25/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le dimissioni del mediatore sudafricano mettono in crisi il processo di pace
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
 
L'uscita di scena di Thabo Mbeki, l'ormai ex-presidente sudafricano costretto alle dimissioni dal suo partito, avrà conseguenze sul processo di pace in Zimbabwe? Ad Harare negli ultimi giorni stanno sudando freddo per sapere se la mediazione di Mbeki sarà comunque mantenuta dalla Southern African Development Community (Sadc). In un'intervista al quotidiano governativo Herald, il presidente Robert Mugabe ha definito le dimissioni di Mbeki "devastanti". Il rischio che il fragile processo di pace in Zimbabwe collassi alle prime difficoltà è reale.
 
Thabo Mbeki annuncia il raggiungimento dell'accordo di pace in ZimbabweAnche se non si è ancora ufficialmente pronunciata sulla questione, sembra che la Sadc sia intenzionata a mantenere Mbeki al suo posto. Dopotutto, già in passato ex-presidenti come Nelson Mandela o Joaquim Chissano furono scelti come mediatori per le crisi africane. Il punto è capire se un Mbeki senza più poltrona avrà la stessa autorità di prima nel trattare con le parti. L'Unione Africana ha tentato di sminuire il problema, assicurando che la mediazione continuerà con o senza Mbeki. E lo stesso Mugabe ha reso noto ieri in un'intervista all'Associated Press di non vedere grossi ostacoli al proseguimento delle trattative con il Movement for Democratic Change, il partito di opposizione. Ma è chiaro a tutti che un cambio di mediatore ad uno stadio così avanzato delle trattative rischierebbe di mandare tutto all'aria.
 
"La partenza di Mbeki sarebbe più problematica per Mugabe che per il Mdc, visto che il presidente sudafricano ha sempre avuto un ottimo rapporto con Mugabe", spiega a PeaceReporter l'analista Takura Zhangazha, direttore del Media Institute of Southern Africa in Zimbabwe. A conferma di ciò, negli ultimi giorni alcuni esponenti del Mdc avrebbero ammesso che la partenza di Mbeki non sarebbe per loro una così brutta notizia. Il partito di Morgan Tsvangirai, che in passato aveva criticato la mediazione perché giudicata non imparziale, potrebbe così tentare di strappare condizioni più favorevoli per sé.
 
Thabo Mbeki con Robert MugabeMa la parzialità di Mbeki è solo uno dei fattori da tenere in considerazione. Con tutte le sue pecche, l'ex-presidente sudafricano è stato l'unico in grado di trovare un accordo tra i contendenti, che ora rischia di rimanere lettera morta senza il suo paziente lavoro di tessitura. L'accordo di pace, siglato a metà settembre, è al momento in stallo viste le divergenze tra il Mdc e lo Zanu-Pf, il partito di Mugabe, sulla spartizione dei ministeri nel governo di unità nazionale. I colloqui dovrebbero riprendere agli inizi di ottobre, segno che la crisi si protrarrà come minimo per qualche settimana. Tutto tempo sprecato per un Paese in preda a una crisi economica senza precedenti, con un'inflazione ufficiale all'11.000.000 percento e una disoccupazione all'80 percento. "Le dimissioni di Mbeki potrebbero anche bloccare il pacchetto di aiuti all'agricoltura promesso dal Sudafrica", fa sapere ancora Zhangazha. Un'altra pessima notizia visto che l'Unione Europea e gli Usa hanno reso noto che non toglieranno le sanzioni e non sbloccheranno gli aiuti finché il nuovo governo non sarà operante.
Parole chiave: zimbabwe, mbeki, mugabe, tsvangirai, mdc, zanu-pf
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Zimbabwe
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