale. I colloqui dovrebbero riprendere agli inizi di ottobre, segno che la
crisi si protrarrà come minimo per qualche settimana. Tutto tempo sprecato per
un Paese in preda a una crisi economica senza precedenti, con un'inflazione ufficiale
all'11.000.000 percento e una disoccupazione all'80 percento. "Le dimissioni di
Mbeki potrebbero anche bloccare il pacchetto di aiuti all'agricoltura promesso
dal Sudafrica", fa sapere ancora Zhangazha. Un'altra pessima notizia visto che
l'Unione Europea e gli Usa hanno reso noto che non toglieranno le sanzioni e non
sbloccheranno gli aiuti finché il nuovo governo non sarà operante.