scritto per noi
da Fabio Radivo
Come risposta alle critiche dell'opposizione, che accusa il partito di essere
semplicemente una copertura per gli interessi dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra,
il “Partito del potere del popolo” (Ppp) thailandese ha messo oggi alla guida
del paese il cognato dell'ex premier e magnate dei media, rifugiatosi in autoesilio
in Gran Bretagna per scappare alle accuse di corruzione in patria. Somchai Wongswat,
marito della sorella minore di Thaksin, è stato eletto primo ministro della Thailandia.
Ma la sua nomina, da parte del Parlamento, difficilmente farà scendere la tensione
che da quasi un mese regna nel paese del sud-est asiatico.

Somchai ha ricevuto l'appoggio di 268 deputati, contro i 163 voti del leader
dell'opposizione Abhisit Vejjajiva. La sua nomina giunge a soli cinque giorni
di distanza dalla clamorosa “pugnalata alle spalle” che il Ppp ha riservato a
Samak Sundaravej, che ha dovuto lasciare la guida del governo la settimana scorsa
ma che venerdì 12 settembre si era ricandidato a premier, trovandosi però di fronte
a un Parlamento in cui mancava il numero legale per l'elezione. Decisione interna
del partito, che evidentemente giudicava ormai impresentabile il 73enne Samak,
un “falco” di destra che negli anni Settanta incitò l'esercito a reprimere nel
sangue una protesta studentesca. Di fronte alla persistenza degli attivisti dell'opposizione,
che dal 26 agosto occupano fisicamente la residenza del primo ministro, il Ppp
ha preferito consegnare il timone al più diplomatico Somchai.
Ma il nuovo 61enne premier, benché conosciuto per i suoi modi conciliatori e
per la sua capacità di cercare sostegno trasversale nei palazzi della politica,
dei vertici militari e della casa reale, rimane pur sempre il cognato del “Berlusconi
thailandese”, come è stato soprannominato Thaksin. E la moglie, Yaowapa Wongsawasdi,
è una ex esponente di spicco dell'ex partito del fratello, il Thai Rak Thai, nonché
una dei 111 parlamentari esclusi dalla politica per cinque anni, in seguito al
colpo di stato del settembre 2006 che fece cadere il governo Thaksin. Somchai
entrerà in carica appena la sua nomina verrà sottoscritta dal re; ha già detto
di volersi impegnare per far arrivare il suo governo alla scadenza del mandato,
nel 2012. Ma la maggioranza degli osservatori dà al suo esecutivo non più di qualche
mese di vita, dato che il Ppp – accusato di aver rubato voti nelle elezioni del
dicembre 2007 – potrebbe essere sciolto dalla magistratura già entro fine anno.

La scelta del Ppp, almeno inizialmente, non fa comunque sperare in un rapido
ritorno alla normalità. “Thaksin ha bisogno di qualcuno che può controllare”,
ha detto Somsak Kosaisuk, leader dei dimostranti ancora accampati nella Government
House di Bangkok. Somchai “può essere un gentiluomo, avere uno stile pacato ed
essere migliore di qualunque altro nel Ppp, ma il sangue non è acqua”. Da parte
sua la magistratura, che la settimana scorsa ha costretto Samak a lasciare l'incarico
accusandolo di aver percepito compensi per alcune sue apparizioni in un programma
gastronomico in tv, ha rinviato oggi il giudizio in un processo per corruzione
contro Thaksin e la moglie. I giudici hanno però emesso un terzo mandato di arresto
per l'ex premier e la consorte, affermando che la coppia deve essere presente
in aula alla lettura della sentenza, che potrebbe condannarli a dieci anni di
reclusione.
La Thailandia si trova in uno stallo dal quale non si vedono vie d'uscita. Se
si andasse di nuovo al voto, probabilmente vincerebbe ancora il Ppp o qualsiasi
partito vicino a Thaksin, data la popolarità dell'ex premier nella classe medio-povera
e nelle zone rurali. L'opposizione, forte in particolare nella capitale Bangkok,
è una precaria unione di democratici, monarchici e aperti fautori di un ennesimo
colpo di stato militare, uniti solo dall'ostilità verso Thaksin. Le forze armate
e il re, secondo molti osservatori, propendono al momento per l'opposizione (il
capo di stato maggiore si è rifiutato di reprimere le ultime proteste durante
lo stato di emergenza dichiarato da Samak), ma è evidente che i vertici militari
vogliono capire da che parte tira il vento, prima di schierarsi. Nel frattempo
il turismo, uno dei settori trainanti dell'economia, sta già accusando un brusco
calo, perché l'incertezza sull'imminente futuro preoccupa i visitatori stranieri.