19/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 51 anni, potrebbe presto cadere il sistema di governo espressione della maggioranza Malay
Una struttura di governo che rischia di cadere dopo 51 anni, un leader dell'opposizione inseguito da accuse di sodomia ma sempre più popolare, un partito al potere che sente la pressione e cerca di difendersi con un evidente giro di vite contro i dissidenti, tensioni in aumento nei rapporti tra le diverse comunità. La placida Malaysia, per decenni un esempio di stabilità nel turbolento sud-est asiatico, da alcuni mesi a questa parte non è più la stessa. Come una pentola a pressione tenuta chiusa per troppo tempo, ora sembra sul punto di esplodere.

Anwar IbrahimCinque giorni dopo l'arresto dell'autore di un popolare blog, Malaysia Today, mercoledì sera la polizia ha sbattuto dietro le sbarre Syed Azidi Syed Aziz, un secondo blogger molto critico con il governo di Abdullah Badawi: la sua “colpa” è quella di aver invitato i suoi lettori ad appendere la bandiera nazionale all'ingiù, in protesta contro l'attuale situazione politica. Un atto “maligno”, secondo il premier. Gli arresti sono possibili grazie alla “Legge contro la sedizione”, che consente la detenzione senza processo. Ma per quanto i gruppi per i diritti umani calcolino in 64 il numero di persone in carcere in base a questa legge anti-terrorismo, l'impennata nella repressione del dissenso è chiara a tutti. Anche perché la settimana scorsa, insieme al primo blogger, sono stati arrestati anche un'esponente dell'opposizione (per essersi opposta al volume troppo alto degli altoparlanti di una moschea) e un giornalista della comunità cinese, poi rilasciato.

Nel frattempo, il leader dell'opposizione Anwar Ibrahim sembra sul punto di sferrare l'attacco decisivo al governo di Abdullah. Aveva annunciato di voler portare dalla sua parte almeno 30 deputati del Fronte Nazionale, al governo da quando la Malaysia è indipendente. La coalizione di tre partiti all'opposizione dispone al momento di 82 seggi su 222: se Anwar riuscisse nell'intento, farebbe finire l'attuale governo in minoranza al Parlamento. Ora il sempre più popolare leader sostiene di aver raggiunto l'obiettivo, avendo strappato a più di 31 deputati della maggioranza la promessa di voler passare all'altra sponda; e pur non rivelando i nomi – per proteggerli da ritorsioni, a suo dire – ha chiesto che venga convocata una sessione d'emergenza del Parlamento, in vacanza fino a metà ottobre, in modo da votare una mozione di sfiducia al governo. Se il premier Abdullah si rifiuterà di farlo, ha detto Anwar, allora i leader della sua “Alleanza del popolo” si consulteranno per decidere il da farsi.

Abdullah Badawi e il suo vice, Najib RazakIn sostanza, Anwar continua a far pressione sul governo, senza però scoprire le sue carte. Dovesse davvero cadere l'esecutivo, per la Malaysia non sarebbe un semplice avvicendamento: la “Organizzazione nazionale dei malesi uniti” (Umno), che rappresenta l'etnia Malay e domina nella coalizione “Fronte nazionale”, ha sempre governato in un sistema che riserva alla comunità dominante diversi privilegi. Ma oltre cinquant'anni di governo dello stesso partito, oltre ad aver esasperato le minoranze indiane e cinesi, hanno generato malcontento anche tra molti Malay: la cattiva congiuntura economica e l'impennata dell'inflazione stanno facendo il resto. Anwar guida proprio una coalizione che rappresenta le minoranze e i Malay delusi dalla corruzione dell'attuale sistema. E dalle elezioni dello scorso marzo, quando per la prima volta il “Fronte nazionale” è sceso sotto i due terzi dei seggi in Parlamento, Anwar – protagonista di una resurrezione politica – ha sentito che era il momento di attaccare.

Il leader dell'opposizione sembra avere tutta l'inerzia, ma su di lui incombono nuove accuse di sodomia, un reato in Malaysia. Già alla fine degli anni Novanta Anwar, allora vice del premier Mahathir bin Mohamad, venne incarcerato per lo stesso motivo. Si è sempre difeso sostenendo che le accuse erano fabbricate ad arte per motivi politici, ma ciò non gli ha impedito di finire in carcere per cinque anni. Dopo aver lasciato l'Umno, ora gli si è messo contro per cercare di spodestarlo. Ma a inizio anno, dopo la denuncia di un collaboratore, è stato accusato per la seconda volta di sodomia. Il governo intanto vacilla e cerca di dare un'immagine di rinnovamento: nei giorni scorsi il premier ha lasciato il ministero dell'economia, tradizionalmente nelle mani del primo ministro, al suo vice Najib Razak, in quello che è stato interpretato come un graduale passaggio di consegne alla guida dell'Umno. Se non basterà a riprendere il controllo sui parlamentari pronti a cambiare sponda, la tentazione di respingere l'attacco di Anwar per via giudiziaria potrebbe diventare irresistibile.
 

Alessandro Ursic

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