15/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sì dei Democratici alle trivellazioni petrolifere off-shore
I Democratici abbandonano dopo decenni uno dei loro capisaldi di politica energetica abbracciando il progetto forse più contestato, perlomeno dall'ala più ecologista del partito: le trivellazioni petrolifere off-shore. La decisione di appoggiare il cavallo di battaglia dei repubblicani, ovvero consentire lo sfruttamento dei giacimenti al largo delle coste americane per abbattere parzialmente il prezzo della benzina, proviene, a sorpresa, dalla presidente della Camera, Nancy Pelosi, che ha una storia personale di lotte ambientali risalente agli albori della sua carriera politica. Fino a poche settimane fa, la Pelosi era stata chiara - e intransigente - sulle trivellazioni off-shore: nessun via libera, alla Camera, per nuove esplorazioni costiere.
 
TrivellazioniMoratoria revocata. Ma i repubblicani, sotto la spinta di una lobby fin troppo prodiga di finanziamenti, hanno fatto una campagna continua e pressante sulla materia, rendendo la vita assai difficile per alcuni parlamentari Democratici, specie quelli eletti nelle circoscrizioni in bilico o negli Stati dove la lotta per la rielezione risulta particolarmente dura. Così, il nuovo provvedimento che vedrà l'appoggio democratico e che affronterà questa settimana il voto del Congresso, prevede che gli impianti di trivellazione possano spingersi fino a 50 miglia al largo delle coste degli Stati favorevoli a tale misura, e 100 miglia al largo di qualsiasi tratto costiero dell'intero Paese. Nella corsa alla presidenza, e nelle campagne per il rinnovo del Congresso, il problema energetico è diventato scottante a seguito dell'impennata del prezzo del greggio. Anche se il Tesoro statunitense ha giudicato 'trascurabile' l'impatto sul prezzo del petrolio delle esplorazioni al largo delle coste, due terzi degli americani la considerano una soluzione efficace. Fu lo stesso congresso, nel 1979, e un decreto presidenziale di Bush padre nel 1990, a stabilire una moratoria per timore di danni ambientali. Il divieto è caduto con Bush figlio qualche mese fa. Ed è partita proprio dalla Casa Bianca l'esortazione al Congresso a fare altrettanto. Lo stesso Mccain, fino a qualche anno fa era, contrario. La sua posizione è cambiata, e nella recente campagna elettorale è diventato un punto di forza per lui e per i Repubblicani, e un punto di debolezza per Obama. Da qui, la decisione della Pelosi di riguadagnare il più in fretta possibile il terreno perduto.
 
Una piattaforma petrolifera off-shoreGuadagnare voti. Una decisione presa con 'riluttanza', come hanno dichiarato i parlamentari democratici, ma spinti dalla necessità di non alienarsi una buona parte di potenziali elettori, specie in seno alle fasce più conservatrici del partito. L'aumento del prezzo della benzina e un clima politico sempre più arroventato in vista delle elezioni del 4 novembre, sono i principali fattori che hanno reso impossibile eludere ancora l'argomento. Ma l'apertura alle trivellazioni off-shore non significa il completo abbandono della politica 'ecologista' del partito. Pelosi chiede infatti che il provvedimento sia accompagnato da un pacchetto di proposte che vanno dall'utilizzo di combustibili alternativi per le 'utility companies' (aziende fornitrici di energia e servizi), agli incentivi fiscali per le energie rinnovabili (da ricavare in bilancio cancellando gli aiuti pubblici alle coompagnie petrolifere federali), fino a nuovi programmi per l'utilizzo nelle case e negli uffici di gas naturale al posto del petrolio.
 
Piattaforma petroliferaLo scandalo. Il dibattito sull'energia si è fatto più interessante quando, la scorsa settimana, sono trapelate rivelazioni su uno scandalo che ha coinvolto i dipendenti dell'ufficio del ministero degli Interni preposto alla gestione delle royalties pagate dalle compagnie petrolifere allo Stato. I funzionari pubblici avrebbero ricevuto doni, organizzato feste, intrattenuto relazioni sessuali con rappresentanti o dipendenti dell'industria petrolifera. Prima dell'inchiesta aperta dalla procura generale sul caso, Nancy Pelosi aveva espresso preoccupazioni sui legami 'troppo intimi' del dipartimento con i petrolieri. Alla luce dello scandalo, qualsiasi altra parola che non sia 'intimità' potrebbe risultare del tutto inappropriata.

Luca Galassi

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