È una lettera aperta dal carcere di Cordova. Ma,
soprattutto, è stata pubblicata da quotidiano basco Gara,
punto di riferimento per la sinistra indipendentista basca. E per
questo, le parole che si leggono in quella lettera, il dibattito sul
futuro della lotta armata e sul futuro della politica, potrebbero
essere l'inizio di una riflessione pubblica e l'epilogo di un lungo
periodo di discussione interna al movimento di liberazione nazionale
basco.
Carmen Gisasola e Joseba Urrusolo si sono allontanati dal
Collettivo dei prigionieri, che riunisce, nonostante la dispersione,
gli oltre settecento detenuti per causa politica, fra Spagna e
Francia. La dispersione, inventata dai socialisti negli anni 80 e
continuata fino a oggi, ha reso più difficile il lavoro è
politico del gruppo, ma il suo peso politico è, o dovrebbe
essere, importante. Anche perché in un qualsiasi processo di
pace futuribile, il tema dei
presos, dei prigionieri, sarà
sempre e comunque sul tavolo. Lo spessore dello scritto risalta
scorrendo le righe, quando la critica alla lotta armata e i dubbi sul
futuro della politica della sinistra basca vengono espresse in
maniera chiara, senza arzigogoli, in un linguaggio spartano e
diretto.
“Da molto tempo affermiamo che un accordo politico è
importante, e della stessa importanza è il futuro della
sinistra basca” - è scritto nella lettera, che prosegue - “E
siamo convinti che una volta che si arrivi a un accordo politico, non
saranno né il mito dell'organizzazione armata, né il
mondo dei prigionieri politici, che potranno essere motivo di
coesione. Daranno le idee e la forma di agire. E se non avremo
successo in questa operazione, se non riusciremo a funzionare come un
soggetto aperto, partecipativo, riunendo la maggior base sociale di
cui è capace la sinistra basca, allora perderemo il potenziale
umano che è il motore del futuro del nostro popolo”.
La critica più diretta è a Batasuna, il movimento,
più che a Eta. “Non si può pensare – scrivono i due
– che la strategia adeguata sia una virata verso discorsi e
pratiche da gruppettari, o un ritorno a una politica che dinamita
ponti e che cerca il nemico più odioso negli alleati
possibili. In Irlanda il Sinn fein è uscito rafforzato dalla
decisione che prese a suo tempo, mentre l'Ira Verity and Continuity è
quella che è rimasta marginale”. Di qui il richiamo più
forte della lettera che viene dal cercere: “Martin McGuiness lo
diceva in una intervista al quotidiano Berria: 'dicemmo chiaramente
lla nostra gente che non potevamo andare avanti con una stagnate
lotta armata per altri venti anni'. ”
I due prigionieri hanno preso carta e penna, lo ricordano nelle
prime righe della loro missiva, per fare chiarezza su alcune notizie
diramate dall'istituzione penitenziaria, senza possibilità di
verifica, e diffuse con risalto sui media spagnoli: una specie di
raccolta firme molto numerosa fra i prigionieri politici in un
documento critico contro la lotta armata. Una versione che non trova
conferme. Anche se la posizione che viene espressa, e pubblicata,
oggi va in quella direzione. Scegliendo però il destinatario
politico, più che l'organizzazione, rivolgendosi più ai
militanti, che ai vertici del Movimento di liberazione nazionale
basco
Il dibattito è lanciato. Da diversi anni è un tema
di discussione interno, ma il fatto che sia il quotidiano Gara a
pubblicare il testo della lettera potrebbe significare che le
posizioni sono mature, come l'accenno alla frattura dell'Ira è
un suggestivo spunto di riflessione su quello che potrebbe riservare
il futuro.