22/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, Marco Diodato, neonazista italiano, potrebbe essere uno dei responsabili della strage di contadini dell'11 settembre scorso
La crisi boliviana assume contorni internazionali. Sembra infatti che dietro gli attacchi conto i contadini della regione di Pando, dove l'11 settembre furono massacrati quindici indios che si stavano recando a una manifestazione pro Morales, ci possa essere un cittadino di origini italiane: il neofascista Marino Diodato.

Diodato, il neonazista italianoI fatti. Un curriculum criminale lungo e dove non manca nulla quello di Diodato, esponente neofascista dell'Italia anni Settanta. Prima al soldo del dittatore Franco in Spagna e poi di Pinochet in Cile. E ancora filo importante nelle maglie della dittatura boliviana del generale Banzer che divenne anche suo parente. Il tutto condito dal sospetto che qualche lavoretto in Sudamerica possa essere stato pagato dalla Cia. Poi nel corso del tempo Diodato fu baciato dalla fortuna e dal successo imprenditoriale e poco dopo anche da un'inchiesta giudiziaria che fra varie peripezie lo fece condannare a dieci anni di carcere. Carcere da cui riuscì a fuggire in maniera rocambolesca. Da quel giorno, era il 2004, di Diodato si sono perse le tracce. La caparbietà e la professionalità di un giornalista d'assalto, Michel Irusta, però, hanno riportato agli onori delle cronache il nome del neofasciata italiano.

Secondo il reporter. Secondo il reporter, infatti, sarebbe stato proprio Diodato uno dei capi degli squadroni della morte che hanno compiuto la strage nella provincia di Pando. C'è dell'altro. Il prefetto Leonel Fernandez, sarebbe da tempo legato all'associazione criminale di Diodato (oltre che socio dello stesso in affari poco legali). Anche un altro giornalista, Wilson Garcia Merida, sostiene che Diodato sia stato ultimamente nelle regioni della mezzaluna (come vengono chiamate le province ribelli) per organizzare squadre di paramilitari al soldo dei potenti e pronte a tutto.
E sarebbe proprio questa la chiave. Secondo i due giornalisti, infatti, all'interno dell'associazione criminosa ci sarebbe anche Ruben Costas, prefetto di Santa Cruz e molti esponenti dei comitati civici della regione.

Le novità. Ad ogni modo su questa vicenda dai contorni oscuri se ne occuperà la magistratura boliviana. Intanto il Paese sta attraversando una crisi senza precedenti. Dopo un primo segnale di apertura al dialogo fra le parti, infatti, ieri (domenica) sera sembra essersi arenata la trattativa fra governo e prefetti ribelli. Oggi Morales parlerà a New York alla sede delle Nazioni Unite e sperava di arrivarci con un accordo già firmato. Così non è stato: ci vorranno almeno altri venti giorni affinchè si possa arrivare a un accordo. Accordo che per forza di cose dovrà arrivare in tempi brevi per fare in modo che si eviti di arrivare nuovamente allo scontro fisico fra le parti, ai morti, alla divisione del Paese.

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità