23/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, contadini filo governativi armati fino ai denti accerchiano la città di Santa Cruz in attesa della firma dell'accordo presentato da Morales
Dialogo, dialogo e ancora dialogo. Sembra questo il nodo cruciale che potrebbe portare a una definitiva soluzione della crisi boliviana. Da un alto il governo di Evo Morales, che per voce del vicepresidente Garcia Linera, ha messo sul tavolo delle trattative una proposta nuova che potrebbe chiudere la partita della tensione sociale e riportare il Paese in una situazione di calma sociale.

Dall'altra i prefetti ribelli della Mezzaluna orientale rifiutano categoricamente la proposta del governo e per risposta buttano sul tavolo un loro piano. Andando avanti di questo passo sarà molto difficile giungere a una soluzione veloce della crisi che sta interessando il Paese.
Sembra essere svanita nel nulla la speranza di Morales di giungere entro la fine di settembre a una soluzione che permetta di avviare le pratiche per la convocazione del referendum popolare, che dovrebbe ratificare il testo della nuova costituzione approvata nel dicembre 2007. Anche perché il preaccordo firmato giovedì scorso dalle parti prevedeva un blocco di trenta giorni per l'avvio delle procedure. “Se i prefetti fimano quello che gli abbiamo proposto - ha fatto sapere Morales - la pace e la tranquillità torneranno sovrane a Santa Cruz”.
 
Insomma, un tira e molla che non può essere che deleterio per la Bolivia.
Nel frattempo poco fuori Santa Cruz, centro nevralgico delle proteste e città simbolo dell'autonomia anti Morales, centinaia di fedelissimi del governo si sono radunati stringendo la città in una sorta di assedio civile in attesa della firma dell'accordo proposto del presidente all'opposizione.
Fra loro molta rabbia e apprensione per le sorti del Paese.

Domani, mercoledì 24 settembre, a Santa Cruz è festa. Ma non ci saranno sfilate e nessun altro tipo di intrattenimento per la popolazione: i militanti filo presidenziali, infatti, attendono appena fuori dalla città armati fino ai denti. Pistole, fucili, candelotti di dinamite e machete fanno bella mostra fra cartelli e striscioni pro Morales.
“Queste manifestazioni fanno parte della volontà della maggioranza della popolazione che dimostra così di volere l'unità della Bolivia e la democrazia” ha aggiunto il vicepresidente Garcia Linera.
Dionisio Cabrera, dirigente del Mas (Movimento al Socialismo) è stato molto più esplicito delle autorità istituzionali. “Fino a questo momento ci sono circa 20mila persone che si sono mobilizzate e che stanno attuando blocchi stradali. In poco tempo se ce ne sarà la necessità potremmo arrivare a 50mila”. E la situazione sembra simile anche a Cochabamba e Oruru.

I rappresentanti della Fiscalia che si erano recati nella zona dei manifestanti per controllare la situazione sono stati attaccati con una fitta sassaiola e costretti a fare marcia indietro: i contadini non vogliono sentire ragioni e non hanno nessuna intenzione di consegnare le armi. “Non voglio in nessun modo che qualche civile possa perdere la vita negli scontri” ha detto Jaime Soliz responsabile della Fiscalia della zona. Ma a poco sono servite gli inviti alla calma: l'autista di Soliz non è riuscito a mettersi al riparo e durante i tafferugli ha rischiato di perdere un occhio per le botte subite.
L'obiettivo di Solis è quello di riuscire a parlere con i manifestanti e convincerli a abbandonare le armi (considerando che è impossibile proibire loro di marciare verso Santa Cruz), che potrebbero fomentare un conflitto interino inutile e pericoloso in questo momento. Dello stesso avviso il comandante della polizia del dipartimento, Franz Lea Plaza che ha già assicurato che i suoi uomini “impediranno l'ingresso in città ai gruppi contadini armati” e ha invitato le autorità a consultarlo prima di raggiungere i gruppi di manifestanti che potrebbero rivelarsi molto pericolosi, così come ha chiesto ai militanti dell'opposizione di non cadere nelle provocazioni degli aderenti al Mas.
Intanto le strade intorno a Santa Cruz restano semi paralizzate. Il dialogo fra le parti un giorno sembra essere agevole e il giorno dopo viene bloccato. Quanto si dovrà attendere per giungere in via definitiva alla pace sociale?

Alessandro Grandi

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