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Convitati di pietra. Dei cinque ospiti 'internazionali' invitati a parlare, solo Mario Borghezio,
europarlamentare della Lega Nord, ha potuto prestare la sua voce alle ragioni
della protesta, ovvero la difesa dei valori cristiani, eretti a barriera contro
la pericolosa islamizzazione dell'Europa. Gli altri, parlamentari di estrema destra
(Le Pen del Front National, Heinz-Christian Strache dell'Fpo austriaco e Filip
Dewinter del belga Flaams Belang) sono rimasti chi a casa, chi bloccato all'aeroporto
di Bonn assieme a qualche centinaio di militanti. La polizia di Colonia ha - tutt'altro
che tempestivamente - deciso di impedire loro l'ingresso in città in seguito alle
veementi proteste dei 50 mila antifascisti che hanno manifestato al grido di ‘Nazi
Raus’ (via i fascisti) sin dal venerdì sera, invadendo le strade del centro e
bloccando gli ingressi alla Heumarkt Platz per tutta la giornata di sabato.
Atto primo. La grande adunata fascista prende spunto da un’iniziativa della lista civica
Pro-Koeln (per Colonia), in origine formatasi come risposta di un gruppo di cittadini
conservatori alla costruzione di una moschea nel quartiere di Ehrenfeld. I minareti
di quella che sarà la più grande moschea tedesca avrebbero, a loro detta, ‘oscurato
le guglie della cattedrale gotica, simbolo della città e della cristianità’. Pro-Koeln
(che vanta due rappresenanti nel consiglio municipale) è succesivamente diventata
veicolo del populismo di nuova matrice nel Land del Nord Reno-Westfalia, specie
in seguito alle catastrofiche – per la sinistra – elezioni regionali del 2005,
che hanno consegnato la regione alla Cdu (cristiano-democratici) dopo trentanove
anni di governo socialista (Spd). Da Pro-Koeln, da sempre guardata con sospetto
dai servizi segreti tedeschi per le sue tendenze xenofobe e neo-naziste, è germinato
dal nulla un nuovo partito, ProNRW (Per il Nord Reno-Westfalia), i cui leader,
Markus Beisicht e Manfred Rouhs, ambiscono alle elezioni del Bundestag nel 2010.
Atto secondo. Il prologo degli eventi di sabato, quando avrebbero dovuto tenersi in contemporanea
sia la manifestazione delle destre a Heumarkt Platz, sia quella delle sinistre
e dei sindacati nell’attigua Roncalli Platz, si verifica venerdì mattina. L’attesa
conferenza stampa di presentazione del raduno, inizialmente prevista nella circoscrizione
di Nippes, viene spostata in extremis dagli organizzatori, costretti, dopo le
contestazioni di un bellicoso gruppo di antifascisti, a tenerla su un battello
in mezzo al Reno di fronte ai microfoni di due o tre giornalisti. Gli unici che,
scampati alla sassaiola dei manifestanti, erano riusciti a imbarcarsi in fretta
e furia sulla ‘Moby Dick’ (questo il nome del battello) insieme ai rappresentanti
di Pro-Koeln.
Atto terzo. Ma il reale sentore di ciò che avrebbe potuto verificarsi l’indomani è stato
il raduno degli antifascisti di venerdì 19. Una enorme macchia nera composta da
migliaia di individui incappucciati, con occhiali da sole e bavaglio per rendersi
irriconoscibili, è partita dalla cattedrale alle nove di sera, sfilando compatta
e minacciosa per le strade cittadine. E’ in questa occasione che si sono verificati
i primi incidenti. Alcune camionette della polizia hanno subìto il tiro di bombe
di vernice, fumogeni rossi sono stati lanciati contro le vetrine dei negozi e
alcuni militanti hanno subito il fermo degli agenti. E’ stata probabilmente questa
l’avvisaglia che ha indotto il commissariato centrale di Colonia a riconsiderare
il via libera concesso, in ossequio alla piena libertà di manifestazione, a Pro-Koeln
e ai suoi simpatizzanti. Ne erano attesi circa un migliaio. Ne sono arrivati in
Germania la metà, senza però poter raggiungere la città di Colonia, che nel frattempo
si era popolata di decine di migliaia di manifestanti di sinistra, determinati,
in forma più o meno pacifica, a non consentire lo svolgersi dell’adunata degli
anti-islamici.
Atto quarto. Pro-Koeln ha dovuto spostare di un’ora, alle 12 di sabato 20, il proprio comizio
a Heumarkt Platz, nell’attesa degli attivisti e degli europarlamentari di destra.
Che non sarebbero mai arrivati. Alle 11 si è tenuta invece una imponente manifestazione,
pacifica, colorata e rumorosa, organizzata dai sindacati e dalle sinistre. In
decine di migliaia hanno detto no al razzismo, no all’intolleranza religiosa.
Intanto, alla Heumarkt Platz, circondata da centinaia di poliziotti e da uno sbarramento
esterno di manifestanti, che hanno impedito anche con la forza di recarsi ‘ad
ascoltare i fascisti’, quelli di Pro-Koeln si preparavano all’intervento dell’unica
star europea intervenuta a suffragio delle loro argomentazioni: Mario Borghezio.
Il soldato cristiano. Lo abbiamo contattato prima del suo – parziale – intervento sul palco. Onorevole,
gli abbiamo provocatoriamente chiesto, simpatizza con i naziskin? “Non simpatizzo
con nessuno – ha risposto a PeaceReporter –, il soldato Borghezio ha sempre detto
che chiunque si schieri contro l’islamizzazione e la minaccia delle nostre radici
cristiane è benvenuto. Ovviamente i naziskin vanno messi da parte, ma le teste
matte esistono ovunque. In questo momento, come ci ha insegnato Oriana Fallaci,
dobbiamo allargare il fronte di pochi coraggiosi che si sottraggono al tabù della
critica dura e chiara all’islamismo radicale. E’ un totalitarismo pericoloso per
il nostro futuro e per la nostra libertà che bisogna combattere subito. Io ritengo
di essere un soldato politico anche al servizio di questa causa. Ho giurato a
me stesso di continuare a mantere l’impegno a cui ci ha chiamato la Fallaci. Su
questa strada, ogni compagno è una benedizione di Dio. Ma non c’è nessuna convergenza
con forme di neonazismo”. Eppure, onorevole, nel movimento Pro-Koeln non si fa
mistero della contiguità con quelle forme di estremismo di destra nostalgiche
di un totalitarismo vero, non di quello che lei chiama totalitarismo islamico.
“Anche in Italia c’è un partito di governo che ha avuto radici totalitarie, ma
oggi è su posizioni democratiche. Penso che la maggioranza del Pro-Koeln sia su
posizioni assolutamente democratiche. Non a caso vi ha aderito il gruppo di italiani
che sta a Colonia e che sostiene al Partito delle Libertà. Sono loro che mi hanno
incoraggiato a venire. Ho avuto da loro ottime informazioni su Pro-Koeln”.
Finale a sorpresa. L'onorevole Borghezio non avrà tempo di esporre il suo intervento, preparato
a penna su alcuni fogli, da cui fa capolino, in stampatello, l’espressione ‘reductio
ad Hitlerum’, che si usa per dequalificare un personaggio politico paragonandolo
a un personaggio deprecabile. Una risposta a chi lo accusa di razzismo? Forse, ma
non è dato saperlo. La polizia blocca l’intervento di Borghezio poco dopo l’inizio.
La manifestazione viene annullata per ‘problemi di sicurezza’. La folla preme
dalle vie di accesso alla piazza. Sdegnato, il parlamentare della Lega si allontana
urlando: ‘Europa cristiana, mai musulmana’. Ma le sue invettive si perdono tra le
voci di migliaia di persone che, fuori dalla piazza, rumoreggiano, intonando all’unisono
il motto: ‘Na-zi Raus, Na-zi Raus’.Luca Galassi