12/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un fotografo al seguito dei marines scatta foto di un attentato e viene disembedded
Zoriah Miller è un fotografo statunitense che ha documentato conflitti e crisi nelle aree più dolenti del pianeta, in Iraq, in Afghanistan, in Libano, a Gaza, in Pakistan, e poi Thailandia, El Salvador, Honduras ... Luoghi dove fotografare può costare la vita. Zoriah li ha attraversati spesso insieme alle forze armate Usa, embedded si dice. Uno status privilegiato per osservare quel che accade sul campo, ma allo stesso tempo una posizione poco confortevole se si vuole vedere cose scomode per l'esercito cui ci si appoggia, ancora di più se quelle notizie e immagini le si vuole divulgare.

Foto di ZoriahIl 26 giugno Zoriah si trovava in Iraq, a Falluja, est di Baghdad, insieme ai marines che stavano effettuando perquisizioni casa per casa in cerca di miliziani di al Qaeda, quando la radio li avvertì di un attentato evvenuto poco lontano, nel villaggio di Karmah, in cui erano morti tre soldati Usa, oltre a due interpreti e 20 civili iracheni. Giunti sul posto, soldati e fotografo si trovarono davanti una scena atroce per quanto drammaticamente comune: sparsi nel cortile della casa dove erano scoppiate le bombe giacevano corpi senza vita e membra staccate dall'esplosione. Al centro, un anziano giaceva morto su una sedia di plastica, poggiato su un fianco, come se si fosse appisolato per la calura pomeridiana irachena. Tutt'attorno, soldati sconvolti che correvano di qua e di la tra pozze di sangue per recuparare i corpi e infilarli nelle body bags o, quando terminarono i sacchi per i cadaveri, avvolgendoli nelle lenzuola.

Foto di ZoriahZoriah racconta nel suo blog, in cui ha pubblicato le immagini che scattò in quei momenti, che a un certo punto un marine lo avvicinò con l'ordine di rimuoverlo dalla scena dell'esplosione. Fu chiuso in un'auto blindata e non potè prendere altre immagini. Poi lo trasferirono a Baghdad, dove altri militari cercarono di convincerlo a cancellare le immagini e, soprattutto, a non pubblicarle. Lui rifiutò e la sua licenza di seguire le truppe Usa da embedded venne revocata. “Hanno ammesso con loro un fotografo di guerra, ma poi, quando ho scattato una foto di guerra, mi hanno espulso” commenta amaramente il fotografo. “Finchè si fotografano i militari che offrono lecca lecca ai bambini per le strade o mentre forniscono aiuti medici va tutto bene, ma fotografare la vera guerra è inaccettabile”. Il fotografo è convinto di non aver violato le regole di embedment ma, nonostante i vari reclami, il comando dell'esercito Usa non lo riammetterà più assieme alle sue truppe. Gli rimane solo un accdredito per coprire le attività della forza multinazionale, ma con i marines ha chiuso. Ufficialmente la ragione addotta è stata che Zoriah avrebbe pubblicato le immagini prima che sia stato possibile avvisare le famiglie delle vittime, tuttavia, lui sostiene che i decessi siano stati notificati ai familiari il 28 luglio, e che la pubblicazione del suo post risalga al 30.

Foto di ZoriahQuel che è certo è che dal 2003 ad oggi l'amministrazione statunitense ha fatto di tutto per occultare le immagini delle vittime tra i suoi soldati, che oggi sono 4155. Immagini scomode per il Pentagono, così come è scomodo mostrare al mondo che anche nella provincia di Al Anbar, che questo mese è stata trasferita sotto il controllo dell'esercito iracheno, la sicurezza è ancora un traguardo lontano. Qualcuno potrebbe infine pensare che le immagini di un attentato siano troppo crude, qualcuno potrebbe sentirsi “offeso”. In questo caso però, scrive Zoriah nel suo blog, “invece di leggere i dettagli dell'attentato, invece di essere scossi dalle immagini della morte, fate vi prego qualcosa per fermare gli eventi che rendono possibili quelle atrocità”.
 

Naoki Tomasini

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