Desmond Tutu, inquirente per le Nazioni Unite, accusa Israele di aver commesso un crimine di guerra
Biet Hanoun, Striscia di Gaza. Novembre 2006. Diciotto persone, tutte della stessa
famiglia, quella degli Athamna, vengono uccise dall'esercito israeliano durante
un'incursione. Potrebbero delinearsi le condizioni perché sia un crimine di guerra.
Il j'accuse dell'arcivescovo. Queste sono le conclusioni, presentate due giorni fa al Consiglio per i Diritti
Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, della commissione d'inchiesta presieduta
dall'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace del 1984.
Il massacro della famiglia Athamna, per gli inquirenti dell'Onu, è dovuto a ''uno
sproporzionato uso della forza, in sprezzo della vita dei civili palestinesi,
da parte dei militari d'Israele''.
La commissione ha potuto svolgere la sua inchiesta solo molto tempo dopo i fatti,
in quanto l'arcivescovo Tutu e il suo staff hanno atteso diciotto mesi per ottenere
il visto d'ingresso che le autorità israeliane gli negavano. Solo a maggio scorso
è stato possibile per gli investigatori dell'Onu recarsi a Beit Hanoun e raccogliere
le testimonianze. Tutu e gli altri funzionari vennero lasciati passare dal confine
egiziano della Striscia e, per tre giorni, visitarono la casa della famiglia
Athamna, intervistarono i vicini e tutti coloro che hanno assistito all'attacco.
Subito dopo la commissione voleva recarsi in Israele, per raccogliere la versione
dei vertici militari, ma non gli venne concesso. Resta la versione dei fatti fornita
all'epoca, secondo cui i colpi che hanno distrutto la casa della famiglia Athamna
sono stati ''sparati per sbaglio, a causa di un errore del sistema di lancio di
una batteria''. Nessuna inchiesta interna, né civile né militare, ha mai avuto
luogo in Israele. Il rapporto presentato ai 47 membri del Consiglio lo specifica,
denunciando la scarsa collaborazione delle autorità di Tel Aviv e chiarendo, nel
giudizio della commissione d'inchiesta, che ''il lancio di razzi dalla Striscia
di Gaza verso i civili israeliani, per quanto deprecabile, non giustifica una
reazione di tale violenza''.
Crimine o errore? Secondo gli inquirenti guidati dall'arcivescovo sudafricano, però, pur ammettendo
l'errore di mira, l'artiglieria israeliana sparava in una zona ad alta densità
di popolazione civile e questo contrasta con tutte le convenzioni internazionali
in merito al diritto umanitario in zona di guerra.
La commissione, nelle sue conclusioni, ha chiesto che vengano risarcite le vittime
e che i superstiti vengano sostenuti con terapie psicologiche a spese del governo
israeliano, al quale viene anche chiesto di costruire un memoriale in onore della
famiglia Athamna. I membri sopravvissuti della famiglia, per ora, hanno ricevuto
solo una sovvenzione dall'Autorità Nazionale palestinese di 50 dollari per ogni
vittima.
Non si è fatta attendere la risposta del governo di Tel Aviv. Aharon Leshno-Yaar,
ambasciatore israeliano presso il Consiglio, ha dichiarato che il rapporto è ''l'ennesimo
prodotto deplorevole del Consiglio per i Diritti Umani, come deplorevole è stata
la nomina stessa della commissione d'inchiesta. Si è trattato di un incidente
e questo rapporto è una legittimazione implicita di Hamas, che non aiuta i palestinesi
e gli israeliani nel loro cammino sulla via della pace''.
Magari il rapporto non aiuterà a raggiungere la pace, così come non basterebbe
la condanna d'Israele per questo episodio a fare giustizia delle migliaia di vittime
civili del conflitto, ma potrebbe almeno dare giustizia alla famiglia Athamna.