12/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela, solidarietà alla Bolivia: via l'ambasciatore Usa. Rapporti con Washington sempre più tesi
Guerra fredda o meno, fra Venezuela e Stati Uniti i rapporti non sono mai stati idilliaci.
Polemiche, insulti, ripicche e sberleffi sono all'ordine del giorno, specie se a confrontarsi sono il presidente Hugo Chavez e l'establishment statunitense. Ultimo pomo della discordia l'arrivo a Caracas di due caccia bombardieri dell'aeronautica russa.

La minaccia. “Siamo alleati strategici della Russia” e l'arrivo dei due velivoli TU-160 “è da considerare come un messaggio all'impero. Andate all'inferno yankee di merda”. Non le manda certo a dire Chavez, istrionico presidente venezuelano, che in segno di solidarietà con il presidente boliviano Evo Morales, dopo le vicende interne boliviane, ha anch'egli espulso l'ambasciatore statunitense presente a Caracas e richiamato quello venezuelano da Washington. “Non provate ad attaccarci” ha detto agli Usa il leader bolivariano “altrimenti blocchiamo tutte le esportazioni di petrolio. Bush deve rispettare la sovranità dei popoli latinoamericani. L'ambasciatore statunitense potrà tornare a Caracas quando sarà cambiato il governo americano. Per il momento l'ambasciatore Usa ha 72 ore di tempo per lasciare il paese”.

Ritorno alla guerra fredda? “Non credo che si possa tornare a una situazione come quella della guerra fredda” sostiene Gustavo Arteta, esperto di America Latina dell'Iila (Istituo italo latino americano). “Addirittura sembra che il dipartimento di Stato americano abbia già emesso dichiarazioni per minimizzare l'accaduto e hanno attribuito alla voglia di Morales di radicalizzare il sentimento antiamericano l'espulsione dell'ambasciatore. Insomma, una mossa politica, per provare a risolvere i problemi del Paese. Per quanto riguarda le dichiarazioni del presidente Chavez, invece, credo che alla fine si tratti semplicemente di un bluff. Ha preso le difese della Bolivia come ha fatto con l'Ecuador quando ci fu la crisi con la Colombia per l'uccisione di Raul Reyes. Anche questa è una mossa politica con cui Chavez cerca di tenersi stretti i Paesi dell'area che più o meno seguono la stessa linea politica del leader venezuelano. Non credo proprio che si arriverà a conseguenze più gravi di queste”. Stando alle notizie delle ultime ore, però, le cose potrebbero cambiare. Esiste infatti una dichiarazione di un funzionario statunitense, che vuole restare anonimo secondo cui l'ambasciatore venezuelano a Washington potrebbe essere espulso entro breve tempo.

Scaramucce. “In realtà l'America Latina è divisa praticamente in due. Da una parte Bolivia, Venezuela, Nicaragua, Cuba, Ecuador e talvolta, dipende dalle circostanze, l'Argentina. Dall'altra i Paesi che hanno buoni rapporti con Washington: Panama, Perù, Colombia, Cile, Messico. Ma niente mi fa pensare a una possibile riapertura di una guerra fredda. Chavez vorrebbe essere il leader di questi Paesi che non hanno rapporto con Washington. Insomma una mossa che la sinistra antagonista al potere nei Paesi del Sudamerica ha sempre cercato di fare: usare il sentimento antiamericano, per rafforzare i rapporti diplomatici fra stati amici”, racconta Arteta.

Alessandro Grandi

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