17/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Attacco suicida contro l'ambasciata Usa, molte vittime tra le guardie e feriti, illeso il personale statunitense
Razzi, spari, un'autobomba e un kamikaze hanno colpito questa mattina l'ambasciata Usa a Sanaa, capitale dello Yemen. L'attacco, che è stato rivendicato da un gruppo che si definisce Jihad islamica nello Yemen, ha provocato almeno sei morti tra gli agenti di guardia, quattro tra i civili e sei tra gli attentatori suicidi. Prima dell'arrivo della rivendicazione, i maggiori media regionali sostenevano si trattasse quasi certamente di un'azione compiuta dalla rete di Al Qaeda, che già in passato aveva colpito obiettivi statunitensi nel Paese.

Stando alle testimonianze raccolte dalle agenzie Afp, Al Arabiya e Al Jazeera, l'attacco sarebbe iniziato con un'auto giunta nei pressi dell'ingresso della rappresentanza Usa, dalla quale sono scesi uomini armati che hanno iniziato a sparare colpi di kalashnikov e alcuni razzi contro l'edificio, ingaggiando una sparatoria con le guardie all'esterno. Poco dopo è comparsa un'altra auto, imbottita di esplosivo, che è risucita a raggiungere l'ingresso ed è esplosa, provocando un incendio nella parte esterna del compound. A quel punto un altro assalitore munito di cintura esplosiva ha raggiunto l'ingresso dell'ambasciata e si è fatto esplodere, uccidendo almeno sei agenti della sicurezza e uccidendo quattro persone tra i civili che passavano di lì, tra cui anche donne e bambini. Non risulta che tra il personale Usa ci sia stato alcun ferito. Secondo alcuni testimoni, inoltre, gli assalitori indossavano divise della polizia locale. Fonti statunitensi a Dubai hanno rifiutato di commentare l'accaduto, ammettendo solo che c'è stata una falla nella sicurezza. Al Jazeera riferisce di un intenso viavai di ambulanze nella zona e che la polizia ha transennato tutta l'area, impedendo a chiunque di avvicinarsi.

L'ambasciata statunitense in Yemen era già stata attaccata lo scorso 18 marzo, quando miliziani di Al Qaeda spararono alcuni colpi di mortaio verso l'edificio, mancandolo, e colpendo invece una scuola femminile dove persero la vita una bambina e un agente di guardia. In precedenza, nel 2006, un miliziano isolato aveva aperto il fuoco contro l'edificio ed era stato subito arrestato dalla polizia. L'ambasciata Usa rischiò ancora di essere assediata nel 2003, quando una grande folla che protestava contro l'invasione dell'Iraq tentò di raggiungere il compound, prima di essere fermata dalla polizia che uccise due dei manifestanti. Esperti di sicurezza ritengono che la rete Al Qaeda sia attiva in Yemen dal 2000 con l'attacco alla portaerei Uss Cole ormeggiata nel porto di Aden, in cui morirono 17 marinai Usa. Quell'attacco segnò anche l'inzio dell'alleanza tra Washington e il presidente Saleh, che da allora è stato accanto agli Usa nella loro lotta al terrorismo, dando la caccia nel suo territorio sia alle milizie wahabite di Al Qaeda che a quelle zaide di Al Houti. Stando alla rivendicazione, l'attentato di oggi sarebbe stato opera di un gruppo finora sconosciuto, dal cui nome si potrebbero dedurre legami con l'Iran. Gli autori del comunicato minacciano nuove azioni contro altre istituzioni straniere nello Yemen, in particolare legate all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti e Gran Bretagna, "se i nostri fratelli non saranno liberati dalle prigioni dello Yemen".

Naoki Tomasini

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