02/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Da anni Teresa Saglio offre ai più sfortunati la possibilità di studiare
scritto per noi da
Manuela Straneo*
 
Quindici anni fa, il futuro di Robert si annunciava tutt’altro che roseo. Figlio di una ragazza madre, era rimasto orfano a poco più di tre anni. Lui e la sorella maggiore erano stati accolti in casa della nonna, che però, tra figli e nipoti, faceva fatica a star dietro a tutti. Dopo un anno e una brutta infezione intestinale, le sue condizioni erano deteriorate al punto da richiedere il ricovero per malnutrizione nell’ospedale di Tosamaganga, poco lontano dal suo villaggio, nel sud ovest della Tanzania. A quattro anni raggiungeva appena i sette chili. Tornato a casa, non aveva prospettive di andare a scuola: i pochi soldi guadagnati vendendo parte del raccolto bastavano solo per le rette dei due figli più grandi. Con la morte della nonna, qualche anno dopo, il suo destino sembrava segnato.


Meno di un terzo a scuola. Non è una storia eccezionale. In Tanzania un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Si stima che tre bambini su dieci non riescano a frequentare la scuola elementare, anche se i costi non sono alti. Negli ultimi anni il governo, nel tentativo di migliorare l’accesso alla scuola, ha eliminato le rette. Alle famiglie resta una spesa minima, circa dieci euro l’anno, cui riescono a far fronte finché un imprevisto (una malattia, la morte di un familiare) non obbliga a usare i soldi per necessità più urgenti. Per le secondarie, o i corsi professionali, i costi non raggiungono i 100 euro l’anno, un investimento che però molti non si possono permettere: meno del 10 per cento dei ragazzi le frequenta.

Teresa Saglio L’infermiera italiana. L'eccezionale è che Robert ora è meccanico. Dopo il ricovero a Tosamaganga, ha ricevuto aiuto da un’infermiera italiana che lavorava lì, Teresa Saglio. Ha completato la scuola primaria e seguito un corso professionale, trovando poi lavoro in un’officina. “Per ora guadagna poco” racconta Teresa ridendo “ma lavora e ha potuto costruirsi la casa”. Segno di benessere in un villaggio dove la maggior parte della gente vive in capanne di mattoni e fango. Teresa è una donnina minuta e schiva di 78 anni. “Non parliamo di me” chiede “meglio raccontare dei ragazzi”. Originaria della val d’Ossola, nel dopoguerra ha lavorato come operaia, finché non è stata licenziata nel 1964 per aver scioperato, e poi come infermiera generica. Negli anni ‘70 è partita volontaria in progetti di cooperazione, prima in Uganda e in Kenya e dal 1978 in Tanzania, rientrando in Italia solo qualche anno per conseguire i diplomi di infermiera e caposala. Dal 1982 è a Tosamaganga, dove si e’ sempre occupata di bambini malnutriti in ospedale. Da dieci anni si occupa ufficialmente solo del centro di formazione, dove i volontari vengono a studiare lo swahili. Ma l’attività a cui tiene di più è l’assistenza a chi non ha i mezzi per andare a scuola.

Un sacco per ciascuno. Nei mesi che precedono l’inizio dell’anno scolastico a gennaio, la si incontra al lavoro nel cortile del centro di formazione a Tosamaganga, alle prese con rotoli di tela scura. A chi le chiede cosa sta facendo, risponde: “Taglio le divise per i ragazzi che devono andare a scuola”. Prepara poi un sacco per ciascuno, con tutto l’occorrente: oltre alle divise, i quaderni, le penne, un po’ di sapone. Qualcosa in più per le secondarie. “Sono poche cose, ma per qualche famiglia, o per chi famiglia non ha, anche queste piccole spese diventano un ostacolo insormontabile”. Più i soldi delle rette, dove occorrono. Racconta: “Quest’anno i ragazzi sono più di 300, da 18 villaggi della parrocchia dell’ospedale. Un’altra trentina andranno alle superiori”. Tutto riportato su un registro, scritto con calligrafia minuta. “Altrimenti non riesco a ricordarmi tutto”. In pratica è un fondo di solidarietà per i più deboli. “Le segnalazioni vengono dai capivillaggio, dagli insegnanti, dal parroco. Si tratta di orfani, bambini di famiglie disastrate, o semplicemente troppo povere per poter mandare i figli a scuola”. Qualche richiesta di aiuto arriva direttamente a Mama Teresa, come la chiamano qui. “L’aiuto viene dato a tutti, se ci sono soldi. Poi qualcuno va bene, come Robert; altri invece lasciano la scuola o vengono bocciati”. Da dove vengono i soldi, Teresa? “Ci sono persone che mi aiutano” taglia corto, senza aggiungere di più.
A giugno del 2003, per trent’anni in Africa al servizio dei malati e dei più bisognosi, ha ricevuto dall’ambasciatore italiano in Tanzania l’onorificenza di cavaliere della Repubblica.

 

Categoria: Bambini, Diritti
Luogo: Tanzania