Bolivia, contadini filo governativi armati fino ai denti accerchiano la città di Santa Cruz in attesa della firma dell'accordo presentato da Morales
Dialogo, dialogo e ancora dialogo. Sembra questo il nodo cruciale che potrebbe
portare a una definitiva soluzione della crisi boliviana. Da un alto il governo
di Evo Morales, che per voce del vicepresidente Garcia Linera, ha messo sul tavolo
delle trattative una proposta nuova che potrebbe chiudere la partita della tensione
sociale e riportare il Paese in una situazione di calma sociale.

Dall'altra i prefetti ribelli della Mezzaluna orientale rifiutano categoricamente
la proposta del governo e per risposta buttano sul tavolo un loro piano. Andando
avanti di questo passo sarà molto difficile giungere a una soluzione veloce della
crisi che sta interessando il Paese.
Sembra essere svanita
nel nulla la speranza di Morales di giungere entro la fine di settembre a una
soluzione
che permetta di avviare le pratiche per la convocazione del referendum popolare,
che dovrebbe ratificare il testo della nuova costituzione approvata nel
dicembre 2007. Anche perché il preaccordo firmato giovedì scorso dalle parti prevedeva
un blocco di trenta giorni per l'avvio delle procedure. “Se i prefetti fimano
quello che gli abbiamo proposto - ha fatto sapere Morales - la pace e la tranquillità
torneranno sovrane a Santa Cruz”.

Insomma, un tira e molla che non può essere che deleterio per la Bolivia.
Nel frattempo poco fuori Santa Cruz, centro nevralgico delle proteste e città
simbolo dell'autonomia anti Morales, centinaia di fedelissimi del governo si sono
radunati stringendo la città in una sorta di assedio civile in attesa della firma
dell'accordo proposto del presidente all'opposizione.
Fra loro molta rabbia e apprensione per le sorti del Paese.

Domani, mercoledì 24 settembre, a Santa Cruz è festa. Ma non ci saranno sfilate
e nessun altro tipo di intrattenimento per la popolazione: i militanti filo presidenziali,
infatti, attendono appena fuori dalla città armati fino ai denti. Pistole, fucili,
candelotti di dinamite e machete fanno bella mostra fra cartelli e striscioni
pro Morales.
“Queste manifestazioni fanno parte della volontà della maggioranza della popolazione
che dimostra così di volere l'unità della Bolivia e la democrazia” ha aggiunto
il vicepresidente Garcia Linera.
Dionisio Cabrera, dirigente del Mas (Movimento al Socialismo) è stato molto più
esplicito delle autorità istituzionali. “Fino a questo momento ci sono circa 20mila
persone che si sono mobilizzate e che stanno attuando blocchi stradali. In poco
tempo se ce ne sarà la necessità potremmo arrivare a 50mila”. E la situazione
sembra simile anche a Cochabamba e Oruru.

I rappresentanti della
Fiscalia che si erano recati nella zona dei manifestanti per controllare la situazione
sono stati attaccati con una fitta sassaiola e costretti a fare marcia indietro:
i contadini non vogliono sentire ragioni e non hanno nessuna intenzione di consegnare
le armi. “Non voglio in nessun modo che qualche civile possa perdere la vita negli
scontri” ha detto Jaime Soliz responsabile della
Fiscalia della zona. Ma a poco sono servite gli inviti alla calma: l'autista di Soliz
non è riuscito a mettersi al riparo e durante i tafferugli ha rischiato di perdere
un occhio per le botte subite.
L'obiettivo di Solis è quello di riuscire a parlere con i manifestanti e convincerli
a abbandonare le armi (considerando che è impossibile proibire loro di marciare
verso Santa Cruz), che potrebbero fomentare un conflitto interino inutile e pericoloso
in questo momento. Dello stesso avviso il comandante della polizia del dipartimento,
Franz Lea Plaza che ha già assicurato che i suoi uomini “impediranno l'ingresso
in città ai gruppi contadini armati” e ha invitato le autorità a consultarlo prima
di raggiungere i gruppi di manifestanti che potrebbero rivelarsi molto pericolosi,
così come ha chiesto ai militanti dell'opposizione di non cadere nelle provocazioni
degli aderenti al Mas.
Intanto le strade intorno a Santa Cruz restano semi paralizzate. Il dialogo fra
le parti un giorno sembra essere agevole e il giorno dopo viene bloccato. Quanto
si dovrà attendere per giungere in via definitiva alla pace sociale?