Guerra, economia? Per milioni di americani, i "valori" sono l'unica cosa che conta quando si tratta di scegliere il presidente
C'è una nazione in guerra su due fronti ancora aperti, un'economia allo sfascio
e la sensazione – per quattro americani su cinque, secondo i sondaggi - che il
paese stia andando nella direzione sbagliata. Ma se a novembre McCain batterà
Obama, uno dei motivi della sua vittoria verrà trovato nella svolta a destra del
candidato repubblicano su ben altri temi, “morali” più che su quelli che riguardano
le tasche dei cittadini. E la scelta di Sarah Palin, fondamentale nel ricompattare
il campo della “destra cristiana”, è servita per ricordare alla base conservatrice
una battaglia combattuta da anni e non ancora vinta: quella sull'aborto.

In Italia possiamo avere il Vaticano che ricorda l'immoralità dell'interruzione
di gravidanza, politici che pur di mantenere il sostegno della Chiesa introducono
leggi restrittive sulla fecondazione assistita, Giuliano Ferrare che lancia la
sua provocatoria lista per una moratoria sull'aborto; ma negli Usa milioni di
elettori compiono le loro scelte dividendo il mondo in chi è
pro-life, cioè contrario all'aborto in ogni caso, e chi è
pro-choice, per gli antiabortisti un assassino tout-court. Per i cristiani evangelici che
negli ultimi quindici anni hanno contribuito a spostare a destra l'asse politico
degli Stati Uniti, l'aborto è una pratica barbara che sognano di abolire.
Negli Usa l'aborto è legale dal 1973, quando la sentenza della Corte Suprema
Roe vs Wade dichiarò incostituzionali molte leggi dei singoli stati che proibivano l'interruzione
di gravidanza. Alla donna incinta veniva così conferito il diritto di abortire
“fino al momento in cui il feto diventa 'in grado di sopravvivere' al di fuori
dell'utero, anche se con aiuto artificiale”. Tradotto in tempo di gestazione,
in sostanza si parla di un periodo compreso tra le 24 e le 28 settimane. Nei 35
anni passati dalla sentenza, diversi stati di orientamento conservatore hanno
introdotto leggi per scoraggiare il ricorso all'aborto. Ma per arrivare a un cambiamento
nella legislazione a livello nazionale, servirebbe un'altra sentenza della Corte
Suprema. Dove, al momento, i nove giudici sono considerati divisi per cinque a
quattro in favore del mantenimento della Roe vs Wade.
Gli schieramenti sulla questione dell'aborto ricalcano quasi fedelmente la divisione
tra i due partiti. Grossomodo, i repubblicani sono pro-life e i democratici pro-choice. Le coppie di candidati presidenziali, McCain-Palin e Obama-Biden, non sono
un'eccezione. Però ci sono diversi modi di prendere posizione e di sfruttare il
tema a proprio favore. Fino a qualche tempo fa, le posizioni anti-abortiste di
McCain erano conosciute ma il senatore dell'Arizona non le cavalcava troppo: anche
per questo la base più conservatrice dei repubblicani, rappresentata appunto da
un elettorato molto religioso, non riusciva ad appassionarsi a lui e si mostrava
demotivata in vista delle elezioni. L'arrivo di Sarah Palin ha cambiato tutto:
la governatrice dell'Alaska, madre di cinque figli tra cui uno nato appena cinque
mesi fa e affetto da sindrome Down, è contro l'aborto sempre e comunque, anche
se la gravidanza è frutto di stupro o incesto. L'unica eccezione che concede è
per i casi in cui la vita della madre è in pericolo.

Sono bastati alcuni comizi della Palin, una evangelica che abilmente ha messo
l'accento su tutte le sue posizioni ultraconservatrici, per scatenare l'entusiasmo
della destra cristiana. Che sull'aborto ha trovato il punto di congiunzione tra
religione e politica, identificando i
pro-choice con i progressisti
liberal così disprezzati da quelli che si ritengono i “veri americani”. Come ha scritto
Thomas Frank, autore del libro “
What's the matter with Kansas?”, quella sentenza del 1973 è il frutto dell'avanzata della scienza e della medicina
a dispetto della religione. “La
Roe vs Wade ha schiacciato unilateralmente il dibattito sull'aborto, che stava appena nascendo,
regolando la questione dall'alto. E ha cementato per sempre lo stereotipo del
pensiero
liberal come dottrina di una minuscola cricca di esperti, un'empia combinazione di dottori,
avvocati e burocrati, che impone le proprie 'riforme' per ordine giudiziario invece
che tramite consenso democratico”. Obama, agli occhi di chi vota con in mente
il problema dell'aborto, non è altro che la prosecuzione di questa tendenza: un
liberal laureato ad Harvard, l'università più prestigiosa del mondo ma anche la più
aborrita dagli ultraconservatori, in quanto macchina che sforna gli esperti di
quella “cricca” tanto odiata. Così, i prezzolati “analisti” di emittenti tv o
radio conservatrici descrivono Obama come un killer di bambini paragonabile al
dottor Mengele. La bionda Ann Coulter, forse la più estrema tra i commentatori
della Fox News, estrapolando dal contesto alcune parole di Obama ha addirittura
sostenuto che il candidato democratico vorrebbe sopprimere bebè appena nati.
Votare per lui, quindi, è andare contro gli insegnamenti di Dio. Spedire alla
Casa Bianca McCain e la religiosissima Palin, che usa platealmente l'handicap
del figlio appena nato portandolo sul palco ogni volta che fa un comizio, è invece
una scelta ispirata dalla Bibbia. Il presidente nomina i giudici della Corte Suprema,
in caso di morte di uno dei componenti. A una Casa Bianca repubblicana, nei prossimi
quattro anni, potrebbe capitare quell'eventualità. E scegliendo un giudice con
solide credenziali conservatrici, quel “cinque a quattro” verrebbe così ribaltato.
Il sogno della destra cristiana non è più tanto proibito.