24/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Manuali per le scuole reinterpretano in una luce positiva passato e presente
Scritto per noi da
Chiara Pracchi
 
Nel momento in cui la Russia mostra i suoi muscoli all'Occidente e l'ex presidente Putin aumenta il suo consenso all'interno del Paese, il Cremlino decide di riscrivere la storia.

Il CremlinoLa genesi. A dire il vero la decisione risale a più di quattro anni fa, quando il testo di Nikita Zagladin, “Storia della Russia e del mondo nel Ventesimo Secolo”, ha sostituito quello di Igor Dolutsky come riferimento base per gli insegnanti di storia: se il manuale di Dolutsky è il risultato degli anni della Perestrojka, con una visione molto critica del presente e dell'attuale leadership politica, quello di Zagladin costituisce la perfetta espressione del piano di rinascita imperialistica. Rispondendo all'invito dello stesso presidente Putin, che aveva chiesto agli storici di "coltivare nei giovani un sentimento di orgoglio per ... il proprio Paese”, Zagladin ha creato una narrativa nazionale con la quale informare (nel senso proprio di dare forma) ed appassionare i nuovi cittadini.
Per ottenere questo però, è stato accusato di aver tralasciato tutti gli episodi drammatici della storia russa, dall’assedio di Leningrado fino alla guerra contro i separatisti ceceni, passando ovviamente per l'interpretazione dell'epoca e della figura di Stalin.

Vladimiri PutinLa nuova interpretazione. Da allora nuovi testi si sono succeduti. In particolare, quest’anno sono usciti un paio di volumi ad uso degli insegnanti: “Storia della Russia moderna:1945-2006” e “Storia della Russia. 1945-2007”, che seguono molto da vicino le teorie del Cremlino. Stalin, considerato ancora il padre della patria, è l'uomo forte che riesce a traghettare il Paese fuori dall'isolamento feudale in cui versava. Come Bismark riuscì ad unificare la Germania “con il ferro e con il fuoco”, così lui dovette ricorrere alla concentrazione del potere e alla repressione per industrializzare il paese. In questo senso le purghe e i gulag non sarebbero state altro che un mezzo per selezionare una classe dirigente capace e fedele, in grado di portare a termine il compito. Allo stesso modo, le deportazioni in massa e la collettivizzazione delle terre sarebbero state tutte fasi necessarie  alla modernizzazione dell’economia.  
Secondo questa interpretazione, furono le contingenze a creare il restringimento delle libertà, così come è avvenuto negli Stati Uniti dopo l’attentato dell’11 settembre. Ma la Grande Carestia del 1932-33, in Ucraina,  non è citata, così come la distruzione dei kulaki. Una visione dei fatti assolutamente in linea con quella dell'ex presidente Putin, che ha definito le purghe staliniane un’episodio “terribile”, ma non tanto quanto i misfatti commessi dai nazisti. “Noi non abbiamo altre pagine nere come il nazismo”, ha dichiarato.

Bombardieri strategici russiLa democrazia sovrana. L’ultimo capitolo dei manuali tratta gli avvenimenti più recenti, dalla caduta dell’Unione Sovietica, “la più grande sciagura geopolita dell’ultimo secolo”, al nuovo corso politico. Significativamente si intitola “La democrazia sovrana”, un’espressione coniata da Vladislav Surkov, l'ideologo della ripresa dell’autoritarismo. La figura dell’ex presidente viene innalzata a livello di eroe salvifico: così è stato nella vicenda Yukos, dove l’incarceramento di Mikhail Khodorkovsky viene presentata come un modo per tenere a bada il potere degli oligarchi, sottometterli alla legge e costringerli a pagare le tasse. “Alla fine abbandonarono le speranze di prendere il controllo sullo stato russo”, scrive Pavel Danilin, autore del capitolo, che precisa che, nel 2004, dopo il caso della Yukos le tasse federali aumentarono del 133,8 per cento rispetto all’anno precedente”. Quello che l’autore omette di dire è che sotto il regime di Putin non solo è aumentato il numero dei nuovi miliardari, ma è aumentata spropositatamente anche la loro ricchezza (seppur a discapito del loro peso politico).
Un altro caso, tragico, di omissione dei fatti è quello della strage di Beslan, dove l’interventismo del presidente è salutato come risolutorio nella gestione della crisi e reso necessario dalla mancanza di ordine e di potere nelle province. Non si fa mai accenno al fatto però che la maggior parte delle vittime di quella strage fu uccisa dalle forze speciali russe (così come era accaduto a Mosca, al teatro Dubrovka).
Gli anni ’90 sono stati per i russi gli anni dell’umiliazione e della sconfitta, quando era il Fondo Monetario Internazionale a dettare la politica economica del paese; gli anni in cui le liberalizzazioni selvagge di Elstin erodevano agli occhi dei russi il concetto stesso di democrazia. O come dice Leonid Polyakov, editore di uno dei due manuali, sono stati gli anni del “disarmo ideologico” quando la Russia lasciava alle altre nazioni decidere cosa fosse o non fosse democratico. “Ora stiamo sviluppando una ideologia nazionale che rappresenta la visione di noi stessi come nazione, come russi; una visione della nostra identità”. Nel momento in cui la Russia, tornata potenza di primo piano, saldamente inserita nelle relazioni economiche internazionali, si trova a dover affrontare l’espansione della Nato nei paesi ex sovietici, ha bisogno di armarsi anche di una rilettura del proprio passato. E forse non è un caso che sulla Georgia Danilin scriva: “Dopo la cacciata di Shevardnadze nel tardo 2003 e la vittoria di Saakashvili nelle lezioni presidenziali del 2004, la Georgia è diventata un Paese totalmente dipendente dagli Stati Uniti”.
Categoria: Diritti, Storia
Luogo: Russia
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