Nel nord dell'Iraq oltre ai curdi vivono circa trecentomila Assiro-Caldei. Si
tratta di una minoranza cristiana distribuita tra i distretti di Baghdeda, Bartilla,
Karamlesh, Shekhan, Ain Sifne e di Ramadi.
Impedimenti. In tutti questi distretti ci sono stati grossi problemi con le operazioni di
voto: mancavano sia le urne vere e proprie che la cancelleria. Materiali essenziali
che avrebbero dovuto giungere ai seggi da Erbil. Per tutta la giornata di domenica
sono giunte assicurazioni e promesse, ma null’altro. I seggi sono rimasti aperti
da mattina a sera, la gente era pronta a votare, ma è rimasta in attesa delle
urne che non sono mai arrivate.
Le richieste di prolungare l'orario delle votazioni sono rimaste così sospese,
senza risposte, anche dopo le proteste improvvisate in strada dagli elettori delusi.
Un ufficiale del governo ha lamentato la scarsa collaborazione da parte del
governatorato di Mosul, accusando il consiglio cittadino di non avere organizzato
adeguatamente la consultazione nelle province cristiane: invece di coinvolgere
nell’organizzazione personale assiro avrebbero convocato dei musulmani da Karbala
e Baghdad.
Il direttore della televisione satellitare siro-cristiana ha dichiarato di avere
ricevuto un centinaio di denunce da parte di assiri che lamentavano l’assenza
delle urne attorno a Mosul. Anche il reverendo newyorkese Ken Joseph Junior ha
raccontato di avere ricevuto numerose segnalazioni simili e ha chiesto che ai
cristiani di quelle province venisse concesso un giorno di proroga. Il predicatore
si è anche detto preoccupato dell’infiltrazione di Iraniani entrati nel paese
per votare a favore dei partiti sciiti.

Interessi occulti. La responsabilità della sparizione delle urne nel nord dell’Iraq è stata attribuita
al Kurdistan Democratic Party (Kdp) di Masoud Barzani, uno delle due principali partiti curdi, che così facendo avrebbe impedito il
voto a circa centomila assiri nella Piana di Nineveh e nelle principali città
della zona. Oltre alla comunità cristiana, a fare le spese del boicottaggio sono
state tutte le minoranze non curde presenti nel nord, come gli Yezidi, gli Shabak
e i Turcomanni.
Non si tratta però di un fenomeno nuovo; già da mesi si registrano intimidazioni
contro le minoranze del nord: sabotaggi, pestaggi, decapitazioni e minacce culminate
con il rapimento -da parte di ignoti- dell’arcivescovo Basil George Casmussa della
chiesa Siro-Cattolica, due settimane prima delle elezioni, anche se nel suo rapimento
i curdi non c'entrano, ma da l'idea del clima generale. A causa della situazione
di scarsa sicurezza si prevedeva che sarebbero stati pochi gli assiri votanti
a Baghdad e a Mosul, ma il fatto che non abbiano potuto votare nella Piana di
Nineveh, dove si aspettava una partecipazione di massa, minaccia di lasciare
la comunità priva di rappresentanza.
Minoranze contro. La Piana di Nineveh è l’ultima roccaforte della civiltà assira, vi si trovano
rovine di molti villaggi e Nineveh era un tempo capitale del regno. Da parte dei
partiti assiri, come l’Assyrian Democratic Movement (Adm), si puntava a fare della
Piana un’area semi autonoma. L’azione di sabotaggio del Kdp avrà l’effetto di
annullare le pretese assire sulla Piana di Nineveh togliendo loro un ruolo nella
futura Assemblea Nazionale. Alcuni rapporti forniti dalla Assyrian International
News Agency (Aina) che includono anche le altre minoranze nel nord, stimano che
il diritto di voto sarebbe stato negato a circa duecentocinquantamila elettori
non curdi.
L’obiettivo del Kdp pare dunque quello di espandere la propria zona di influenza
per fare risultare il nord come zona curda senza eccezioni. La comunità assira
è stata sempre una delle più attivamente impegnate verso una democrazia secolare
e il pluralismo nella società irachena, ma a causa di anni di persecuzioni oggi
vive in gran parte in esilio.