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Stando alle testimonianze raccolte dalle agenzie Afp, Al Arabiya e Al Jazeera,
l'attacco sarebbe iniziato con un'auto giunta nei pressi dell'ingresso della rappresentanza
Usa, dalla quale sono scesi uomini armati che hanno iniziato a sparare colpi di
kalashnikov e alcuni razzi contro l'edificio, ingaggiando una sparatoria con le
guardie all'esterno. Poco dopo è comparsa un'altra auto, imbottita di esplosivo,
che è risucita a raggiungere l'ingresso ed è esplosa, provocando un incendio nella
parte esterna del compound. A quel punto un altro assalitore munito di cintura
esplosiva ha raggiunto l'ingresso dell'ambasciata e si è fatto esplodere, uccidendo
almeno sei agenti della sicurezza e uccidendo quattro persone tra i
civili che passavano di lì, tra cui anche donne e bambini. Non risulta che tra
il personale Usa ci sia stato alcun ferito. Secondo alcuni testimoni, inoltre,
gli assalitori indossavano divise della polizia locale. Fonti statunitensi a Dubai
hanno rifiutato di commentare l'accaduto, ammettendo solo che c'è stata una falla
nella sicurezza. Al Jazeera riferisce di un intenso viavai di ambulanze nella
zona e che la polizia ha transennato tutta l'area, impedendo a chiunque di avvicinarsi.
L'ambasciata statunitense in Yemen era già stata attaccata lo scorso 18 marzo,
quando miliziani di Al Qaeda spararono alcuni colpi di mortaio verso l'edificio,
mancandolo, e colpendo invece una scuola femminile dove persero la vita una bambina
e un agente di guardia. In precedenza, nel 2006, un miliziano isolato aveva aperto
il fuoco contro l'edificio ed era stato subito arrestato dalla polizia. L'ambasciata
Usa rischiò ancora di essere assediata nel 2003, quando una grande folla che protestava
contro l'invasione dell'Iraq tentò di raggiungere il compound, prima di essere
fermata dalla polizia che uccise due dei manifestanti. Esperti di sicurezza ritengono
che la rete Al Qaeda sia attiva in Yemen dal 2000 con l'attacco alla portaerei
Uss Cole ormeggiata nel porto di Aden, in cui morirono 17 marinai Usa. Quell'attacco
segnò anche l'inzio dell'alleanza tra Washington e il presidente Saleh, che da
allora è stato accanto agli Usa nella loro lotta al terrorismo, dando la caccia
nel suo territorio sia alle milizie wahabite di Al Qaeda che a quelle zaide di
Al Houti. Stando alla rivendicazione, l'attentato di oggi sarebbe stato opera
di un gruppo finora sconosciuto, dal cui nome si potrebbero dedurre legami con
l'Iran. Gli autori del comunicato minacciano nuove azioni contro altre istituzioni
straniere nello Yemen, in particolare legate all'Arabia Saudita e agli Emirati
Arabi Uniti e Gran Bretagna, "se i nostri fratelli non saranno liberati dalle
prigioni dello Yemen".
Naoki Tomasini