24/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Finita la guerra tra Mbeki e Zuma, il Paese si interroga sul suo futuro
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
 
Si è conclusa martedì, con le dimissioni in massa dal governo di tredici tra ministri e viceministri, la lotta per il potere tra Thabo Mbeki e Jacob Zuma. Il presidente sudafricano, costretto lo scorso sabato a dimettersi sotto le pressioni dell'esecutivo dell'African National Congress, abbandona la partita dopo nove anni di dominio della scena politica. L'aver sottostimato le minacce provenienti dall'ala sinistra del partito e il non aver rispettato le regole da lui stesso imposte gli sono stati fatali.
 
 
Thabo MbekiIn realtà, la condanna a morte sulla carriera politica di Mbeki era stata già emessa lo scorso dicembre, al congresso dell'Anc di Polokwane, dove l'allora presidente aveva dovuto cedere la guida del partito proprio all'arcirivale Zuma. Fino al 2005 braccio destro di Mbeki, quello stesso giorno di dicembre Zuma coronava il suo sogno di tornare
al potere, dopo i processi per violenza sessuale e corruzione (entrambi terminati senza esito) che ne avevano minato la carriera politica. Ironia della sorte, Mbeki è stato costretto a dimettersi proprio per presunte interferenze sull'operato della giustizia per favorire una condanna di Zuma. Ma è lecito far dimettere un capo di stato per dei sospetti non suffragati da prove? "E' la stessa cosa che Mbeki fece quando, nel 2005, cacciò Zuma dalla vicepresidenza dell'Anc e del Paese per le sue vicende legali", rende noto a PeaceReporter Pamela Masiko-Kambala, ricercatrice politica presso l'Institute for Democracy in South Africa.
 
La caduta di Mbeki è un evento epocale per la giovane democrazia sudafricana: l'ex-braccio destro di Nelson Mandela, l'artefice del miracolo economico del Paese lascia un Sudafrica più ricco, ma anche molto più disequilibrato socialmente rispetto a dieci anni fa. Se la prosperosa classe media nera deve le sue fortune a Mbeki, non così la pensa la maggioranza della popolazione che ancora vive in condizioni di povertà, e che ha visto in Zuma il suo eroe. "L'aver sottostimato l'ostilità dell'ala sinistra del Parlamento, in particolare dei sindacati e del partito comunista alleati dell'Anc, è stato fatale per Mbeki", spiega a PeaceReporter Ebrahim Fakir, vicedirettore del Centre for Policy Studies. I meriti di Mbeki vanno oltre il campo economico. Il presidente ha dotato il Sudafrica di un sistema di leggi funzionante e di una struttura istituzionale che prima il Paese non aveva. Ma si è progressivamente alienato dalla popolazione, arrivando a non rispettare le stesse regole da lui imposte. "Ha mantenuto al potere un capo di polizia coinvolto in vicende giudiziarie, ha costretto alle dimissioni un procuratore generale, il cui potere è indipendente da quello politico", prosegue Fakir. "Tutti errori che l'opinione pubblica non gli ha perdonato".
 
Jacob ZumaZuma saprà fare di meglio? Il prossimo leader sudafricano è visto come un animale politico, un populista che ha fatto carriera sfruttando le debolezze di Mbeki, ma che dovrà ora reggere alla prova dei fatti. La mancanza di un programma politico che vada oltre le generiche promesse ai poveri fa temere che Zuma non abbia un chiaro disegno per guidare il Sudafrica lungo uno dei momenti cruciali della sua storia. Tra due anni ci saranno i Mondiali di calcio, un'occasione irripetibile per mostrare al mondo la faccia del nuovo Sudafrica, come avvenuto per le Olimpiadi di Pechino della scorsa estate. Un appuntamento che la nazione arcobaleno non può permettersi di mancare.
Parole chiave: sudafrica, mbeki, zuma, anc, polokwane, dimissioni, governo
Categoria: Politica, Economia
Luogo: Sudafrica