Dopo 51 anni, potrebbe presto cadere il sistema di governo espressione della maggioranza Malay
Una struttura di governo che rischia di cadere dopo 51 anni, un leader dell'opposizione
inseguito da accuse di sodomia ma sempre più popolare, un partito al potere che
sente la pressione e cerca di difendersi con un evidente giro di vite contro i
dissidenti, tensioni in aumento nei rapporti tra le diverse comunità. La placida
Malaysia, per decenni un esempio di stabilità nel turbolento sud-est asiatico,
da alcuni mesi a questa parte non è più la stessa. Come una pentola a pressione
tenuta chiusa per troppo tempo, ora sembra sul punto di esplodere.

Cinque giorni dopo l'arresto dell'autore di un popolare blog,
Malaysia Today, mercoledì sera la polizia ha sbattuto dietro le sbarre Syed Azidi Syed Aziz,
un secondo blogger molto critico con il governo di Abdullah Badawi: la sua “colpa”
è quella di aver invitato i suoi lettori ad appendere la bandiera nazionale all'ingiù,
in protesta contro l'attuale situazione politica. Un atto “maligno”, secondo il
premier. Gli arresti sono possibili grazie alla “Legge contro la sedizione”, che
consente la detenzione senza processo. Ma per quanto i gruppi per i diritti umani
calcolino in 64 il numero di persone in carcere in base a questa legge anti-terrorismo,
l'impennata nella repressione del dissenso è chiara a tutti. Anche perché la settimana
scorsa, insieme al primo blogger, sono stati arrestati anche un'esponente dell'opposizione
(per essersi opposta al volume troppo alto degli altoparlanti di una moschea)
e un giornalista della comunità cinese, poi rilasciato.
Nel frattempo, il leader dell'opposizione Anwar Ibrahim sembra sul punto di sferrare
l'attacco decisivo al governo di Abdullah. Aveva annunciato di voler portare dalla
sua parte almeno 30 deputati del Fronte Nazionale, al governo da quando la Malaysia
è indipendente. La coalizione di tre partiti all'opposizione dispone al momento
di 82 seggi su 222: se Anwar riuscisse nell'intento, farebbe finire l'attuale
governo in minoranza al Parlamento. Ora il sempre più popolare leader sostiene
di aver raggiunto l'obiettivo, avendo strappato a più di 31 deputati della maggioranza
la promessa di voler passare all'altra sponda; e pur non rivelando i nomi – per
proteggerli da ritorsioni, a suo dire – ha chiesto che venga convocata una sessione
d'emergenza del Parlamento, in vacanza fino a metà ottobre, in modo da votare
una mozione di sfiducia al governo. Se il premier Abdullah si rifiuterà di farlo,
ha detto Anwar, allora i leader della sua “Alleanza del popolo” si consulteranno
per decidere il da farsi.

In sostanza, Anwar continua a far pressione sul governo, senza però scoprire
le sue carte. Dovesse davvero cadere l'esecutivo, per la Malaysia non sarebbe
un semplice avvicendamento: la “Organizzazione nazionale dei malesi uniti” (Umno),
che rappresenta l'etnia Malay e domina nella coalizione “Fronte nazionale”, ha
sempre governato in un sistema che riserva alla comunità dominante diversi privilegi.
Ma oltre cinquant'anni di governo dello stesso partito, oltre ad aver esasperato
le minoranze indiane e cinesi, hanno generato malcontento anche tra molti Malay:
la cattiva congiuntura economica e l'impennata dell'inflazione stanno facendo
il resto. Anwar guida proprio una coalizione che rappresenta le minoranze e i
Malay delusi dalla corruzione dell'attuale sistema. E dalle elezioni dello scorso
marzo, quando per la prima volta il “Fronte nazionale” è sceso sotto i due terzi
dei seggi in Parlamento, Anwar – protagonista di una resurrezione politica – ha
sentito che era il momento di attaccare.
Il leader dell'opposizione sembra avere tutta l'inerzia, ma su di lui incombono
nuove accuse di sodomia, un reato in Malaysia. Già alla fine degli anni Novanta
Anwar, allora vice del premier Mahathir bin Mohamad, venne incarcerato per lo
stesso motivo. Si è sempre difeso sostenendo che le accuse erano fabbricate ad
arte per motivi politici, ma ciò non gli ha impedito di finire in carcere per
cinque anni. Dopo aver lasciato l'Umno, ora gli si è messo contro per cercare
di spodestarlo. Ma a inizio anno, dopo la denuncia di un collaboratore, è stato
accusato per la seconda volta di sodomia. Il governo intanto vacilla e cerca di
dare un'immagine di rinnovamento: nei giorni scorsi il premier ha lasciato il
ministero dell'economia, tradizionalmente nelle mani del primo ministro, al suo
vice Najib Razak, in quello che è stato interpretato come un graduale passaggio
di consegne alla guida dell'Umno. Se non basterà a riprendere il controllo sui
parlamentari pronti a cambiare sponda, la tentazione di respingere l'attacco di
Anwar per via giudiziaria potrebbe diventare irresistibile.