stampa
invia
Moratoria revocata. Ma i repubblicani, sotto la spinta di una lobby fin troppo prodiga di finanziamenti,
hanno fatto una campagna continua e pressante sulla materia, rendendo la vita
assai difficile per alcuni parlamentari Democratici, specie quelli eletti nelle
circoscrizioni in bilico o negli Stati dove la lotta per la rielezione risulta
particolarmente dura. Così, il nuovo provvedimento che vedrà l'appoggio democratico
e che affronterà questa settimana il voto del Congresso, prevede che gli impianti
di trivellazione possano spingersi fino a 50 miglia al largo delle coste degli
Stati favorevoli a tale misura, e 100 miglia al largo di qualsiasi tratto costiero
dell'intero Paese. Nella corsa alla presidenza, e nelle campagne per il rinnovo
del Congresso, il problema energetico è diventato scottante a seguito dell'impennata
del prezzo del greggio. Anche se il Tesoro statunitense ha giudicato 'trascurabile'
l'impatto sul prezzo del petrolio delle esplorazioni al largo delle coste, due
terzi degli americani la considerano una soluzione efficace. Fu lo stesso congresso,
nel 1979, e un decreto presidenziale di Bush padre nel 1990, a stabilire una moratoria
per timore di danni ambientali. Il divieto è caduto con Bush figlio qualche mese
fa. Ed è partita proprio dalla Casa Bianca l'esortazione al Congresso a fare altrettanto.
Lo stesso Mccain, fino a qualche anno fa era, contrario. La sua posizione è cambiata,
e nella recente campagna elettorale è diventato un punto di forza per lui e per
i Repubblicani, e un punto di debolezza per Obama. Da qui, la decisione della
Pelosi di riguadagnare il più in fretta possibile il terreno perduto.
Guadagnare voti. Una decisione presa con 'riluttanza', come hanno dichiarato i parlamentari democratici,
ma spinti dalla necessità di non alienarsi una buona parte di potenziali elettori,
specie in seno alle fasce più conservatrici del partito. L'aumento del prezzo
della benzina e un clima politico sempre più arroventato in vista delle elezioni
del 4 novembre, sono i principali fattori che hanno reso impossibile eludere ancora
l'argomento. Ma l'apertura alle trivellazioni off-shore non significa il completo
abbandono della politica 'ecologista' del partito. Pelosi chiede infatti che il
provvedimento sia accompagnato da un pacchetto di proposte che vanno dall'utilizzo
di combustibili alternativi per le 'utility companies' (aziende fornitrici di
energia e servizi), agli incentivi fiscali per le energie rinnovabili (da ricavare
in bilancio cancellando gli aiuti pubblici alle coompagnie petrolifere federali),
fino a nuovi programmi per l'utilizzo nelle case e negli uffici di gas naturale
al posto del petrolio.
Lo scandalo. Il dibattito sull'energia si è fatto più interessante quando, la scorsa settimana,
sono trapelate rivelazioni su uno scandalo che ha coinvolto i dipendenti dell'ufficio
del ministero degli Interni preposto alla gestione delle royalties pagate dalle
compagnie petrolifere allo Stato. I funzionari pubblici avrebbero ricevuto doni,
organizzato feste, intrattenuto relazioni sessuali con rappresentanti o dipendenti
dell'industria petrolifera. Prima dell'inchiesta aperta dalla procura generale
sul caso, Nancy Pelosi aveva espresso preoccupazioni sui legami 'troppo intimi'
del dipartimento con i petrolieri. Alla luce dello scandalo, qualsiasi altra parola
che non sia 'intimità' potrebbe risultare del tutto inappropriata.Luca Galassi
Parole chiave: petrolio, trivellazioni, usa